Ucraina. Nove morti nell'assalto al ParlamentoTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Ucraina. Nove morti nell’assalto al Parlamento

Ucraina. Nove morti nell’assalto al Parlamento

Il bilancio del tutto provvisorio dopo i nuovi violenti scontri tra polizia e manifestanti in Ucraina è di nove morti, tra cui sette civili e due poliziotti. Mosca ha duramente accusato l’Occidente di aver spronato i manifestanti più radicali. 

Morte e alta tensione a Kiev dove gli scontri tra polizia e manifestanti radicali sono degenerati dopo che un cordone di agenti ha impedito a un corteo di circa mille dimostranti di arrivare al Parlamento, dove in quel momento si stava discutendo una riforma costituzionale chiesta dall’opposizione per ridurre i poteri del presidente. Secondo un primo bilancio ci sarebbero ben sette morti tra i civili tra cui  Serghii Didik, consigliere comunale in una città della regione di Ivano Frankivsk (Ucraina occidentale), e di Volodimir Kishuk di Zaporizhia (Ucraina sud-orientale). Oltre a loro morti anche due poliziotti in circostanze ancora da chiarire, a significare che tra i manifestanti hanno ormai preso il sopravvento le forze più radicali e violente di estrema destra. Ci sarebbero anche 150 feriti tra cui 15 giornalisti di Associated Press e Reuters. Il ministero dell’Interno ucraino ha riferito, poi, che due soldati sono rimasti feriti da proiettili di arma da fuoco, fatto che non sorprende dato che nei giorni scorsi ex componenti del governo ucraino hanno esortato i manifestanti a scendere in piazza armati. Le violenze di oggi comunque hanno letteralmente passato il segno e le autorità ucraine hanno  lanciato un ultimatum ai manifestanti di ritirarsi altrimenti saranno costrette a intervenire: “Avvertiamo le teste calde dell’opposizione: il potere ha i mezzi per ristabilire l’ordine. Saremo costretti a ricorrere a misure più forti se le violenze non cesseranno entro le 18 (17 italiane)“, si legge in una dichiarazione congiunta del ministero dell’interno e dei servizi speciali. Tutto questo avviene alla vigilia dell’incontro tra il presidente Yanukovich e il leader dell’opposizione, un incontro che in teoria avrebbe potuto rappresentare un passo verso la pace; dopo le violenze di oggi però sembra molto difficile che si troverà una via d’uscita. Intanto Mosca ha accusato direttamente l’Occidente di aver fomentato i disordini, sostenendo, ha dichiarato il ministro degli Esteri, che i  politici europei avrebbero letteralmente incoraggiato le forze più radicali non condannando in alcun modo le loro azioni. Le violenze sono la conseguenza del fatto che l’Occidente ha chiuso gli occhi sulle azioni degli estremisti“, si legge in una nota. La Russia ha chiesto pertanto all’opposizione di “evitare minacce e ultimatum e di avviare un dialogo sostanziale con le autorità allo scopo di portare fuori il Paese da questa profonda crisi“, pur denunciando che “l’opposizione non è più in controllo del movimento di protesta“. Ovviamente però la politica internazionale ha preferito ancora una volta schierarsi a favore delle proteste di piazza, vedi la Casa Bianca, la Germania, la Francia e la Polonia. Non una parola invece nei confronti di una opposizione sempre più violenta e soprattutto sempre più autorizzata a utilizzare la violenza contro il governo legittimo.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/streetwrk/11446381246/”>streetwrk.com</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/”>cc</a

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