Ucraina. Si vota a Lugansk e DonetskTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Ucraina. Si vota a Lugansk e Donetsk

Urne aperte nell’Est dell’Ucraina dove i cittadini si stanno recando alle urne per eleggere presidenti e parlamentari. Chiaramente le elezioni non sono riconosciute dall’Occidente, ma sono appoggiate da Mosca. Le elezioni a Kiev invece sono subito state definite regolari da Usa e Ue. 

Due pesi e due misure

Quando si è votato a Kiev ovviamente Ue e Usa si sono affrettate a mandare i loro messaggi di stima e di appoggio incondizionato al governo ucraino. Ricordiamo che tale governo ha trovato la sua legittimità in un vero e proprio Golpe di piazza consumatosi a febbraio, il cosiddetto golpe del Majdan, quello nel quale gruppi di nazionalisti sono arrivati a sparare contro le forze di sicurezza per intenderci. Si è trattato sotto tutti gli aspetti di un sovvertimento violento dell’ordine costituito, ma l’Europa e gli Stati Uniti al contrario hanno dato legittimità a quei movimenti di piazza, disconoscendo il referendum democratico con il quale la Crimea ha deciso di uscire dall’Ucraina per tornare alla Russia. Ovviamente Usa e Ue hanno fatto finta di non vedere mentre l’esercito di Kiev massacrava la popolazione in Ucraina dell’Est durante i mesi di guerra civile, addossando alla Russia la colpa di qualsiasi ingerenza nel Paese. Ora hanno pensato bene di riconoscere le elezioni in Ucraina dell’Ovest, elezioni a cui i cittadini dell’Est non hanno partecipato, e si parla di milioni di persone, ma nonostante questo Ue e Usa si sono affrettati a riconoscere il risultato dell’elezione. Viceversa le urne aperte nelle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk non vengono riconosciute, questo perchè i cittadini nella stragrande maggioranza non vogliono saperne di Kiev e del suo governo nazionalista.

Si vota nell’Est

Si vota dunque a Lugansk e Donetsk, elezioni fortemente volute dai separatisti che questa mattina hanno cominciato a votare per eleggere i loro presidente e i parlamentari. Elezioni molto seguite che sono state riconosciute dal Cremlino ma denunciate dall’Occidente. Kiev ovviamente accusa i separatisti filorussi di “azioni miranti a cambiare l’ordine costituzionale e a prendere il potere”, qualcosa di simile al bue che dice cornuto all’asino. Del resto il sentimento dei filorussi è molto semplice: allontanarsi da Kiev, il governo che li ha uccisi, attaccati, invasi da mesi a questa parte con tanto di bande paramilitari neonaziste sguinzagliate per punire oppositori e popolazione civile. L’obiettivo delle elezioni è presto detto: creare un governo legittimo dell’Ucraina dell’Est che serva ad accelerare la scissione dall’Ucraina e dalla sua politica nazionalistica e filoeuropea. Roman Lyagin, presidente della commissione elettorale dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, ha detto candidamente: “I nostri elettori vivono sul territorio del mondo russo“, facendo quindi capire che la decisione dal popolo è già stata presa. Secondo alcune stime si recheranno alle urne qualcosa come tre milioni di persone, non proprio un numero che a Kiev potranno ignorare a cuor leggero.

L’isteria dell’Occidente

Poroschenko ha lanciato un appello strappalacrime a Putin chiedendogli di non riconoscere il voto in quanto sarebbe una “violazione dell’accordo di tregua firmato il 4 settembre”, peccato che lo stesso Poroschenko abbia chiamato le elezioni come “pseudoelezioni, che terroristi e banditi vogliono organizzare sul territorio occupato“ mostrando in questo modo di non avere alcun rispetto per i filorussi che diventano per Kiev dei “terroristi” e non dei cittadini che scelgono di separare il loro destino da quello imposto a Kiev sull’onda delle sommosse di piazza. Anche Hollande e la Merkel assieme a Obama avrebbero fatto pressioni a Putin per non riconoscere la legittimità del voto,  mentre, al contrario, ovunque lo ritenga necessario e utile l’Occidente è sempre in prima fila a organizzare e riconoscere elezioni a proprio piacimento. E’ chiaro che dopo le votazioni e il riconoscimento delle stesse, l’Occidente e Kiev avranno una bella gatta da pelare.

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