Ucraina. Kiev sotto accusa per spari contro convogli OsceTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Ucraina. Kiev sotto accusa per spari contro convogli Osce

Gravissimo episodio in Ucraina dell’Est dove un convoglio di osservatori Osce è stato costretto ad abbandonare la regione per motivi di sicurezza dopo che alcuni soldati di Kiev hanno aperto il fuoco contro di loro. A renderlo noto la stessa Osce che ha scatenato la rabbia della Russia: “E’ vergognoso”. Intanto la Merkel cerca in qualche modo un “disgelo” con Mosca..

E’ stato lo stesso Osce a denunciare l’episodio gravissimo verificatosi a Marinka, una località controllata da Kiev a meno di 15 chilometri da Donetsk nel cuore del’Ucraina dell’Est controllata dalle forze separatiste. Secondo la prima ricostruzione i soldati dell’esercito ucraino hanno aperto il fuoco contro il convoglio su cui viaggiavano gli osservatori dell’Osce costringendoli a ritirarsi dalla zona per motivi di sicurezza. Si tratta di una violazione gravissima della legge internazionale, ma ovviamente nessuno della Nato e dell’Occidente in generale ha esecrato quanto successo. Per la prima volta l’Osce accusa direttamente Kiev che ora dovrà dunque prendersi le sue responsabilità in un conflitto che ha fortemente voluto e che continua sottotraccia. L’Osce ha precisato che gli gli ispettori stavano viaggiando a bordo di due veicoli verso Donetsk, quando uno dei due soldati (“personale in uniforme con elmetto”) a bordo di un camion con un largo box di legno verde ha sparato due colpi verso il convoglio, a circa 80 metri di distanza. I proiettili sono finiti a due metri dal secondo veicolo dell’Osce. Chiaramente la Russia ha subito preso nettamente posizione contro l’accaduto e lo ha fatto per bocca del portavoce del ministero degli esteri russo, Aleksandr Lukashevich: “E’ vergognoso. Noi protestiamo in modo categorico, tenendo conto che la parte ospite è obbligata ad assicurare tutte le garanzie necessarie per i movimenti e il lavoro della missione internazionale di monitoraggio del cessate il fuoco“. E invece l’Occidente continua ad accusare a senso unico la Russia, alimentando così le tensioni e il rischio di una escalation. Intanto però la Germania di Angela Merkel ha cercato in qualche modo una forma di disgelo nei confronti del Cremlino nel corso della visita ufficiale della cancelliera in Polonia dopo che in Australia, in occasione del G20, aveva invece utilizzato parole dure nei confronti del Cremlino. La Merkel ha infatti detto di essere consapevole che “la sicurezza in Europa, almeno nel lungo termine, non possa esser garantita senza la Russia“. Tutto questo avviene mentre la Russia deve ospitare centinaia di migliaia di cittadini ucraini fuggiti dal loro paese, al punto che sarebbero oltre un milione i cittadini ucraini che sono fuggiti dall’Ucraina. Secondo diverse fonti russe, anche interne alla Duma, ogni giorno centinaia di cittadini ripiegano in Russia in fuga dalle zone del Donbass dove è in atto l’ “operazione punitiva” di Poroshenko. Dal 5 settembre a oggi, ovvero dalla data della firma del cessate-il-fuoco nell’Est a seguito degli accordi di Minsk, sarebbero morte oltre mille persone (119 donne), con una media di oltre 13 morti al giorno. Questo dimostra come l’esercito ucraino non abbia mai smesso la sua campagna punitiva nel Donbass. I civili continuano a venire uccisi, a essere rapiti e a scomparire come rilevato dall’ennesimo rapporto dell’Onu che punta il dito anche nei confronti di diversi gruppi armati dipendenti da Kiev.

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