Ucraina. Nuovo convoglio umanitario russo in arrivo a LuganskTribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Ucraina. Nuovo convoglio umanitario russo in arrivo a Lugansk

Mentre la tensione resta alta al confine tra Ucraina e Russia un convoglio umanitario russo è arrivato nella città di Lugansk con oltre 2000 tonnellate di prodotti alimentari, medicine e altre apparecchiature d’emergenza. Ovviamente Kiev in risposta si è lasciata di nuovo andare all’isteria e a proclami bellicosi che non fanno ben sperare in vista della pace.

Oltre 2.000 tonnellate di aiuti umanitari, di questo si parla ovvero di un nuovo convoglio russo che è arrivato nelle scorse ore a Lugansk, una delle città più importanti dell’Ucraina dell’Est che è stata letteralmente disastrata da due mesi di fitti bombardamenti da parte dell’artiglieria di Kiev che non ha risparmiato nemmeno le aree residenziali. Nei camion russi sono stati trasportati prodotti alimentari, medicine e apparecchiature di emergenza rese necessarie dalle condizioni drammatiche in cui vive gran parte della popolazione dell’Ucraina dell’Est. La Croce Rossa non ha scortato il convoglio per mancanza d’indicazioni da parte del governo centrale di Kiev, che non sembra propriamente intenzionata ad abbassare i toni e a creare le condizioni di una pace. Anzi, Kiev sembra piuttosto propensa a cercare in tutti i modi il casus belli, e lo fa provocando continuamente la Russia. L’ultimo in ordine di tempo è stato il premier Iatseniuk che ha accusato Putin di volere un’altra guerra fredda e di voler ricreare l’Unione Sovietica ai danni dell’Ucraina. Una vera ossessione da parte di Iatseniuk mentre invece Kiev è particolarmente indulgente nei confronti dei rigurgiti neonazisti incarnati anche dal partito di governo Svoboda, che ha come modello Stepan Bandera, ovvero il collaborazionista delle Ss che ha ucciso decine di migliaia di persone nella Seconda Guerra Mondiale. Kiev dunque non concede l’autorizzazione ai convogli umanitari per aiutare la sua stessa gente, quella cui però  vorrebbe negare l’indipendenza. Un atteggiamento bifronte che non potrebbe essere altrimenti classificato che come provocatorio, ancor più che la fragile tregua raggiunta tra Poroschenko e Putin sembra vacillare ogni giorno di più. Il problema per Kiev, per l’Ue e anche per l’Occidente in generale è che la popolazione del Donbass dopo sei mesi di guerra ha visto le proprie case bruciate e le proprie strade bombardate e quindi non è più disposto a tornare indietro allo status quo ante. Non dopo quello che è successo con quasi tremila morti, torture, bombardamenti e battaglie casa per casa. La sensazione è che ormai si sia verificato uno strappo vero e proprio e ogni tentativo di Kiev di non riconoscere lo stato di cose rischierà di trascinare l’Ucraina e forse anche l’Europa in una guerra globale.

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