Ucraina. Continua la lista di morti sospetteTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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Ucraina. Continua la lista di morti sospette

Oleg Kalashnikov, attivista anti-Maidan e membro di spicco del Partito delle Regioni di Yanukovich è stato ritrovato ucciso a Kiev, in Ucraina, ucciso da colpi di arma da fuoco. E si tratta solo dell’ultimo caso in ordine di tempo di morti eccellenti tra gli oppositori del Maidan e tra i sostenitori dell’ex presidente.

Già qualche tempo fa la stampa internazionale aveva dato conto di un impressionante serie di suicidi sospetti in Ucraina tra le file degli ex sostenitori dell’ex presidente Yanukovich deposto con quella serie di manifestazioni soprannominate il “Maidan” che hanno portato oggi l’Ucraina sull’orlo del baratro. Persino la stampa italiana aveva dato conto di queste morti sospette, con “Il Messaggero” che ha parlato apertamente di sei “luogotenenti” del deposto presidente Yanukovich che sono stati ritrovati morti. Ovviamente secondo la polizia si sarebbero tutti “suicidati” ma i dubbi restano anche perchè tutti i personaggi coinvolti avevano partecipato attivamente alla lotta politica prendendo posizione in qualche modo contro le proteste del Maidan. Questa volta non si tratterebbe di un suicidio bensì di un vero e proprio omicidio. Stiamo parlando di Oleg Kalashnikov, membro di spicco del Partito delle Regioni di Yanukovich e noto in Ucraina per essere un attivista anti-Maidan. Kalashnikov, che aveva 52 anni, è stato ritrovato morto nel suo appartamento di Kiev ucciso da colpi di arma da fuoco. In molti credono che qualcuno possa averlo ucciso proprio in quanto notorio attivista antigovernativo e dissidente assolutamente contrario al nuovo corso preso dalle autorità in Ucraina. I media ucraini peraltro hanno anche ammesso che prima di morire Kalashnikov aveva lamentato di aver ricevuto minacce molto serie alla sua persona a causa del suo credo politico, in particolare nei giorni scorsi aveva difeso il diritto degli ucraini di celebrare il Settantesimo della vittoria dell’Armata Rossa contro il nazifascismo. Poco prima di morire Kalashnikov avrebbe inviato una lettera a un amico nella quale si lamentava che prendere posizione a favore della memoria degli eroi della Grande Guerra Patriottica contro il nazismo in Ucraina era diventato pericoloso e portava a subire minacce di morte e insulti quotidiani. Inoltre un attuale deputato ucraino nonchè ex portavoce del gruppo neonazista Right Sektor, Borislav Bereza, si è spinto persino oltre suggerendo che Kalashnikov sarebbe stato eliminato dai suoi impiegati per motivi non meglio specificati. Insomma la morte di Kalashnikov non è che l’ultima in termini di tempo di una lunga lista di omicidi che sembrano sempre di più di matrice politica. Non potrebbe altrimenti spiegarsi diversamente questa incomprensibile striscia di sangue cominciata il 29 gennaio con l’assassinio del presidente della regione di Kharkov, Aleksey Kolesnik, continuata il 24 febbraio con la morte di un altro membro di spicco del Partito delle Regioni, Stanislav Melnik, poi il 25 febbraio con la morte del sindaco di Melitopol Sergey Valter, il giorno dopo con il capo della polizia di Melitopol, Aleksandr Bordytuga, e poi ancora il 26 febbraio con la morte dell’ex sindaco di Zaporizia,  il 28 con Chechetov, un altro membro importante del partito che si sarebbe secondo gli inquirenti buttato giù dalla finestra del suo appartamento di Kiev, e infine il 14 marzo con la morte di Sergey Melnichiuk, caduto a sua volta dalla finestra della sua casa di Odessa.

 

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