Ucraina. Kiev vuole cacciare i comunisti dal Parlamento, ma l'Occidente taceTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Ucraina. Kiev vuole cacciare i comunisti dal Parlamento, ma l’Occidente tace

Nonostante il mainstream ci proponga una visione della Giunta di Kiev come “democratica”, il governo autonominatosi dell’Ucraina, al contrario, continua la sua operazione di eliminare ogni voce di dissenso. Ora è il turno dei comunisti che la Giunta vorrebbe mettere fuori legge per non avere più altri ostacoli sul suo cammino. Il tutto condito dal silenzio complice e scandaloso delle “democrazie” occidentali.

L’Europa dovrebbe essere un luogo di alti valori etici e morali che avrebbe nella “democrazia” e nel rispetto delle opinioni altrui alcuni dei più importanti della propria natura, almeno a parole. Poi però alla prova dei fatti, abbiamo verificato come questi valori siano solo lettera morta e nulla più dal momento che tutte le “democrazie” d’Europa abbiano scelto di coprire il golpe verificatosi a Kiev a febbraio e di appoggiare in chiave antirussa una Giunta provvisoria del tutto monopolizzata dalle forze estremiste di destra tra le quali è impossibile non annoverare il partito di Svoboda, nato da quello che si chiamava Partito Nazional Socialista Ucraino, solo per rendere l’idea. Si tratta di personaggi che citano Goebbels in televisione come se nulla fosse, come se sostenere il nazismo fosse dopotutto una posizione come un’altra. Tutto questo avviene sotto gli occhi pigri di un’Europa che preferisce guardare dall’altra parte, e così ha fatto anche quando le bande di estrema destra hanno ucciso decine di persone nella strage di Odessa o a Mariupol, quando cecchini hanno sparato sui civili il giorno della Vittoria contro il nazifascismo. Ora i media nostrani continuano a occultare la realtà, non raccontandoci di quello che succede nel Parlamento di Kiev, dove ormai la Giunta sta mostrando il suo vero volto e sta pensando di mettere fuori legge l’unico partito organizzato rimasto a contestare il suo operato, ovvero il Partito Comunista Ucraino.

Evidentemente però i militanti comunisti non sono esseri umani meritevoli di solidarietà umana in Occidente dal momento che vengono picchiati, eliminati e intimiditi ormai da quattro mesi senza che nessuno dei “cavalieri democratici” abbia mai aperto bocca per denunciare le violenze dei neonazisti. A spaventare la Giunta di Kiev è il coraggio dei comunisti ucraini e del segretario Petro Simonenko, rimasto vittima di un agguato da parte di una trentina di persone che hanno cercato di bruciarlo assieme alla sua auto, convincendolo così della necessità di ritirare a sua volta la candidatura alle presidenziali, ormai elezioni farsa dal momento che tutte le voci contrarie al Majdan vengono intimidite o costrette al silenzio. Le elezioni del 25 maggio si terranno in un clima di nervosismo e paura, e saranno quindi vere e proprie elezioni farsa, ma non per gli Stati Uniti che in modo piratesco continuano ad appoggiare ogni mossa di Kiev. Simonenko in Parlamento aveva duramente accusato il governo della Giunta di Kiev di non tenere minimamente conto di quello che sta succedendo nell’Est del Paese, e ha anche accusato direttamente Tur­chy­nov e il pre­mier Yatse­niuk di cor­re­spon­sa­bi­lità nelle morti dei civili di Mariu­pol, dove le bande di estrema destra protette dalla Giunta hanno sparato sulla folla.  Tur­chy­nov per tutta risposta ha pensato bene di interrompere Simonenko e di accusare il partito comunista di appoggiare non meglio specificati “terroristi”. Non solo, Kiev avrebbe anche delle famigerate prove, peccato che dopo Majdan la sede del partito comunista ucraino sia diventato il quartier generale del Pravij Sektor e di altri gruppi neonazisti, che dunque hanno avuto tutto il tempo per confezionare prove all’interno di palazzi che poi sono stati dati alle fiamme per evitare problemi. 

Ovviamente la messa al bando dei comunisti lascerebbe completamente indifferente l’opinione pubblica Occidentale che anzi, ci permettiamo di dire, potrebbe persino sorridere vedendo date alle fiamme le sedi dei comunisti ucraini, una sorta di monito ai “rompiscatole di casa”.  Inoltre Kiev accusando di terrorismo chiunque non accetti la sua autorità sta in sostanza vanificando ogni tentativo di pacificazione spingendo il Paese verso la guerra civile dal momento che l’Ucraina dell’Est ha paura e non può accettare di far parte dello stesso Stato che, per bocca di Julia Tymoschenko, ha detto di voler uccidere i sette milioni di russi dell’Est. Il governo di Kiev ormai si riconosce apertamente nella tradizione del collaborazionista nazista Stepan Bandera, e si sprecano le notizie che parlano di personaggi legati alla Giunta che in qualche modo ammiccano al nazismo. Tutto questo avviene alle porte dell’Europa e, sappiatelo, la messa al bando dei comunisti non farà piangere una lacrima di indignazione a questi presunti alfieri della democrazia.

D.C.

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