Ucraina. Continua il braccio di ferro Cremlino-Casa Bianca, è guerra fredda 2.0Tribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Ucraina. Continua il braccio di ferro Cremlino-Casa Bianca, è guerra fredda 2.0

Ucraina. Continua il braccio di ferro Cremlino-Casa Bianca, è guerra fredda 2.0

Non accenna a placarsi la tensione tra Mosca e Washington in merito alla questione Ucraina. Mosca ha risposto alla minaccia di nuove sanzioni da parte dell’Occidente minacciando la fine delle ispezioni al proprio arsenale nucleare e ricordando come a Kiev sia avvenuto un vero e proprio golpe. 

Braccio di ferro Mosca-Washington, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che la Casa Bianca ha pianificato con accuratezza questo scenario, finanziando e supportando quella “Piazza Maidan” che vorrebbe avvicinare l’Ucraina all’Europa senza tenere conto del fatto che in Ucraina dell’Est e in Crimea, i serbatoi di voti di Yanukovich, i cittadini sembrano avere idee diverse. Non solo, evidentemente i neofascisti ucraini non urtano più di tanto Ue e Stati Uniti, che anzi si sono serviti eccome delle loro milizie nazifasciste per creare le violenze di piazza di Kiev. Putin e Lavrov però non sono disposti a far finta di nulla di fronte alle croci celtiche e ai ritratti di Stepan Bandera, collaboratore di Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, e ancor meno sono disposti gli abitanti della Crimea, russofoni, che hanno comprensibilmente paura visto come i media mondiali hanno raccontato la “rivoluzione” di Kiev. Ieri in tutta l’Ucraina dell’Est ci sono state imponenti manifestaizoni antifasciste e pro-russe, con migliaia di persone che si sono radunate a Donetsk, città importante nell’estremo est, dove i filorussi hanno convocato una grande manifestazione contro il governo di Kiev.  Europa, Russia, Stati Uniti e Ucraina, a oggi, avrebbero tutto da perdere dalle sanzioni e quindi da una interruzione degli scambi commerciali tra Mosca e l’Occidente, eppure si sta andando verso questo scenario, con Ue e Usa che pur di non ammettere l’ennesima ingerenza sono disposti a tutto, anche a danneggiare se stessi. Appare chiaro che la “linea rossa” del referendum di domenica prossima in Crimea riporterà altissima la tensione, e molto dipenderà da come il Cremlino si porrà nei confronti della Crimea dopo l’esito della votazione. Sabato il segretario di stato americano John Kerry ha fatto presente a Lavrov che in caso di annessione della Crimea alla Russia dopo la vittoria del “sì” al referendum “le porte della diplomazia si chiuderebbero” e arriverebbero le prime sanzioni economiche occidentali contro Mosca. Il problema vero è che l’Occidente si siede al tavolo con Mosca partendo dal presupposto che la Russia vorrebbe annettersi la Crimea, eludendo invece quanto successo a Kiev, con Lavrov che ha chiesto ufficialmente l’apertura di un’inchiesta in merito alla vicenda dei cecchini di Kiev, che, ricordiamolo, uccisero oltre 80 persone tra cui 15 poliziotti. E’ chiaro che se Mosca andrà fin in fondo nell’annessione della Crimea, l’Occidente mostrerà i muscoli, ma forse era quello che voleva fin dall’inizio, ovvero provare a strangolare il Cremlino che così perderebbe tre quarti delle sue esportazioni in valuta forte. 

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