Ucraina. Ritorna lo spettro della guerraTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Ucraina. Ritorna lo spettro della guerra

Il presidente ucraino Poroshenko ha detto senza mezzi termini che la guerra nel #Donbass, in Ucraina dell’Est, potrebbe riesplodere da un momento all’altro. E la sensazione è proprio quella, che a Kiev, nonostante la tregua, in questi mesi nessuno abbia lavorato per una soluzione diversa da quella della guerra. 

Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina uscita dal Maidan ormai da oltre un anno, ha detto senza giri di parole che il conflitto in Ucraina dell’Est potrebbe riesplodere da un momento all’altro. Era da febbraio che non si parlava apertamente di conflitto, da quando cioè a Minsk, in Bielorussia, era stata faticosamente trovata una tregua tra le parti in conflitto che prevedeva, tra le altre cose, il ritiro dal fronte delle armi pesanti. Da febbraio a oggi, pur tra violazioni più o meno significative, gli accordi di Minsk hanno retto, anche se nessuno tra gli analisti ha mai pensato che potessero essere definitivi. Poroschenko, sostenendo che la guerra potrebbe riesplodere all’improvviso, non fa che confermare quanto già si sapeva, ovvero che nessuno in Ucraina ha lavorato nei fatti per trovare una soluzione alternativa a quella militare alla crisi. Tutto questo accade mentre gli Stati Uniti hanno inviato analisti militari e personale proprio in Ucraina, il che di certo non ha creato i presupposti per una distensione. Dal conto suo Kiev ha accusato i separatisti del Donbass di aver violato gli accordi di Minsk con il lancio di alcuni missili Grad nei pressi di Avdiivka, mentre i separatisti, al contrario, lamentano movimenti di truppe da parte dell’esercito regolare ucraino in atto ormai da molto tempo come a voler preparare una nuova campagna militare su vasta scala. In questo senso il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nel suo intervento alla conferenza internazionale per il sostegno all’Ucraina in corso a Kiev ha invitato il paese a procedere nel processo di decentralizzazione entro la fine del 2015. Appare però probabile che a Kiev nessuno voglia in realtà trovare una soluzione condivisa in quanto nessuno riconosce il diritto dei separatisti a esistere. Di conseguenza se manca questo riconoscimento risulta impossibile che il nuovo governo di Kiev accetti di sedersi a un tavolo a trattare con la controparte dal momento che i separatisti a Kiev sono visti alla stregua di “terroristi”. Inoltre nulla è stato fatto per isolare e disinnescare i gruppi di nazionalisti neonazisti che combattono dalla parte di Kiev, e anche questo è un chiaro segnale che, a dispetto delle parole e delle conferenze, nei fatti nessuno vuole davvero percorrere la strada della soluzione diplomatica alla crisi. Segnaliamo a questo riguardo che nei giorni scorsi è stato diffuso un video (che scegliamo di NON mostrarvi) nel quale si vede un miliziano filorusso venire crocifisso da parte di alcuni soldati del battaglione Azov, tristemente noto per le sue simpatie neonaziste, e arso vivo nel villaggio di Shirokino. Il video è stato trasmesso dall’emittente russa LifeNews, e per quanto non si abbiano conferme circa l’autenticità la dice lunga sul livello di barbarie ormai raggiunto in Ucraina. In molti inoltre pensano che entro l’inizio dell’estate potrebbero ricominciare le ostilità nel Donbass, e chiaramente qualora questo scenario dovesse verificarsi ricomincerebbe, puntuale, anche il tira e molla tra Usa e Ue da una parte e Russia dall’altra, un ballo che potrebbe avere conseguenze devastanti per la tenuta della pace.

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