Turchia. Prova di forza governo-magistrati, approvata riforma della GiustiziaTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Turchia. Prova di forza governo-magistrati, approvata riforma della Giustizia

Seria preoccupazione in Turchia per l’approvazione da parte del Parlamento della riforma della Giustizia che rafforzerà il controllo della magistratura subordinandolo al volere del governo. La democrazia turca subisce quindi un altro duro colpo, mentre Erdogan e l’Akp si rafforzano, silenziando i magistrati anti-corruzione.

Una crisi democratica, quella turca, che non occupa le prime pagine dei giornali occidentali. Questo, lo abbiamo già detto, avviene forse perchè Ankara è una salda alleata dell’Occidente, e si sa che con gli amici di solito si ha un trattamento di riguardo. Quanto successo in Turchia però ora merita seriamente un approfondimento dal momento che si tratta dell’ennesimo tassello posto da Erodogan nella costruzione di un potere che sembra sempre meno democratico. Il Parlamento turco ha infatti approvato una controversa riforma della Giustizia che rafforzerà il controllo della magistratura da parte del governo, una misura liberticida che ha subito scatenato le proteste comprensibili dell’opposizione. La legge infatti è stata proposta non a caso dal momento che mira a insabbiare tutte le inchieste aperte per corruzione da parte di diversi magistrati ai danni di diverse personalità politiche, quasi tutte legate a doppio filo con l’Akp, il partito di Erdogan appunto. Il voto in Aula è stato preceduto da violenti tafferugli tra deputati della maggioranza e dei partiti d’opposizione, la fotografia di un Paese dove la democrazia è stata messa seriamente a repentaglio e versa in una situazione che potrebbe essere senza ritorno. Il disegno di legge era stato frenato il 24 febbraio su pressione di Ue e Usa. Il premier Recep Tayyip Erdogan aveva congelato gli articoli più contestati, sperando di trovare un’intesa con le opposizioni su un testo emendato.  L’Akp però non ha voluto attendere oltre e, consapevole di averne i numeri, ha ripresentato la riforma in Parlamento facendola approvare a tappe forzate di fronte allo sbigottimento generale. L’opposizione ora ha fatto l’unica cosa da fare, ovvero ha annunciato il  ricorso alla Corte costituzionale, prima che la normativa venga sottoposta alla firma del presidente Abdullah Gul. Dopo il varo di questa legge il governo potrà sostanzialmente controllare il Consiglio Supremo dei giudici e dei procuratori (Hsyk, il Csm turco)  e l’Accademia della magistratura,controllando così nei fatti anche il sistema giudiziario e facendo venire meno il pilastro degli Stati di diritto, ovvero il principio della separazione dei poteri. Tutto questo avviene all’indomani di un provvedimento liberticida per rafforzare il controllo su internet, ovviamente sostenuto dall’Akp, lo stesso partito in prima fila nell’appoggiare i Fratelli Musulmani in Egitto e i ribelli siriani in Siria. Insomma cala il sipario sulla democrazia turca, con l’Akp che nei fatti sembra essere riuscito a espandere i suoi tentacoli in tutti gli apparati dello Stato.

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