Turchia. Manifestanti sfidano ultimatum di ErdoganTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Turchia. Manifestanti sfidano ultimatum di Erdogan

I manifestanti turchi hanno deciso di sfidare ancora una volta il premier Erdogan dichiarando che le proteste dovranno finire entro 24 ore. Nella notte duri scontri ad Ankara dove la polizia ha utilizzato lacrimogeni e idranti per respingere i manifestanti. 

Photo Credit (Reuters / Dado Ruvic)

Ho dato ordini al ministro degli Interni, tutto questo dovrà finire entro 24 ore“, parola del premier Erdogan, che ha anche aggiunto come le proteste stiano danneggiando l’immagine della Turchia e la sua economia. Allo stesso tempo Huesyn Celik, deputato del partito conservatore di Erdogan, Giustizia e Sviluppo, ha dichiarato che dovrà essere un referendum a decidere se costruire la replica della caserma Ottomana proprio nel Gezi Park, o altrove. L’ultimatum di Erdogan difficilmente verrà rispettato dai manifestanti che sono tornati alla spicciolata in piazza Taksim, liberata nelle scorse ore dalle cariche della polizia. La città  di Istanbul dopo gli scontri violenti di due giorni fa sembra apparentemente tranquilla, diversamente da Ankara, dove la scorsa notte si sono verificati scontri anche pesanti tra manifestanti e polizia. Qui la polizia ha utilizzato una pioggia di lacrimogeni per disperdere la folla di oltre 2,500 persone che, nel frattempo, ha eretto barricate sulle strade. I manifestanti hanno divelto diversi segnali stradali e blocchi di cemento per costruire diverse barricate utilizzate per bloccare i veicoli della polizia.

Intanto nelle scorse ore Erdogan ha parlato a un gruppo di 11 persone; si è trattato di un goffo tentativo da parte del governo di ascoltare le domande dei manifestanti. Tra i partecipanti all’incontro c’erano studenti, artisti e docenti universitari, e anche il ministro degli Interni, dell’Ambiente, del Turismo e il vice del partito Akp. Siamo arrivati ormai al dodicesimo giorno di proteste, e il numero di persone ferite negli scontri ha superato le 5.000 unità. Il presidente del Paese, Abdullah Gul, ha giocato a fare il “poliziotto buono” con i manifestanti, provando ad aprire un dialogo per aggirare la violenza, ma finora senza alcun successo. Del resto la polizia ha represso con brutalità le manifestazioni, attirandosi così le critiche da parte dei leaders politici europei, che hanno chiesto al governo turco di rispettare il diritto al dissenso.

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