Ucraina. Ordine di arresto per Yanukovich ma scende in piazza l'Ucraina antifascistaTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Ucraina. Ordine di arresto per Yanukovich ma scende in piazza l’Ucraina antifascista

Da Kharkov a Sebastopoli, in Ucraina, nelle score ore sono scesi in piazza i manifestanti anti-golpe. Chiaramente i media occidentali hanno bellamente e completamente ignorato questi avvenimenti, continuando a raccontare la fiaba della rivoluzione popolare contro il regime. Intanto a Kiev è stato lanciato un ordine di arresto per Yanukovich.

Anche dando per scontato che quanto successo a Kiev negli ultimi giorni sia del tutto normale, anche un bambino si accorgerebbe oggi che c’è qualcosa che non va. Si parla di deputati picchiati, minacciati e costretti a non presentarsi, altri invece hanno dovuto far funzionare la Rada, il Parlamento, sotto la minaccia diretta dei neofascisti di Svoboda e Right Sektor, quelli per intenderci che l’Europa e gli Stati Uniti fanno finta di non vedere. Si vuole credere che questa sia la democrazia, e che i “ragazzi” di Maidan siano i rappresentanti non si sa come e perchè legittimi di tutto un Paese. Così non è, e lo testimonia il fatto che il presidente Yanukovich in realtà non è fuggito nè si è dimesso ma si è semplicemente mosso verso la paste del est del paese per chiamare a raccolta i propri sostenitori. Quello che i media non raccontano però è che in ucraina ora non vi è tanto una contrapposizione Yanukovich-Non Yanukovich in quanto il presidente ucraino non rappresenta sicuramente un esempio di buongoverno. Lo scontro in Ucraina è tra ovest e est, è tra gli ucraini occidentali che, semplificando, si trovano a proprio agio in piazza con i neofascisti eredi di Bandera, e quelli russofili dell’est che invece nelle scorse ore sono scesi in piazza a migliaia da Sebastopoli fino a Kharkov per manifestare contro il golpe avvenuto a Kiev. Anche per questo i media probabilmente non ne hanno parlato dal momento che loro hanno mostrato la solita immagine romantica di un Paese che si solleva tutto insieme contro un regime corrotto e mostrare la realtà avrebbe incrinato la loro credibilità.

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Nella immagine qua sopra si vedono oltre 30.000 persone scese in piazza ieri a Sebastopoli per manifestare contro i neofascisti di Kiev, ma anche perchè il 23 febbraio  è il Giorno dei Difensori della Patria, che celebra il primo arruolamento di massa nell’Armata Rossa, celebrato in molte repubbliche ex sovietiche. Del resto anche a Kharkov sono state formate milizie popolari da parte degli antifascisti e i comunisti della città per difendere la cittadinanza dall’avanzata dei neonazisti nel Paese. Non solo, le milizie si sono anche occupate a Kharokov come a Zaporhizia di difendere le statue di Lenin, le stesse che sono state brutalmente aggredite dalle bande neonaziste in diverse città ucraine. E mentre i neonazisti esultano per il loro colpo di Stato riuscito, e perfettamente finanziato dagli Stati Uniti e dall’Ue, intanto i primi nodi vengono al pettine. Hanno cercato di far passare il golpe ucraino come una “rivoluzione contro gli oligarchi”, peccato che il nome che sta circolando in queste ore  come prossimo capo del governo, sia quello di Petro Poroshenko, ovvero un politico di lungo corso e non certo un neofita di primo pelo. Poroshenko infatti ha fatto il ministro sotto Yushenko e Yanukovich e ha svolto anche il ruolo di capo della Banca Nazionale essendo a pieno titolo uno dei maggiori oligarchi ucraini. Non solo, secondo Forbes con 1,8 miliardi di dollari è attualmente uno degli uomini più ricchi d’Ucraina, l’uomo giusto insomma per giustificare un golpe “rivoluzionario”. Poroshenko dispone anche di un vero Impero con la ditta di Roshen, una delle finanziatrici della rivolta di Maidan, e con il 5 Kanal televisivo, uno dei primi responsabili della disinformazione totale su quanto succede a Kiev, al punto da essere stato chiamato “5 Kolonna” dagli antifascisti.  Tra i suoi affari rientrano anche diversi siti internet e testate di informazione mentre in passato attraverso il gruppo Bogdan, è stato proprietario di fabbriche di autobus e automobili, come quella di Lutsk, statali d’epoca sovietica e poi privatizzate. In qualche modo poi riuscì a vendere la sua quota di maggioranza del gruppo Bogdan prima che la crisi colpisse il settore automobilistico. 

Non è finita qui, una delle prime misure del nuovo Parlamento è stata quella di abrogare una legge sulla lingua approvata appena due anni fa e che aveva fatto diventare il russo lingua ufficiale in metà del Paese. La legge prevedeva lo status di lingua ufficiale regionale per gli idiomi parlati a livello locale da almeno il 10% della popolazione. Hanno votato a favore dell’abrogazione della legge 232 deputati, appena sei in più del quorum richiesto di 226. L’ucraino sarà l’unica lingua ufficiale dell’Ucraina. Appare quindi chiaro il tentativo di separare le popolazioni e il tentativo di discriminare le minoranze nazionali in nome di non meglio specificati “valori europei”. E in tutto questo il Parlamento ha spiccato un ordine di arresto proprio per Yanukovich, con i vari inviati da Kiev che continuano a mostrarci i ragazzotti di Kiev come poveri cittadini oppressi senza vedere svastiche e croce celtiche. Nella distorsione totale della realtà ora i tg filoccidentali parlano del problema della “Crimea”, come se gli antifascisti indignati da quanto successo che sono scesi in piazza contro il golpe di Kiev siano un vero pericolo mentre i neonazisti che hanno picchiato, sparato contro la polizia e preso d’assalto istituzioni e Parlamento siano una cosa del tutto normale. Misteri della moderna Europa. 

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