Turchia. Si torna al solito schema degli "infiltrati"Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Turchia. Si torna al solito schema degli “infiltrati”

Erdogan ha parlato di “complotto” di lobbies internazionali per distruggere economicamente la Turchia e ha accusato i manifestanti di essere stati infiltrati da sabotatori. Lo schema per destabilizzare le proteste è sempre uguale, e i media svolgono il loro compito in modo esemplare. 

Photo Credit (AFP Photo / Bulent Kilic)

Ci sono voluti dieci giorni prima che i media occidentali cominciassero, infine, il solito teatrino. Inizialmente tutti hanno guardato con occhio romantico a quei ragazzi che sono scesi in piazza per difendere il loro parco dal capitalismo predatorio del governo turco, ma dopo nemmeno dieci giorni di scontri con la polizia, macchiatasi peraltro di violenze indicibili che hanno portato alla morte di tre manifestanti e al ferimento di oltre 5.000, ecco comparire Erdogan in Tv e accusare, guadacaso, i manifestanti di essere sostanzialmente dei “pazzi” sobillati da provocatori stranieri. Il solito richiamo al complotto internazionale per tarpare le ali alla crescita della Turchia, un complotto che, improvvisamente, analisti e commentatori dei nostri media si accorgono essere plausibile. Di colpo anche Rai News si accorge che ci sarebbero dei non meglio specificati “infiltrati” in piazza Taksim, e si parla di una divisione della piazza tra manifestanti “pacifici” e “violenti”. Si crea quindi la solita dicotomia  cui ormai i media sono abituati: da un lato i ragazzotti pacifici che siedono a terra con le mani in alto, magari offrendo acqua ai “fratelli” poliziotti, dall’altro i violenti, quelli dell’estrema sinistra, quelli che sarebbero provocatori non si sa al soldo di chi. La realtà però, spesso basta da sola a mandare in fumo questi pacchetti mediatici che vengono dati in pasto a opinioni pubbliche sempre più intorpidite. Quelli che vengono chiamati infiltrati e provocatori altro non sono che giovani esasperati dalla deriva islamista della Turchia, giovani che trovano insopportabile che i principi di laicismo e tolleranza che furono di Kemal Ataturk vengano svenduti sull’altare dei profitti di un sistema, quello capitalistico, che se da un lato fa crescere il Pil turco a velocità folle, dall’altro fallisce nel riuscire a redistribuire i proventi del benessere. Ma a ben vedere il vero “fine” di queste menzogne mediatiche è solo uno: creare il contesto mediatico atto a fare accettare la repressione violenta che sta per essere scatenata contro le rivolte. Quando però gli infiltrati c’erano per davvero, come in Siria (dove attualmente combattono circa 100.000 mercenari stranieri), i media erano schierati con loro, contro il “dittatore” Assad.

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