Turchia. Primo Maggio di scontri a IstanbulTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Turchia. Primo Maggio di scontri a Istanbul

Primo Maggio di scontri in Turchia, a Istanbul, dove migliaia di manifestanti hanno sfidato il divieto del governo di riunirsi nella centralissima Piazza Taksim, luogo simbolo di tutte le mobilitazioni sindacali.

E’ stato un Primo Maggio molto caldo quello di Istanbul, in Turchia, dove migliaia e migliaia di manifestanti si sono radunati in Piazza Taksim, nel centro della città, ignorando i divieti delle autorità che volevano evitare un assembramento in un luogo come quello, famoso simbolicamente proprio per le mobilitazioni sindacali. Alla fine la violenza scoppiata tra polizia e manifestanti ha lasciato un bilancio di diversi feriti e di una ventina di arresti. La brutalità della polizia è stata contestata da molti esponenti politici che erano presenti nella piazza come osservatori, a cominciare da Gursel Tekin, esponente del partito centrista Chp, che ha fatto sapere ad Euronews: ”

Critiche alla gestione dell’ordine pubblico sono arrivate anche da alcuni esponenti politici, presenti nella zona come osservatori. Gursel Tekin, esponente del partito centrista Chp:“Se questi cittadini non avessero la porta sarei stato davvero male, soffro di asma. Questa è una operazione di polizia inaccettabile”.“La festa del Primo Maggio è stata celebrata pacificamente finora da decine di migliaia di cittadini, e nessuno ne ha sofferto. Perché? Perchè la festa del Primo Maggio non era proibita dal governo. Siamo venuti a Taksim con gli amici del sindacato come osservatori. Abbiamo sempre detto che il proibizionismo porta agli scontri”. L’accesso a Piazza Taksim per la festa del Lavoro era stata di nuovo autorizzata nel 2010, dopo anni di divieto. E’ ancora vivo in Turchia il ricordo del 1977, quando una manifestazione sindacale promossa dal Primo Maggio era finito con scontri pesantissimi.  Le cariche della polizia causarono oltre 30 vittime.n episodio che, rivelano oggi i servizi segreti turchi, venne programmato nei dettagli da una rete di controguerriglia, con lo scopo di aprire la strada al colpo di stato militare, cosa che sarebbe poi puntualmente avvenuta nel 1980.

La tensione sociale in Turchia dunque torna a salire, questo nonostante negli ultimi anni l’economia di Ankara sia andata molto bene. Pesano condizioni di lavoro ancora precarie e soprattutto una tendenza nazionalista e tradizionalista che da tempo ha preso piega all’interno della cultura politica turca, relegando ai margini i laici e i progressisti.

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