Ucraina. A Kiev si tratta con l'opposizione ma il Paese rischia di dividersi in dueTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Ucraina. A Kiev si tratta con l’opposizione ma il Paese rischia di dividersi in due

Ucraina. A Kiev si tratta con l’opposizione ma il Paese rischia di dividersi in due

Dopo i furiosi scontri in Ucraina con i neofascisti in prima fila e l’Ue schierata con decisione contro il governo di Yanukovich, le trattative con l’opposizione sono riprese. Ma il rischio di una divisione del Paese esistono.

Il peggio sembra essere passato in Ucraina, e non era scontato dal momento che le immagini dei neofascisti di Svoboda hanno fatto il giro del mondo. L’Occidente, se ce ne fosse ancora bisogno, ha mostrato ormai il suo vero volto appoggiando senza alcuna remora le proteste dell’estrema destra ucraina, la stessa che si riconosce senza indugio in Stepan Bandera, lo stesso che nella Seconda Guerra Mondiale scelse il Terzo Reich, per intenderci. Inutile dire che il governo di Yanukovich, sicuramente non un governo modello, è stato comunque eletto democraticamente in elezioni giudicate dagli osservatori come regolari, ma questo non è servito a placare i media. Ora proprio Yanukovich ha detto di essere a favore del dialogo e del compromesso per risolvere la grave situazione politica e si è anche detto disponibile alla riforma costituzionale chiesta dall’opposizione al fine di ridurre i poteri del capo dello Stato. Tutto questo poco dopo l’incontro avvenuto a Kiev tra Yanukovich e il sottosegretario agli Esteri Usa Victoria Nuland, cui ha fatto seguito il vergognoso scandalo che ha visto proprio la Nuland nell’occhio del ciclone a seguito di una intercettazione telefonica nella quale ha detto dell’Ue: “Che si fotta”. 

Ma il rischio di una divisione in due dell’Ucraina esiste dal momento che esistono differenze culturali storiche tra l’Est e l’Ovest del Paese. L’est dell’Ucraina infatti, anche se pochi lo sanno, appartenne da sempre all’Impero russo e visse poi sotto il dominio Austroungarico, mentre le regioni occidentali di Polonia e Romania al tempo della formazione dell’Ucraina come paese indipendente vivevano insieme in un unico stato. Dopo la dissoluzione dell’Urss l’Ue e gli Stati Uniti hanno cominciati a soffiare benzina sul fuoco delle visioni tra Est e Ovest, cominciando a presentare gli ucraini dell’Est come “diversi”, basti pensare che la rivista Newsweek li presentò  coniando il termine di “homo sovieticus“. Questa visione distorta e manichea ha spinto l’Occidente in modo acritico ad appoggiare l’opposizione dell’Ucraina occidentale, accorgendosi poi dopo che tra questi ucraini di occidente vi erano radicali e neofascisti il cui obiettivo ideologico non era il conseguimento della democrazia, bensì la realizzione di un colpo di Stato per realizzare un governo su base “etnico”. Insomma il tentativo è stato quello di dividere gli ucraini di lingua e cultura “russa” da quelli di lingua ucraina, e i primi tentativi in questo senso vennero operati con la cosiddetta Rivoluzione Arancione di Juščenko e Timošenko. 

Inoltre forse andrebbe ricordato come Ue e Usa, nel corso del dibattito avvenuto lo scorso anno sulla legge per la lingua e l’istruzione, abbiano parteggiato senza tentennamenti per i nazionalisti ucraini. E ora chi fermerà i nazionalisti ucraini dal momento che hanno compreso di avere l’Occidente dalla loro? Questo è il motivo per cui vanno dritti verso nuove elezioni per provare a tornare alla Costituzione del 2004, mediante la quale il potere del presidente verrebbe subito limitato. Ecco quindi emergere l’ipotesi del federalismo, con la conseguente limitazione dei poteri dell’autorità suprema sulle regioni. Del resto già nel 2004, dopo la vittoria alle elezioni presidenziali per Viktor Juščenko, il Partito delle Regioni aveva già tentato di ottenere la “autonomia” delle regioni orientali. 

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