Ucraina. Kiev ferma i servizi pubblici nel #DonbassTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Ucraina. Kiev ferma i servizi pubblici nel #Donbass

Il governo ucraino ha deciso di sospendere la protezione dei diritti umani nel #Donbass e ha ordinato di fermare ogni servizio pubblico in tutti i territori controllati dai separatisti in Ucraina dell’Est. Si tratta di un gesto estremo preso contro le popolazioni civili che viola la Convenzione Europea dei Diritti Umani nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale. 

Con una misura senza precedenti il governo ucraino di Poroshenko ha deciso di prendere una misura estrema per mettere alle strette i separatisti del #Donbass, gli stessi che hanno sfidato Kiev andando in massa a votare per le elezioni nelle autoproclamate nelle repubbliche di Lugansk e Donetsk. Dal momento che i cittadini dell’Ucraina dell’Est si sono esposti e soprattutto non intendono accettare l’autorità del nuovo governo ucraino derivato dai fatti di piazza Majdan, ecco che le autorità ucraina hanno elaborato un nuovo piano di azione. In questo senso, mentre i media continuano ad accusare Mosca di ingerenze in Ucraina, il governo di Kiev ha preso la clamorosa decisione di sospendere l’erogazione di qualsiasi servizio pubblico nei territori controllati dai separatisti. Il che, tradotto, significa che migliaia di persone rimarranno senza pensione e senza la possibilità di fruire di servizi basilari. Non solo, questa mossa preparata da parte del Consiglio Nazionale di Sicurezza Ucraino la scorsa settimana, e che deve essere ancora ratificata ufficialmente (ma si tratta di una formalità), prevede anche la sospensione della Convenzione Europea dei Diritti Umani nelle aree controllate dai separatisti. La Convenzione, che garantisce alcuni diritti umani di base e libertà fondamentali in Europa, tramite alcuni articoli prevede che possa essere sospesa in caso di guerra o di minacce alla vita della nazione. Dal conto suo Kiev continua a sostenere che la campagna militare che ha lanciato contro il Donbass vada configurata invece come una operazione anti-terrorismo, ma da mesi l’esercito di Kiev ha bombardato paesi e città in Ucraina dell’Est provocando la morte di migliaia di persone. Praticamente il decreto del governo ucraino prevede che sia chiuso ogni legame sociale ed economico con le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk; Kiev richiamerà tutti i suoi dipendenti ed evacuerà tutti i suoi uffici nelle aree sotto controllo dei separatisti. Ovviamente l’ordine riguarda anche il settore sanitario e dell’istruzione, inclusi i reparti di emergenza, fatto questo che con l’arrivo dell’inverno potrebbe rappresentare un vero e proprio dramma umanitario. La stessa misura è stata decisa per quanto riguarda tutte le aziende statali e i loro impiegati e alla Banca Centrale d’Ucraina è stato ordinato di fermare ogni servizio bancario nelle regioni del Donbass con i conti di chi vive qui che verranno congelati costringendo ad utilizzare contanti o baratto per sopravvivere. Come se non bastasse il presidente Poroshenko ha anche annullato un provvedimento con il quale era stato previsto uno statuto speciale per le aree sotto controllo dei ribelli separatisti, il che frustra de facto ogni loro conquista creando le condizioni per una ripresa delle ostilità. Igor Plotnitskiy, leader della Repubblica Popolare di Lugansk ha commentato in questo modo le misure di Kiev: “Il decreto di Poroshenko sul blocco socio-economico del Donbass è de facto un atto di genocidio e devastazione del nostro popolo”. Non solo, Plotnitskiy ha anche aggiunto che il governo della Repubblica di Lugansk non fermerà il suo corso e in questo gli ha fatto eco Denis Pushilin, rappresentante ufficiale della Repubblica Popolare di Donetsk, che ha affermato che il decreto di Poroshenko è una “flagrante violazione del protocollo di Minsk“. 

Dc

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