Ucraina. Manifestanti infrangono tregua, evacuato il ParlamentoTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Ucraina. Manifestanti infrangono tregua, evacuato il Parlamento

Mentre gli Stati Uniti fanno la voce grossa accusando Kiev di una terribile repressione, i manifestanti  continuano ad attaccare i luoghi del potere in tutta l’Ucraina infrangendo la tregua che era stata dichiarata il giorno prima dal presidente Yanukovich. Un gioco pericoloso teso probabilmente a tirare uno sgambetto alla Russia, a qualsiasi costo.

Prosegue la crisi in Ucraina dopo che nella giornata di ieri il presidente Yanukovich aveva chiesto e ottenuto una tregua con l’opposizione, puntualmente violata dai soliti manifestanti radicali che, alle prime ore del giorno, hanno nuovamente ripreso gli scontri lanciando bombe molotov contro gli agenti di sicurezza. Così mentre come al solito Usa e Ue si sono scagliati contro la repressione della polizia, intanto il Parlamento ucraino è stato evacuato in mattinata per motivi di sicurezza. A diffondere la notizia l’agenzia Interfax, una notizia che sottolinea quanto la situazione sia precaria in Ucraina. Diversi testimoni hanno anche udito numerosi colpi di arma da fuoco, anche se non è chiaro da dove provenissero dal momento che è ormai provato che anche i manifestanti di piazza Maidan dispongono di pistole. Quello che Obama e soci si rifiutano di commentare è che tra le file dell’opposizione ci siano anche numerosi neonazisti armati anche di pistole, e del resto sono stati uccisi diversi poliziotti proprio a colpi di arma da fuoco. Sembra quasi che Usa e Ue abbiano dato il “via” a un vero e proprio colpo di Stato, e tutto questo dovrebbe far riflettere dal momento che le stesse modalità potrebbero venire utilizzate anche altrove, vedi in Venezuela. Addirittura incredibile che nessuno dica nulla contro i neonazisti che hanno ribadito che  non c’è niente da negoziare” e che non firmeranno la tregua. Obama ha chiesto in poche parole all’Ucraina di non difendersi da questi personaggi, come se fossero degli autentici paladini della libertà. E in tutto ciò aleggia concretamente, ironia della sorte, la possibilità di sanzioni da parte dell’Unione europea si fa sempre più concreta. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha condannato le violenze e ha chiesto una “indagine urgente e indipendente”, sembra di rivedere lo stesso film della Siria, quando l’Occidente rifiutava in modo grottesco di vedere le violenze dell’opposizione. Al traino ovviamente anche Emma Bonino che ha invocato “misure restrittive eccezionali”, ignorando, o meglio volendo ignorare, che a Kiev sono in scena personaggi che non vogliono trattare, bensì attaccare lo Stato per crearne uno nuovo con la violenza. Non stiamo parlando di Vitaly Klitshko, che almeno formalmente ha delle richieste da porre sul tavolo, ma della maggioranza dei manifestanti radicali, manifestanti che nessuno controlla e che l’Occidente finge di non vedere. L’unico Paese a prendere le parti di Kiev è stato la Russia che ha denunciato un vero e proprio tentativo di colpo di Stato in Ucraina e ha dichiarato di esigere dai  leader dell’opposizione nel Paese lo stop alle violenze. Di fronte all’evidenza della complessità della situazione e al serio rischio della guerra civile, l’Occidente gioca all’apprendista stregone con il vice presidente degli Usa, Joe Biden, che ha telefonato al presidente Yanukovich per fargli pressioni e chiedergli di ascoltare i manifestanti, ma quali? Yanukovich è stato eletto democraticamente e per quanto non sia sicuramente un santo, non si capisce in che modo si possa sostenere di essere a favore della “democrazia” se non si prendono le distanze dalle violenze dei neonazisti.  Del resto proprio Yanukovich aveva detto chiaramente che i leader dell’opposizione hanno superato una linea chiamando “le persone alle armi”. Cosa ha da dire la Casa Bianca a riguardo? E soprattutto secondo i servizi ucraini almeno 1500 armi da fuoco sarebbero finite in mano degli insorti, aumentando l’inevitabilità di una guerra civile. 

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Qua su si vede uno dei tanti messaggi scritti da i personaggi del centrosinistra italiano acriticamente tutti a favore dei manifestanti ucraini, prendendo quindi per buone le fiabe offerte in pasto all’opinione pubblica, ovvero di manifestanti pacifici e democratici che vengono massacrati dalla polizia. Basterebbe guardare che dei 28 morti circa una decina sono poliziotti, due sono dipendenti del partito di Yanukovich, e due giornalisti, per comprendere che al massimo si può parlare di guerra civile e non certo di repressione a senso unico. Ma proprio come in Siria, l’Occidente ha già scelto chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”. E intanto dall’Ucraina arrivano notizie di manifestanti armati che sparano nel centro di Kiev contro giornalisti di Russia Today, ma anche in questo caso nessuno prenderà le distanze, così come nessuno prenderà le distanze dai rapimenti e dalle violenze perpetrate.
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