Tutta l'ipocrisia Usa su Muhammad AlìTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Tutta l’ipocrisia Usa su Muhammad Alì

Oggi tutti piangono la morte di Muhammad Alì, l’uomo che osò sfidare gli Stati Uniti rifiutandosi di combattere in Vietnam dicendo che i Vietcong non lo avevano “mai chiamato negro”. Ancora una volta, come nel caso di Nelson Mandela, siamo di fronte a una enorme e smaccata manifestazione di ipocrisia.

Possiamo purtroppo ormai affermare che l’ipocrisia sia in qualche modo parte fondante della cultura americana dato che ogni volta che c’è da ricordare qualche personaggio sulla carta “scomodo” per la Casa Bianca i politici americani si lanciano invece in lodi sperticate, appropriandosi in un certo qual modo della memoria di quel personaggio. Muhammad Alì ad esempio non fu solamente un pugile straordinario, il più grande di sempre, ma fu anche un attivista per i diritti umani e civili e soprattutto un combattente contro il razzismo. Con la sua stessa persona Cassius Clay, ovvero il suo nome da “schiavo”, ha rappresentato per decenni un’accusa al razzismo  della cultura americana, un razzismo vero, reale, tangibile che purtroppo esiste ancora nonostante i media ci vogliano proporre a tutti i costi gli Stati Uniti come modello. Muhammad Alì si rifiutò di andare in Vietnam a combattere contro i Vietcong perchè loro, a differenza degli americani, non lo avevano mai chiamato “negro”. Ben si capisce quindi come mai la sua figura sia scomoda e come mai alla Casa Bianca abbiano avuto e sentito la necessità di disinnescarne gli aspetti meno graditi, forse per evitare che i media ricordassero quale fosse la situazione della popolazione nera negli Stati Uniti negli anni Sessanta e Settanta. Eppure indipendentemente da tutto Muhammad Alì schierandosi contro gli Stati Uniti nella guerra del Vietnam e non solo fece una scelta di campo, parlando del diritto di chiunque a “vivere in pace a casa sua” ha sostanzialmente dimostrato la vera natura della politica estera americana che da diversi decenni continua ad accendere focolai ovunque nel mondo. Anche quando morì Nelson Mandela a parole si mostrarono tutti affranti e ammirati per la sua persona, eppure proprio gli Usa lavorarono per farlo arrestare dal regime dell’apartheid.

Tribuno del Popolo

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