Ucraina. Alta tensione per il referendum in Crimea, e anche Donetsk insorge contro KievTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Ucraina. Alta tensione per il referendum in Crimea, e anche Donetsk insorge contro Kiev

La leadership filorussa della Crimea ha fatto un salto in avanti e ha fissato per il 16 marzo il referendum sulla secessione per confluire nella Federazione russa. Kiev ha detto di non riconoscere il referendum, in questo supportata dagli Stati Uniti. E intanto a Donetsk si scatenano pesanti scontri tra manifestanti filorussi e forze dell’ordine fedeli a Kiev. 

Ancora una giornata ad alta tensione in Crimea dove la leadership filorussa ha fissato nella giornata di ieri per il 16 marzo il referendum per staccarsi da Kiev e confluire nella Federazione russa. Sono tanti i sostenitori di Mosca in Crimea, hanno dovuto ammetterlo persino i giornalisti dei media italiani, tuttavia Kiev, Usa e Ue sembrano compatti nel definire illegale il referendum indetto dal Parlamento di Simferopoli. Cosa accadrà quini il 16 marzo dopo che la Crimea voterà quasi certamente per l’ ìndipendenza? Kiev ha tuonato urlando che si sarebbe trattato di un passo “incostituzionale”, dimenticandosi che il presidente Yanukovich è stato allontanato in modo altrettanto anticostituzionale. Se non altro Stati Uniti e Russia si continueranno a confrontare nei prossimi giorni per provare a trovare una soluzione diplomatica alla crisi, ma sembra chiaro che ormai si siano innestati processi incontrollabili. Barack Obama aveva reso noto in precedenza, in una conferenza stampa, che “un referendum violerebbe la legge” perché qualsiasi discorso sulla Crimea “deve coinvolgere il governo ucraino”. Il punto però è che se la destituzione di Yanukovich è stata irregolare, come sostiene Mosca, anche tutte le successive misure prese dalla Rada di Kiev sarebbero illegali, di conseguenza si crea una situazione di empasse nella quale, però, Kiev continua a essere tenuta in ostaggio dalle bande nazionaliste e neonaziste del Pravi Sektor e di Svoboda. Anche il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, si era detto pronto a nuove misure anche economiche contro la Russia, mostrandosi quindi sulla stessa lunghezza d’onda di Obama.  Il Segretario di Stato Usa John Kerry, a Roma, ha chiesto a Putin di comprendere che “la preferenza degli Stati Uniti è di tornare ad una situazione di umanità e rispetto dei diritti ucraini, così come all’integrità del paese”. Peccato che sia stata proprio Washington a finanziare l’opposizione ucraina, a chiudere gli occhi sui neonazisti e sui cecchini che, secondo una recente intercettazione tra il ministro degli Esteri estone e Catherine Ashton per l’Ue, sarebbero stati assoldati dai leaders di piazza Maidan. 

Intanto però la Crimea non è l’unica zona calda dell’Ucraina. I media hanno ignorato quanto successo a Donetsk, la principale città dell’Ucraina orientale e roccaforte dei filorussi e del Partito delle Regioni di Yanukovich. Qui migliaia di cittadini erano scesi in piazza per manifestare contro il golpe fascista di Kiev, e sempre a Dontesk i manifestanti avevano occupato anche il palazzo della regione. Nella giornata di ieri agenti dei servizi segreti ucraini hanno arrestato Pavel Gubarev, l’autoproclamato governatore filorusso di Donetsk, scatenando così l’ulteriore reazione dei manifestanti che sono scesi nuovamente in piazza chiedendo l’intervento della Russia. Dal conto suo il governo di Kiev ha spiccato mandati di arresto anche per Sergei Aksyonov e Vladimir Konstantivov, ovvero il premier e il presidente del parlamento della Crimea, accusati di aver proposto il referendum. Sempre a Donetsk gli agenti di sicurezza hanno fatto sgombrare i manifestanti filorussi che mercoledì avevano assaltato diversi palazzi delle istituzioni. Secondo diverse fonti sarebbero almeno settanta i manifestanti fermati, e a Donetsk sono state annunciate subito nuove manifestazioni di solidarietà nei confronti di Gubarev. 

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