Ucraina. Aumenta il rischio di una nuova escalation militareTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Ucraina. Aumenta il rischio di una nuova escalation militare

Ucraina. Aumenta il rischio di una nuova escalation militare

La tregua in Ucraina dell’Est traballa sempre di più con le forze di Kiev che continuano a bombardare Donetsk e altre città del #Donbass mentre la Nato ha accusato nuovamente Mosca di aver inviato militari oltre il confine nonostante la smentita del Cremlino. Tutto lascia presumere che si stia andando a tappe forzate verso una ripresa del conflitto. 

Continua il solito teatrino delle accuse della Nato alla Russia, uno scenario che abbiamo già avuto modo di verificare quest’estate e che ora riprende aprendo prospettive preoccupanti per il futuro dell’Ucraina dell’Est. Qui infatti l a scorsa settimana si sono tenute le elezioni nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, elezioni ovviamente non riconosciute da Kiev e dall’Unione Europea ma che sono state riconosciute da Mosca e che hanno visto una massiccia partecipazione da parte della popolazione civile. Mercoledì 12 novembre la Nato ha accusato nuovamente la Russia di aver inviato soldati ed equipaggiamenti militari oltre il confine, anche se ancora una volta non è stata fornita alcuna prova fattiva di queste accuse, peraltro smentite dal Cremlino. Quello che però sembra chiaro è che la tregua nel Donbass non funziona e i combattimenti, anche se a strattoni, stanno continuando. La guerra sembra continuare sottotraccia e secondo molti si starebbe andando verso una ripresa in grande stile dei combattimenti dal momento che il presidente Poroschenko e il nuovo governo di Kiev non intendono trattare con le autoproclamate repubbliche separatiste. Non solo, Poroschenko li chiama “terroristi” e “banditi” e in questo modo chiude la porta a ogni accordo delegittimando la natura dei propri interlocutori. Non solo, i media continuano a dare spazio ad analisti che accusato Putin di realizzare una “guerra ibrida” in Ucraina con veloci e rapide incursioni da parte di soldati senza insegne in territorio ucraino mentre invece tacciono sulla partecipazione di mercenari occidentali provenienti da mezzo mondo alla guerra civile, con tanto di neonazisti mobilitati in battaglioni punitivi, vedi il Battaglione Azov e consimili.

E intanto inevitabilmente i combattimenti continuano quasi quotidianamente. Basti pensare che all’aeroporto di Donetsk, conteso da mesi, ci si fronteggia ancora così come in altri luoghi come sull’autostrada di Delbaltseve e alla centrale elettrica di Lugansk. Sono combattimenti continui che contraddicono dalle fondamenta il documento di tregua firmato a settembre tra le due parti, ormai un simulacro che viene però tenuto in piedi da Poroschenko per evitare di perdere la credibilità dal momento che ha promesso di far uscire l’Ucraina dalla guerra e di riportare il Donbass sotto il controllo di Kiev. Secondo diversi analisti però l’Occidente ora non avrebbe più interesse a varare altre sanzioni nei confronti della Russia, anche se le cose potrebbero cambiare velocemente nel caso di una ripresa in grande stile dei combattimenti.  E dal momento che le autoproclamatesi repubbliche di Lugansk e Donetsk intendono continuare con il processo indipendentista, la sensazione è che Kiev prima o dopo farà nuovamente parlare le armi.

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