Ucraina. Ma dove sono gli amanti della democrazia?Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Ucraina. Ma dove sono gli amanti della democrazia?

Se n’è accorto anche il The Guardian, in Ucraina sarebbe in atto una grande mistificazione da parte dei media occidentali. Altro che manifestanti democratici che combattono un governo autoritario, quelle in Ucraina sembrano mobilitazioni strumentali per ottenere ben altri fini.

Photo Credit: L43

Lo schema è sempre quello: l’Occidente “buono” e democratico (cosa mai vorrà dire) contro il paese autocratico di turno dove il dittatore del momento commette orribili violazioni dei diritti umani. Il tutto mentre paesi che veramente violano quotidianamente i diritti umani (vedi Qatar e Arabia Saudita) intrattengono con Europa e Stati Uniti ottimi rapporti. Lo schema è stato riproposto anche in Ucraina dove i media ci hanno parlato di attivisti pro-democrazia che combattono contro un governo autoritario per chiedere il diritto a entrare nell’Ue, un diritto conculcato dal “Moloch” Putin, un pò la trasfigurazione in politica estera dell’ “Orco” delle fiabe. Peccato che questa vulgata sia del tutto parziale, un pò come quella raccontata sulla Libia, e se siano accorti anche quelli del “The Guardian” che hanno pubblicato un articolo nel quale hanno sbugiardato questo modus operandi (LEGGI QUI) . Vai a spiegare che il presidente Yanukovich è stato in realtà eletto in elezioni considerate regolari dagli osservatori internazionali, e soprattutto vai a spiegare che in realtà l’adesione all’Ue non è mai stata realmente sul tavolo delle opzioni per Kiev. Per non parlare dei manifestanti di piazza Maidan mitizzati in modo grottesco dalla stampa europea, tra i quali la componente di neonazisti e neofascisti era purtroppo non marginale. Non si tratta certo di fan della democrazia, ma l’Ue sembra essere pronta persino a fare leva su neonazisti e neofascisti pur di conseguire i propri risultati. Sfogliando giornali europei sull’Ucraina di quest’ultimo mese un lettore disattento nemmeno si accorgerebbe della presenza di nazionalisti di estrema destra e fascisti nelle proteste e negli attacchi contro gli edifici del potere. Come se Svoboda, il partito di estrema destra e antisemita, fosse un partito come un altro. Il leader di Svoboda, che in Italia và a braccetto con l’antieuropeista e fascista Forza Nuova, Oleg Tyahnybok, ha detto più volte che una “mafia russo-ebraica” controlla l’Ucraina; un pò la riproposizione nel XXI secolo delle teorie sciorinate da Hitler nella Germania degli anni Trenta.  Impossibile che il senatore americano John McCain non sapesse quando si è presentato a Kiev il mese scorso ad arringare i manifestanti, impossibile che l’Ue e i giornalisti non abbiano voluto vedere ai primi di febbraio i militanti di Svoboda marciare a Lviv con 1500 fiaccole in onore del leader nazifascista ucraino Stepan Bandera, colui che nella Seconda Guerra Mondiale scelse il Terzo Reich, per intenderci. “Così, nella settimana che ricorda la liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, nelle strade dell’Ucraina i sostenitori di coloro che hanno contribuito a realizzare il genocidio degli ebrei sono stati acclamati dai politici occidentali. Ma Svoboda è stato ora scavalcato nelle proteste da gruppi ancora più estremisti, come il ‘Settore di destra’, che vogliono una rivoluzione nazionale e minacciano guerriglia prolungata“, ci spiega in modo chiarissimo l’articolo del The Guardian. Del resto i media occidentali non dicono nemmeno che l’Ucraina è un paese diviso, e che esiste da sempre una parte russofila che sembra essere quasi scomparsa in questi giorni. Non una parola è stata spesa per il Partito Comunista Ucraino, ancora molto forte nell’est e nel sud, e che recentemente ha annunciato la creazione di milizie popolari per arginare i neonazisti. L’Est non è assolutamente d’accordo a un ingresso nell’Ue in quanto l’industria dipende da sempre da Mosca e dal mercato russo, e un ingresso in Ue significherebbe venire schiacciati dalla concorrenza. Ben si capisce quindi come mai la NATO voglia mettere le sue mani sull’Ucraina, magari arrivando a una divisione, e se avete qualche dubbio pensate alla rivoluzione arancione e ai successivi tentativi della NATO di incoraggiare Kiev a mandare truppe in Iraq e Afghanistan. La realtà è che l’elezione di Yanukovich ha rotto le uova nel paniere in quanto ha segnato la decisione ucraina di sfuggire alla pressione della NATO, fatto questo confermato dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, quando ha dichiarato che il patto poi abortito con l’Ucraina avrebbe rappresentato “spinta importante per la sicurezza euro-atlantica”. Ben si capisce quindi la rabbia quasi idrofoba con cui Kerry e Hague si sono scagliati nei confronti della presunta repressione da parte della polizia di “pacifici manifestanti”. Per non parlare poi della miseria che ha colpito le fasce popolari ucraine all’indomani del crollo dell’Urss, quando gli stregoni neoliberisti hanno applicato privatizzazioni di massa che hanno fatto perdere metà del reddito nazionale del Paese in cinque anni. Inoltre il fatto stesso che Yanukovich si sia detto disposto a fare concessioni incredibili ai manifestanti, vedi le dimissioni del primo ministro e l’abrogazione delle leggi speciali, dimostra come l’opposizione in realtà non abbia interesse tanto a trattare quando a destabilizzare. 

 

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