Ucraina. Kiev aumenta la pressione sul Donbass, tregua a rischioTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Ucraina. Kiev aumenta la pressione sul Donbass, tregua a rischio

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha detto chiaramente nel corso di un discorso in Parlamento che a oggi ci sarebbero più di 50.000 soldati ucraini a ridosso del confine con il Donbass. In molti temono che con l’arrivo dell’estate possa saltare anche il cessate il fuoco raggiunto a Minsk, ancor più che le violazioni al confine si sprecano e nelle ultime ore si contano decine di morti. E l’Occidente continua, compatto, ad accusare a senso unico la Russia. 

Attualmente ci sarebbero ben più di 50.000 soldati ucraini dispiegati a ridosso delle zone di guerra del Donbass, per intenderci l’Ucraina dell’Est contro cui l’esercito di Kiev ha cominciato una violenta campagna militare nell’aprile del 2014. Le autoproclamatesi Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk infatti, non hanno riconosciuto il “regime change” del Maidan, e sull’onda del referendum per l’indipendenza della Crimea hanno tentato di conseguire a loro volta l’indipendenza dall’Ucraina. Il risultato di ciò è stata l’invasione delle truppe di Kiev e la conseguente guerra con i separatisti filorussi che ha provocato oltre 6000 morti, tra cui purtroppo molti civili. Non solo, l’esercito di Kiev ha utilizzato per le operazioni anche la Guardia Nazionale, all’interno della quale sono stati inquadrati i famigerati neonazisti di Pravij Sektor e di altri battaglioni di estrema destra. Le bombe di Kiev si sono accanite anche contro le infrastrutture, le scuole, i ponti, mettendo in ginocchio una metropoli come Donetsk che, prima della guerra, rappresentava una delle città più importanti dell’Ucraina. Ora però sembra che il cessate il fuoco raggiunto a Minsk a febbraio rischi di saltare seriamente. Da un lato il ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Vladimir Kononov, ha accusato Kiev di provocare continuamente al confine e di aver sparato con l’artiglieria lungo tutto il confine, una autentica violazione dei trattati. E infatti il rischio è che il cessate il fuoco di Minsk salti da un momento all’altro, soprattutto perchè nelle ultime 24 ore si sono verificati veri e propri scambi di artiglieria e combattimenti nei sobborghi di Donetsk, con tanto di intervento di carri armati. E con la guerra è tornato il solito balletto con l’Occidente che accusa la Russia di ingerenze e il Cremlino che invece parla di provocazioni e di propaganda da parte di Kiev. I bombardamenti di Kiev avrebbero provato 15 morti nelle ultime ore e le bombe avrebbero anche lasciato centinaia di minatori intrappolati sottoterra a causa dei black out. E Kiev, come di consueto, reagisce accusando sempre gli altri. Ora Poroschenko ha accusato i separatisti di aver lanciato una offensiva su larga scala, lasciando intendere che ci sia in realtà la Russia dietro le loro azioni. Sulla stessa linea ovviamente anche gli Stati Uniti, con Marie Harf, portavoce del dipartimento di Stato, che ha detto chiaramente: “La Russia è direttamente responsabile per gli attacchi. Qualunque tentativo di occupare altro terreno comporterà costi crescenti“.  Nessuno però riesce a fornire prove che i leader dei separatisti del Donbass prendano ordini direttamente da Putin. Da parte sua il Cremlino ha accusato Kiev di avere tutto l’interesse a cercare di riaprire la guerra per non affrontare le riforme politiche promesse a Minsk.

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