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domenica , 22 gennaio 2017
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Tutto è in vendita, ma non la coerenza

Viviamo ormai in un mondo dove qualsiasi cosa è in vendita, dal corpo delle persone (ogni riferimento a persone e cose reali NON è casuale) alla fedeltà politica, eppure paradossalmente nessuno sembra più indignarsi in quanto l’unica cosa che conta in questo mondo è la soddisfazione personale, la ricerca dell’accettazione del senso comune e il sogno del “privilegio”. Eppure c’è qualcosa che il denaro non può comprare: la coerenza e l’adesione a un’idea di giustizia sociale progressiva e ancorata allo studio scientifico delle società umane.

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio.

Karl Marx

Le parole espresse da Karl Marx ormai una vita fa preannunciava in modo lucidissimo qualcosa di molto simile a quello che stiamo, in modi diversi, sperimentando oggi. Questa citazione ci serve per analizzare il mondo di oggi, un mondo contrassegnato da una ideologia che ne compenetra ogni sua parte, quella del capitalismo, peraltro nella sua deriva neoliberista. In altre parole il fatto che ci siano guerre, conflittualità sociale, regresso sociale, concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi e che tutto venga messo progressivamente in vendita non è un accidente o la realizzazione del vaticinio esoterico di un santone ma l’evoluzione spontanea del sistema capitalistico che riproduce tutto questo come logica conseguenza e non come incidente evitabile. Quanti dunque nel mondo di oggi si battono unicamente per il perseguimento di  diritti individuali senza in alcun modo mettere in discussione il sistema di valori che è dominante, ovvero quello del capitalismo legato al profitto unito all’individualismo di marca anglosassone, indirettamente stanno continuando a supportare un sistema che proseguirà nel mercimonio di qualsiasi aspetto dell’umanità.

Quanti pensano infatti che lottando per i diritti individuali si riuscirà comunque a costruire un mondo giusto lasciando inalterato il sistema economico si sbagliano di grosso, ancor più che i diritti che gli vengono concessi oggi con un decreto potrebbero altrettanto rapidamente venire abrogati domani. I diritti sociali invece una volta acquisiti imprimono dei cambiamenti reali alla società e di lunga durata, ed è proprio per questo che sono così temuti. Il sistema economico infatti è il vero status quo da difendere, e pur di non metterlo in discussione l’establishment, che poi è quello che controlla il senso comune irraggiando i propri valori mediante l’ “egemonia” dei valori dominanti, è disposto tranquillamente a dare ogni concessione agli individui in quanto ciò non intacca minimamente la sostanza di ciò che gli sta più a cuore. Il risultato di ciò è che tutto viene messo in vendita eppure in pochi sembrano accorgersene in quanto ebbri del fatto di disporre di una illusoria e sconfinata libertà individuale.

Ma a cosa servono le libertà individuali se si è sistematicamente esclusi dalla redistribuzione delle risorse? Senza un sistema economico diverso da questo sono e resteranno lettera morti per il 90% della popolazione mondiale e diventeranno realtà solo per chi, libero dalle incombenze quotidiane, potrà pensare a se stesso. Insomma, avendo sancito la morte di ogni progetto di gestione collettiva dei problemi, ogni progetto di società e di collettività, ognuno ripiega nell’individualismo anche perchè il sistema di valori che ci circonda sembra proprio esaltare il “Super-Io” di ciascuno, creando una competizione tra “Ego” che impedisce di vedere i legami di classe. In questo frangente il fatto che ogni cosa sia in vendita, d’altro canto, esalta ancora una volta l’unica cosa che abbia un senso: il denaro, che in questo mondo capitalistico fa anche un tutt’uno con il concetto di merito dato che coloro che vengono considerati aver “successo” nella vita sono anche coloro che fanno soldi. Chi dispone di denaro è una sorta di “superuomo”, una sorta di “divinità” in quanto dispone di ciò che tutti anelano, il denaro. E non essendoci più nient’altro che conta in questo mondo, ecco che si diventa progressivamente sempre più individualisti, ecco che la cultura diviene superflua in quanto non è improntata sulla produzione di ricchezza, ed ecco che tutto ciò che riguarda il progresso dell’umanità slegato dal concetto di profitto finisce per esser svalutato e accantonato in un processo ineludibile che travolge tutto come una macina.

Ne è dimostrazione che le masse del XXI secolo non scendono più in piazza per rivendicare i propri diritti sociali. La società occidentale degli ultimi anni è stata progressivamente e ferocemente atomizzata e il concetto di “ideologia”, inteso come qualcosa di immateriale che unisce in vista di uno scopo, è stato svuotato e screditato. Tutto è in vendita e possiamo dire di essere infine davvero giunti nell’era preoconizzata da Marx, l’era in cui tutto è in vendita, dall’onore e dalla dignità delle persone fino alle persone. E la cosa più grottesca è che molti di coloro che dovrebbero capire quello che sta succedendo preferiscono schierarsi a favore dell’ottenimento dei diritti civili e individuali in quanto incontrano il loro desiderio, rimandando di volta in volta la lotta sociale a un futuro che diventa sempre più incerto e indeterminato. E oramai il mondo in cui viviamo è talmente schiavo del denaro, del profitto, e del concetto a essi collegato di “merito” che si è persino assistito a una “rivoluzione” dei valori positivi. Se ci pensate fino a qualche decennio fa la figura del “letterato” e del “professore” era una figura rispettabile indipendentemente dal denaro che portava a casa a fine mese. Oggi invece la figura stessa del letterato, dello scrittore, del professore, è divenuta una sorta di “disvalore”. Le masse proletarie sognano di diventare ricche come i modelli che vengono loro offerti nel quotidiano dai talk show, dalla pubblicità, dalla Tv e da internet, e in questo senso tutto ciò che allontana dalla ricerca di profitto, potere e accettazione sociale diventa qualcosa di negativo. Così come negli anni Settanta e Ottanta il senso comune portava a idealizzare comunque un comportamento di bontà/giustizia di fondo  che emergeva anche nei film, nei libri, nella produzione culturale, oggi sembra quasi essere più di moda il cinismo declinato in vari modi che fanno comunque da corollario a uno sviluppo smisurato dell’individualismo.

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Tribuno del Popolo

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