Ucraina: i tragici sviluppi dell'aggressione nazifascista sostenuta dall'Occidente imperialistaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Ucraina: i tragici sviluppi dell’aggressione nazifascista sostenuta dall’Occidente imperialista

Ucraina: i tragici sviluppi dell’aggressione nazifascista sostenuta dall’Occidente imperialista

Gli avvenimenti che stanno nuovamente incendiando da martedì 18 febbraio la capitale ucraina e alcuni capoluoghi regionali delle regioni occidentali sono il peggiore risultato delle ingerenze UE e USA e del cinismo dei tre capi dell’opposizione parlamentare.

Il 18 febbraio, la Verhovna Rada avrebbe dovuto iniziare la discussione delle riforme costituzionali richieste dall’opposizione stessa, conformemente agli accordi tra il presidente Yanukovicth e Klichko, Jatsenjuk e Tjagnibok. Come avevano prospettato i comunisti, l’opposizione non ha nuovamente rispettato gli accordi presi, scatenando la bagarre, occupando la presidenza dell’aula per poi assalire i deputati del Partito delle Regioni e i deputati comunisti, che pure non fanno parte della maggioranza di governo. Per l’ennesima volta dunque l’opposizione non ha mantenuto i patti, come in precedenza, quando all’amnistia concessa da Yanukovitch avrebbe dovuto corrispondere la fine delle occupazioni degli edifici governativi.

Negli stessi momenti, colonne di manifestanti armati avanzavano nelle vie nei pressi del Parlamento, attaccando anche con armi da fuoco e comunque in assetto militare le forze del Berkut schierate in difesa della Rada. La simultaneità degli avvenimenti di piazza e della farsa allestita in Parlamento non lascia spazio a dubbi o interpretazioni.

Secondo una fonte del Fronte Ucraino, organizzazione nata a Kharkov in risposta al majdan, l’ordine di agire (con relativa garanzia di copertura) è arrivato dagli USA al leader del partito fascista Svoboda, Tjagnibok, quello dei tre ritenuto più vicino agli USA. Anche in questo caso, poco spazio a dubbi e interpretazioni: la diffusione della celebre telefonata tra la responsabile europea del Dip. di Stato USA con l’ambasciatore americano Payette non poteva cadere nel vuoto.

I video e le foto diffusi in tempo reale dai cittadini e dalla stampa mostrano i manifestanti in assetto da guerra, le scene degli attacchi contro le forze dell’ordine tradiscono la preparazione militare delle bande e testimoniano e l’uso delle armi da fuoco:

D’altronde, non solo il famigerato gruppo extraparlamentare Pravyj Sektor vanta una formazione militare dei suoi militanti: anche Svoboda si avvale, come testimoniato da foto e altro materiale diffuso dai comunisti, di campi di addestramento.

Durante gli scontri, sono stati incendiati una serie di edifici, tra cui il centro commerciale Globus, la Casa dei Sindacati, ed è stata assaltata una sede del Partito delle Regioni: la banda fascista ha ucciso due persone che erano nelle sede (tra cui un ingegnere che stava lavorando alla rete informatica), ha rubato i server e gli elenchi degli iscritti e distrutto o gettato in strada dalle finestre il resto.

Nella sola giornata di martedì, il Ministero dell’Interno ucraino ha dichiarato che ci sono stati 25 morti e 351 feriti “ospedalizzati” – i feriti nel complesso si calcola possano essere il doppio. Le forze dell’ordine sono state inoltre impegnate a smantellare le barricate.

Aleksandr Golub, deputato comunista, ha dichiarato nel pomeriggio di martedì che “l’occidente vuole usare il paese come una piazza d’armi”, e che se la crisi non sarà risolta, si rischia la “frammentazione dell’Ucraina in vari stati, protettorati delle potenze occidentali” in campo: non solo gli USA, come abbiamo sottolineato più volte, agiscono in Ucraina – semmai lo fanno con maggiore risolutezza rispetto all’UE. Insospettisce che il giorno prima degli scontri ci sia stato un incontro tra il “tedesco” Klichko e Angela Merkel. V. Klichko, lo ricordiamo, è stato chiamato più volte a rispondere del perché i tedeschi gli abbiano conferito l’ordine al “Merito della Repubblica Federale di Germania.”

Nonostante le immagini e i video diffusi, l’opposizione parlamentare nei comizi che si sono tenuti la sera del 18 febbraio in piazza ha continuato a parlare di “attacchi delle forze dell’ordine contro manifestanti pacifici” (Jatsenjuk).

Nella tarda serata di martedì, il Berkut ha dato via ad operazioni di antiterrorismo nel centro di Kiev, con cui ha sgomberato Piazza Indipendenza e le vie attigue. Alle 23 c’è stato un incontro tra Yanukovitch e i capi dell’opposizione, durante il qualche Yanukovitch ha ribadito la volontà di arrivare ad un accordo.

Nella notte, hackers antifascisti hanno intercettato un’inquietante circolare di Pravyj Sektor, in cui i militanti dell’organizzazione estremista condannano l’impotenza dell’opposizione parlamentare, l’inutilità delle manifestazioni pacifiche e sfiduciano UE e NATO rei di non essere intervenuti. Delineano una nuova tattica: invitare a stare a casa i manifestanti pacifici, muoversi in macchine di piccoli gruppi; hanno individuato una sere di obbiettivi nelle varie località e stanno organizzando pullman che dalle altre località possano portare altre bande a Kiev (poiché la linea ferroviaria Lvov – Kiev è stata bloccata).

