Ucraina. Le elezioni del Donbass e la rabbia di PoroshenkoTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Ucraina. Le elezioni del Donbass e la rabbia di Poroshenko

Le elezioni nel Donbass del 2 novembre sono state un successo sotto tutti i punti di vista ma ovviamente non sono state riconosciute nè da Kiev, nè dall’Ue nè dalla Nato. I media hanno scelto di oscurare le immagini del voto che secondo gli osservatori stranieri è stato completamente “democratico. E Poroschenko ha subito annunciato ritorsioni. 

Foto: Ria Novosti

Alla fine si è votato nel Donbass  e l’esito delle votazioni non ha originato sorprese dal momento che i due leader delle autoproclamate Repubbliche di Lugansk e Donetsk, Alek­sandr Zakhar­cenko e Igor Plot­ni­tskij, sono stati rieletti a furor di popolo. Zakhar­cenko ha rac­colto più di 765mila voti (oltre l’80%), con­tro i circa 112mila del vice Pre­si­dente del par­la­mento di Novo­ros­sija Alek­sandr Kof­man e i 93mila del depu­tato del Soviet repub­bli­cano Jurij Sivo­ko­nenko. Per Plot­ni­tskij hanno votato oltre 445mila elet­tori (63,8%); gli altri due can­di­dati a Lugansk hanno rac­colto rispet­ti­va­mente il 10 e il 7,2% (Fonte Manifesto). Insomma numeri alla mano non si è trattata di una semplice mossa propagandistica come invece sostengono a Kiev e i giornalisti occidentali, si è trattato di elezioni vere, piaccia o no, cui la popolazione civile ha partecipato in massa.  Roman Lja­ghin, Pre­si­dente della Com­mis­sione elet­to­rale cen­trale di Done­tsk, ha annunciato pubblicamente il proposito del Donbass dopo le elezioni: “Kiev deve met­tersi l’animo in pace: il Don­bass non fa più parte dell’Ucraina. Que­sto è un’assioma“. Ed in effetti tornare indietro dopo che Kiev ha inviato l’esercito contro le popolazioni civili dell’Est con tanto di battaglioni punitivi neonazisti, vedi il Battaglione Azov, sembra quasi impossibile. Impossibile dimenticare il pogrom di Odessa, gli omicidi, i bombardamenti, i colpi di mortaio che hanno colpito anche scuole e ospedali mentre da Kiev si parlava di chi decideva di combattere per difendere la propria cosa come di “terroristi”, con tanto di placet dei media internazionali. Quello che i media non diranno mai è che nel #Donbass le elezioni sono state reali, alle urne ci sono state code lunghe anche diverse centinaia di metri, code talmente lunghe che hanno letteralmente scioccato gli osservatori stranieri. Una risposta forte ai benpensanti di Kiev, Ocse, Ue e Washington che avranno probabilmente masticato amaro osservando che il popolo del Donbass ha scelto di partecipare in massa alle elezioni della Novorossja e di boicottare al contrario le elezioni del 26 ottobre per la Rada di Kiev, bollate ovviamente come “democratiche” dai media del mainstream. A parte Mosca nessuno ha scelto di riconoscere queste elezioni, e dire che vi erano oltre 70 osser­va­tori stra­nieri (ita­liani, cechi, tede­schi, ame­ri­cani, russi, austriaci, greci, serbi, bul­gari, ecc.), che hanno sottolineato la democraticità e l’organizzazione delle elezioni. Del resto quella della divisione dell’Ucraina si tratta di una soluzione pacifica e impedirla a questo punto significa essere a favore di una guerra fratricida. “Ho visto per­sone felici di andare a votare e orgo­gliose di farlo. Il sistema di voto è stato asso­lu­ta­mente legit­timo e cor­ri­spon­dente alle norme della demo­cra­zia“, parola dell’eurodeputato ita­liano Fabri­zio Ber­tot che ha rilasciato una breve intervista alla Tass. Non solo, nel corso delle votazioni le forze armate della Novorossja avrebbero impedito l’infiltrazione di alcuni sabotatori con armi pesanti, l’ennesima riprova che la tregua siglata a settembre a Minsk regge solo sulla carta. Le elezioni comunque sono state di massa e sono state seguite anche dai profughi fuggiti in Russia che hanno potuto votare direttamente in seggi portati nelle regioni confinanti russe come Rostov e Belgorod. Ma a Kiev temevano eccome queste elezioni e infatti hanno tentato di sabotarle con diversi tentativi di hacker di interferire sul voto elettronico, ma hanno fallito nel loro intento. E poco dopo la fine delle votazioni le artiglierie di Kiev hanno ripreso a martellare Donetsk e il Donbass, al punto che in molti temono che il nuovo governo nazionalista di destra installatosi a Kiev ben presto annuncerà una nuova campagna militare dopo che la prima era fallita tragicamente. Non solo, Kiev ha anche detto di voler rivedere gli impegni presi nei confronti del Donbass alla luce della “farsa elettorale” del 2 novembre, una affermazione che per molti significa semplicemente la riapertura della guerra e l’ammissione che ormai il governo ucraino non ha più alcun controllo sull’Ucraina dell’Est. Il Consiglio di Sicurezza e della Difesa Ucraino infatti si riunisce oggi per discutere l’annullamento della legge per uno statuto speciale delle regioni separatiste che avrebbe dato ampia autonomia alle province dell’Est. Mosca invece ha plauso alla prova di democrazia del Donbass e ha riconosciuto le elezioni. Una cosa è certa, se Poroshenko e il governo di ultradestra di Kiev tenteranno di ricorrere di nuovo alle armi, questa volta si prenderanno la piena responsabilità di quello che fanno dal momento che il popolo del Donbass ha mostrato al mondo democraticamente la sua volontà, ovvero quella di separarsi per sempre dall’Ucraina.

Dc

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