Turchia. Ribolle la rivolta del Pkk tra bombe e rapimenti | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Turchia. Ribolle la rivolta del Pkk tra bombe e rapimenti

Continua in Turchia la vera e propria guerra che i separatisti curdi del Pkk hanno dichiarato al governo turco. Poche ore fa i guerriglieri hanno rapito il leader provinciale dell’Akp, il partito del premier Recep Tayyip Erdogan, e ora il timore è che la situazione precipiti.

Da qualche mese in Turchia si combatte una guerra sotterranea tra le forze di sicurezza di Ankara e i guerriglieri curdi separatisti del Pkk. Una guerra fatta di autobombe, di agguati, di rapimenti e sabotaggi da una parte e da rastrellamenti e bombardamenti dall’altra, una guerra che rischia in modo crescente di intrecciarsi con il conflitto siriano. Bashar al-Assad del resto è stato più di una volta accusato di rifornire con armi e logistica i ribelli del Pkk in chiave anti-turca, visto e considerato che Ankara ha voltato le spalle a Damasco per abbracciare la causa dei ribelli siriani. Nelle scorse ore il Pkk ha lanciato un nuovo schiaffo al governo, e lo ha fatto organizzando e realizzando il rapimento del leader provinciale dell’Akp, il partito del premier Recep Tayyip Erdogan, ad Hakkari, nella Turchia sud-orientale, sul confine con Iran e Iraq. La notizia è stata subito ripresa dai siti turchi che hanno anche reso nota la sua identità, si tratta di Mecit Tarhan, e sarebbe stato rapito dai militanti curdi alle prime luci dell’alba. Tarhan riceveva minacce da tempo e quindi era considerato un bersaglio sensibile per più di un motivo. Non è il primo rapimento organizzato dai guerriglieri curdi negli ultimi mesi, nemmeno un mese fa infatti il Pkk ha rapito Huseyin Aygun, parlamentare del Chp, partito rivale dell’Akp, nella provincia di Tunceli, e lo ha poi rilasciato dopo due giorni. A causa del rapimento comunque Ankara ha ordinato una feroce repressione che ha causato pesanti scontri nella provincia sud-orientale di Sirnak, non lontano dal confine con la Siria. A seguito degli scontri sono rimasti uccisi dieci tra soldati e poliziotti e almeno otto agenti sono stati ricoverati in ospedale in gravi condizioni. I ribelli invece hanno perso una ventina di uomini e si sono ritirati facendo perdere ogni traccia. Assad ha negato in modo chiaro di aver mai concesso armi al Pkk, ma i funzionari turchi la pensano diversamente e credono che i guerriglieri stiano agendo per destabilizzare la Turchia. Dal giugno 2011 a oggi  secondo le stime del Think tank International Crisis Group sono già 800 le persone morte nel conflitto con la Turchia, tra le quali almeno 55 combattenti del Pkk, più di 2o0 soldati e almeno 85 civili.

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