Ucraina. Scontri in Ucraina orientale, 17 soldati sarebbero rimasti uccisiTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Ucraina. Scontri in Ucraina orientale, 17 soldati sarebbero rimasti uccisi

Ucraina. Scontri in Ucraina orientale, 17 soldati sarebbero rimasti uccisi

Ancora violenze in Ucraina dove, nell’Est, le milizie filorusse avrebbero attaccato un posto di blocco dei soldati di Kiev uccidendo 17 militari. Altri 36 sarebbero rimasti feriti mentre a Sloviansk e Lugansk l’esercito avrebbe aperto il fuoco sulla folla uccidendo almeno 7 persone.  

Ancora una giornata di tensione in Ucraina mentre si avvicinano le elezioni presidenziali sempre più considerate una farsa dalla Russia e dai cittadini dell’Est dal momento che in un clima di violenza e tensione sarà impossibile garantirne una regolarità. Nella notte le milizie filorusse hanno lanciato diversi attacchi contro le truppe di Kiev e alla fine il bilancio di una lunga notte di combattimenti è di 17 militari di Kiev morti e 36 feriti. Si tratta del giorno peggiore per i soldati di Kiev che subiscono un pesante tributo di sangue, il più sanguinoso dall’inizio delle operazioni militari a Est a metà aprile. Da allora proprio l’esercito di Kiev, coadiuvato da bande paramilitari di estrema destra, si era reso responsabile di diversi attacchi e della morte di decine di filorussi da Odessa fino a Mariupol. L’ultimo di questi attacchi sarebbe avvenuto a Lugansk, dove le forze militari di Kiev avrebbero sparato sui manifestanti filorussi uccidendone sette. Il timore è che queste violenze possano allontanare gli spiragli di pace dopo che il Cremlino aveva annunciato il ritiro delle truppe russe dal confine con l’Ucraina. Gli scontri in Ucraina dell’Est non sono mai cessati e mettono a serio rischio lo svolgimento del voto nelle regioni di Donetsk e Lugansk. Qui la popolazione ha già votato un referendum per l’autonomia da Kiev, ma le autorità della Giunta di Kiev continuano a voler imporre il loro controllo sul territorio, ignorando e non riconoscendo le istituzioni autoproclamate nell’Est. Inoltre sempre nelle regioni orientali i miliziani delle repubbliche popolari controllano circa la metà delle commissioni locali elettorali distrettuali, ovvero circa 18 su 34, rendendo così impossibile che le votazioni avvengano in modo regolare. Il fatto che i media occidentali non evidenziano è che i miliziani filorussi hanno l’appoggio della popolazione locale, anzi le autorità delle autoproclamate repubbliche popolari hanno persino occupato ben quattro miniere di carbone nella regione di Lugansk, dove avrebbero anche preteso la consegna dell’esplosivo. Dal conto suo il portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Aleksandr Lukashevich, ha risposto per le rime a Kiev esprimendo perplessità su elezioni che si svolgeranno con “un’operazione punitiva in atto“.  Lukashevich ha anche accusato Kiev di aver fatto vittime tra civili a Sloviansk, anche se al momento si cercano altre conferme. Kiev però continuerebbe a utilizzare le odiate bande paramilitari di estrema destra e i separatisti della autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk hanno persino annunciato l’introduzione dello “stato di emergenza militare“, precisando che continuerà fin quando Kiev non richiamerà l’esercito. 

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