Ucraina. Quanto pesa l'informazione di guerraTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Ucraina. Quanto pesa l’informazione di guerra

I media parlano oggi del bilancio “drammatico” di oltre 200 militari di Kiev morti dall’inizio delle ostilità con i separatisti in Ucraina. Non un parola viene spesa per le centinaia di civili innocenti rimaste uccise a causa delle bombe lanciate dall’esercito sui quartieri delle città del Donbass. Anche questa è guerra, informazione di guerra.

Vi ricordate quando scoppiò la rivolta contro Gheddafi in Libia nel 2011? All’epoca, noi lo ricordiamo molto bene, i media iniziarono un vero e proprio bombardamento parlando di Tripoli che bombardava il suo stesso popolo e massacrava civili con mercenari che sparavano ad altezza uomo. SI trattava della chiave di tornasole della guerra dell’informazione che proprio in Libia ha potuto provare le armi che avrebbe poi utilizzato in Siria, e poi in Ucraina. I media quotidianamente martellavano con notizie di stragi di civili, preferendo semplicemente non parlare delle vittime causate dalle bande paramilitari ostili a Gheddafi, semplicemente ignorate come un colpo di spugna. Ricordiamo che in LIbia sono morte decine di migliaia di persone e che i cosiddetti ribelli libici sono stati accusati di non rispettare i diritti umani e di aver torturato e internato centinaia di innocenti di colore solo per via del colore della pelle, dal momento che alcuni mercenari africani combattevano per Gheddafi. Lo schema si è poi ripetuto in Siria dove i media hanno martellato in modo insistente e quotidiano riportando i crimini di guerra contro la popolazione civile delle truppe fedeli ad Assad, peccato che per almeno un anno non una parola è stata detta sui crimini commessi dai cosiddetti ribelli, spesso e volentieri jihadisti senza scrupoli che si sono macchiati di crimini inenarrabili. A distanza di tre anni in Siria si continua a pubblicare in prima pagina la notizia di ogni bombardamento dell’esercito mentre si ignora completamente le notizie quotidiane di autobombe e colpi di mortaio dei ribelli contro la popolazione civile. Evidentemente anche la Siria serviva a perfezionarsi in vista dell’Ucraina, dove l’informazione di guerra ha superato ogni limite. Si è cominciato col Majdan, dove i media hanno raccontato i fatti come se fosse una rivoluzione del popolo oppresso contro il dittatore turpe e cattivo, peccato che tra i rivoltosi vi fossero bande di paramilitari neonazisti e che a sparare sulla folla non fu Yanukovich, come titolarono tutti i giornali, bensì lo stesso Majdan (vedi intercettazione Ashton, basta scrivere su google intercettazione e Majdan), peccato che a parte qualche singolo giornale come Panorama, l’informazione di guerra abbia taciuto.

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Ora sono tre mesi che si combatte nel Donbass, le regioni dell’Est che non hanno accettato il nuovo governo di estrema destra di Kiev, e l’informazione continua il suo modus operandi, dando voce solo alle notizie provenienti da Kiev e trattando e ignorando bellamente qualsiasi voce fori dal coro. Ora i principali quotidiani italiani hanno titolato che sarebbero 200 i militari di Kiev morti dall’inizio delle ostilità ad aprile, e ben 619 sarebbero quelli rimasti feriti. Inutile dire che questa notizia, data in prima pagina in modo quasi acritico ed asettico, risulta fuorviante in quanto omette di dire ai lettori che sono centinaia e centinaia i morti anche e soprattutto tra la popolazione civile del Donbass, spesso e volentieri bombardata indiscriminatamente. Si cerca di far passare il concetto che l’esercito di Kiev sarebbe mobilitato contro feroci terroristi mentre in realtà si è di fronte a una intera regione che ha espresso la propria contrarietà al regime di Kiev e viene punita per questo con bombardamenti feroci che hanno ucciso finora anche diversi giornalisti. Ma si sa, specie in tempo di guerra, anche l’informazione deve fare la sua parte.

Gracchus Babeuf

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