Sempre nella serata di martedì, c’è stato un colloquio telefonico tra Yanukovitch e il vice presidente USA J. Biden, il quale ha chiesto di ritirare le forze dell’ordine dalle strade della capitale. Nel frattempo, J. McCain, uno dei politici statunitensi più attivi in questi mesi a Kiev, denunciava le responsabilità di Putin (!) nell’escalation della crisi ucraina. Colloqui telefonici sono intercorsi tra Putin e Yanukovitch. Secondo la stampa ucraina, Yanukovitch avrebbe rifiutato di conversare telefonicamente con Angela Merkel.

Anche ieri ci sono stati violenti scontri e morti nella capitale. E i fascisti danno prova di sé, non solo con le devastazioni, ma anche con barbare esecuzioni di alcuni poliziotti caduti nelle loro mani: un filmato che abbiamo avuto modo di vedere mostra un poliziotto ferito a cui è stato cavato un occhio, per poi essere lasciato morire dissanguato. In un altro video, un poliziotto a cui la folla ha tolto il casco, viene ucciso con un colpo alla nuca, con una pietra.

foto berkut

Per quanto riguarda le altre zone dell’Ucraina: il 18 febbraio, la Repubblica Autonoma di Crimea ha scritto a Yanukovitch di reagire energicamente. Ieri mattina, i parlamentari della Crimea hanno dichiarato che se non si dovesse tornare ad una situazione di stabilità, chiederanno che la penisola “torni alla Russia”.

A Hmelnickij, le forze dell’ordine (secondo altre fonti, si tratterebbe di un cecchino/provocatore di estrema destra, nel video non si vedono forze dell’ordine nei paraggi) hanno fatto fuoco durante l’assalto ad un edificio pubblico, causando un morto e un ferito. Nelle zone occidentali, procede la liquidazione in atto da settimane del potere centrale: Lvov è uno centri nevralgici dell’insurrezione fascista, mentre de Ternopil arrivano foto della Procuratora occupata. Proprio dalle regioni occidentali provengono le armi che vanno a rifornire il majdan: si parla ormai di centinaia di kalashnikov e relative munizioni, nonché di migliaia di armi prelevate con la forza dai fascisti nei depositi di Lvov, Ivano-Frankovsk ecc. A Lvov, le formazioni di estrema destra hanno diffuso la notizia (falsa) che il Berkut fosse passato dalla loro parte, ed hanno iniziato a saccheggiare e bloccare gli approvvigionamenti dei negozi e dei supermercati.

A Lutsk, i fascisti hanno prelevato dalla sua abitazione il Presidente dell’Amministrazione Regionale Statale della Volinia, Bashkalenko: ammanettato, è stato portato su un palco in una piazza della città dove è stato costretto a firmare una lettera di dimissioni ed è stato malmenato in pubblico. Assieme al governatore Bashkalenko, i fascisti hanno sequestrato il Capo del Dipartimento Regionale degli Affari Interni, Alexander Tereschyuk.

L’approvvigionamento di armi da parte dei gruppi fascisti (a Lvov si calcola siano state raccolte oltre 1500 armi da fuoco) è tra le cause della decisione della Centrale Antiterrorismo e del Servizio di Sicurezza Ucraino di far scattare, nel pomeriggio di ieri, misure antiterrorismo in tutto il paese e con esse l’autorizzazione di sparare al Berkut e alle forze dell’ordine.

Precedentemente, in un articolo pubblicato su Marx21 (link ), abbiamo parlato della costituzione delle milizie popolari e di altre organizzazioni di autodifesa, a carattere nazionale o territoriale di cui i comunisti sono spesso tra i principali animatori.

A Odessa, Simferopoli e Zaporozhie (queste le località da cui abbiamo ricevuto comunicazione diretta) le milizie hanno respinto i tentativi dei fascisti di occupare o picchettare i palazzi dell’amministrazione pubblica. A Kharkov, come in altre località orientali, attivisti antifascisti hanno assaltato le sedi di Svoboda e delle altre organizzazioni che, a questo punto, possiamo definire terroristiche. Anche nella capitale, abbiamo notizia di assalti (riusciti) degli antifascisti ai palazzi occupati dai banderovcy.

Ieri sera è inoltre partito dalla città industriale di Donetsk un treno di militanti antifascisti, diretti verso la capitale in sostegno al presidente Yanukovich.

Mentre scriviamo (mattina del 20 febbraio) siamo in attesa di notizie relative a quanto accaduto in nottata nella capitale e nelle regioni.

Dalla dichiarazioni di ieri sera di Mihail Dobkin (governatore della regione di Kharkov e promotore del Fronte Ucraino), che si è detto risolutamente contrario a trattative con l’opposizione, sembra che sia vicina la secessioni delle regioni occidentali. Questa possibilità è supportata dalla richiesta, riportata dalle testate online ucraine e dalle agenzie russe ITAR-TASS e RIA Novosti, che l’opposizione avrebbe fatto all’UE di “aiutare economicamente” le regioni separatiste, ovvero di finanziare la secessione, facendo profilare quello scenario jugoslavo prospettato dal nostro compagno deputato Zubchevskij.

Intervenendo a Rossija24, il segretario del PC Petro Simonenko ha ribadito le responsabilità dell’opposizione e delle potenze straniere nella guerra civile in atto, rilanciando la riforma costituzionale in senso parlamentare e il federalismo su base regionale, per salvaguardare l’unità del paese.

Flavio Pettinari per Marx21.it

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