Ucraina. Perché i comunisti ucraini non hanno sottoscritto il MemorandumTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Ucraina. Perché i comunisti ucraini non hanno sottoscritto il Memorandum

Ucraina. Perché i comunisti ucraini non hanno sottoscritto il Memorandum

Il memorandum sul regolamento della situazione nel Sud Est dell’Ucraina, che il 18 aprile è stato proposto dalla coalizione parlamentare del regime nazional-fascista, non è altro che “un pezzo di carta senza valore” per il quale non esiste nessun programma concreto e che non presenta alcuna garanzia di adempimento di tutti i requisiti di legge dei cittadini ucraini.

I comunisti, naturalmente non hanno potuto sottoscrivere tale “pezzo di carta senza valore” perché ciò rappresenterebbe un tradimento degli interessi dei nostri elettori, un tradimento dei lavoratori dell’Ucraina. Lo ha dichiarato il leader del Partito Comunista di Ucraina Petro Simonenko.

Invece di ascoltare le persone, invece del dialogo, tutti coloro che si sono pronunciati contro il trapianto in Ucraina dell’ideologia della russofobia, del nazionalismo dei cavernicoli, tutti coloro che si sono opposti alla glorificazione dei criminali fascisti, alla distruzione dei monumenti agli eroi della Grande Guerra Patriottica, sono stati etichettati come “separatisti” e “terroristi”.

“Per la prima volta durante tutti gli anni di indipendenza, con il pretesto delle operazioni antiterrorismo, per la “pacificazione” degli abitanti delle regioni del Sud Est che non sono d’accordo con la politica di Kiev, si sono impiegati migliaia di veicoli blindati, decine di migliaia di soldati, elicotteri e aerei da combattimento. Ciò ha drammaticamente aggravato la situazione non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma in tutto il paese”, ha affermato Petro Simonenko.

In realtà, le forze neo-naziste che sono salite al potere con un colpo di stato armato, hanno scatenato una guerra civile nel paese, la guerra di una parte dell’Ucraina contro l’altra. La guerra tra Occidente e Oriente.

In tale situazione, il Partito Comunista dichiara l’urgenza non della semplice firma del Memorandum per la soluzione della situazione nel Sud-Est, ma anche dell’assunzione nell’immediato futuro di tutte le modifiche necessarie alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina che tengano conto delle richieste avanzate dagli abitanti di questa regione, già a partire dal 1991.

“E’ nostra profonda convinzione che il Memorandum non dovrebbe basarsi su parole e frasi banali, ma dovrebbe specificare concretamente quali sono i diritti e gli obblighi che vengono assegnati alle comunità territoriali. Dovrebbe essere espressamente prevista l’eliminazione della verticale presidenziale, l’eliminazione dell’amministrazione a tutti i livelli, attribuendo il potere esecutivo direttamente agli organismi locali, attraverso i comitati esecutivi. Dovrebbe essere previsto che i governatori, i sindaci, i giudici non vengano nominati da Kiev, ma vengano scelti dalle comunità territoriali. Che le comunità territoriali possano risolvere i loro problemi con referendum locali e negli interessi dei propri cittadini”.

Il Partito Comunista sostiene anche che nel Memorandum vengano rafforzate le garanzie di indipendenza finanziaria e di bilancio delle regioni.

“In particolare, proponiamo che nel Memorandum sia stabilito che l’intero importo dell’IVA e dell’utile prima delle imposte rimanga a disposizione delle comunità territoriali. E sarà giusto anche dare loro la possibilità di svilupparsi economicamente, e di risolvere direttamente una molteplicità di problemi sociali, tenendo conto della specificità di alcune regioni del paese”, ha sostenuto il leader del PCU.

Per quanto riguarda la lingua russa, non è possibile rimandare a domani, ma occorre attribuirle già oggi lo status di lingua di Stato.

“Oggi sta scorrendo il sangue, e per questo i legislatori hanno il diritto morale di apportare le opportune modifiche all’articolo 10 della Costituzione e di attribuire al russo lo status di lingua di Stato senza ritardi procedurali. Mentre bruciava il Majdan, per fermare lo spargimento di sangue, una Costituzione è stata sostituita con un’altra attraverso una semplice votazione. Occorre farlo anche ora, per fermare il fratricidio”, è l’appello del leader dei comunisti.

Petro Simonenko è anche convinto che questo Memorandum non potrà essere attuato nella pratica e che non diventerà, come oggi è di moda dire, una “road map” per uscire dalla crisi. Esso sarebbe in grado di prevenire la minaccia di una guerra civile su larga scala, solo nel caso venisse accettato come vincolante da tutti i firmatari.

Il Memorandum dovrebbe essere firmato sia dal potere esecutivo centrale, che dai leader di tutti i gruppi e frazioni parlamentari, dai dirigenti degli organi di amministrazione locale, dai leader informali dei territori “insorti”, dai rappresentanti delle forze di autodifesa locale, dai capi delle confessioni religiose. Il Memorandum deve rappresentare un documento che definisce rigidamente i compiti e le responsabilità delle autorità di fronte al popolo di Ucraina per la loro attuazione. Di modo che in seguito il potere non possa “rigettarlo”, come hanno fatto quei suoi rappresentanti che, il 21 febbraio hanno firmato un accordo, per respingerlo il giorno dopo, adducendo il pretesto che “il Majdan era contro”, afferma Petro Simonenko.

“Solo un Memorandum che specifica i diritti, gli obblighi e le garanzie delle parti, un Memorandum che prenda in considerazione i punti di vista e le aspirazioni degli abitanti di tutti i territori e le regioni del paese, da Leopoli a Donetsk e a Lugansk, un Memorandum che garantisca i cittadini dell’Ucraina del pieno rispetto dei loro diritti e libertà, politiche, economiche, sociali e umanitarie, solo un simile Memorandum potrà e dovrà essere firmato”, ha dichiarato il leader del Partito Comunista e del gruppo parlamentare dei comunisti alla Rada Suprema dell’Ucraina, Petro Simonenko.

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

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