Ucraina. Soldati russi occupano aeroporti in Crimea, Kiev grida all'invasioneTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Ucraina. Soldati russi occupano aeroporti in Crimea, Kiev grida all’invasione

Questa mattina alcuni presunti militari russi avrebbero preso il controllo dell’aeroporto di Belbek, nei pressi di Sebastopoli. Kiev ha urlato all’invasione ma Mosca ha negato che siano soldati russi. E intanto nessuno parla delle violenze delle bande neonaziste, con Washington che continua ad ammiccare a Kiev. 

La tensione non accenna a placarsi in Crimea, dove la possibilità di scontri anche frontali tra popolazione filorussa e minoranza ucraine è molto alta. Tutto questo avviene mentre a Kiev il governo golpista riceve riconoscimento dall’Occidente, e le bande neonaziste possono continuare impunemente a picchiare, intimidire e minacciare gli oppositori politici. Dopo che ieri alcuni militanti filorussi hanno esposto la bandiera russa sul Parlamento di Simferopoli, questa mattina in Crimea sono stati visti diversi militari nei pressi dell’aeroporto di Belbek, vicino a Sebastopoli. Secondo alcune fonti militari si sarebbe trattato di una azione per prevenire l’arrivo di militanti ma lo scalo è di proprietà dell’aeronautica ucraina e quindi ha fatto notizia vedere soldati in uniforme fuori dallo scalo. Secondo il giornale online Potrobnosti.ua, i militari, che indossano elmetti e giubbotti antiproiettili, sono arrivati a bordo di una decina di camion, scortati da autoblindo e auto della polizia stradale militare.Lo scalo si trova vicino all’incrocio di due autostrade “strategiche”: una conduce a Sebastopoli (sede della flotta russa del Mar Nero), che dista una ventina di chilometri, e l’altra a Sinferopoli (capitale della Crimea), a 50 km.  Peccato che sia arrivata poi la secca smentita da parte di Mosca, con una fonte di Sebastopoli che ha chiarito come i militari russi non abbiano in realtà niente a che vedere con l’occupazione dell’aeroporto di Belbek. Si sarebbe trattato di attivisti dei reparti di autodifesa con l’obiettivo di impedire lo sbarco di forze legate alla protesta di piazza Maidan, e quindi dell’estrema destra ucraina. Come prevedibile il nuovo ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, ha subito accusato Mosca di invasione armata, sostenendo di ritenere l’azione come una vera e propria invasione armata. Il Parlamento ha poi deciso di chiedere una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu (di cui fa parte anche la Russia) per esaminare la situazione in Crimea, dove sta salendo la tensione nelle ultime ore. Tutto questo avviene mentre gli Stati Uniti in modo smaccato appoggiano Kiev fino alla fine, ignorando che il procedimento con il quale la Rada ha deposto Yanukovich è illegale in quanto non disponevano del numero legale di parlamentari in aula. Il vicepresidente Usa Joe Biden ha telefonato giovedì al neo primo ministro ucraino Arseni Iatseniuk per promettere il ”sostegno totale” della Casa Bianca; non solo, Biden ha anche promesso che gli Usa offriranno il loro sostegno totale a Kiev “quando questa intraprenderà le riforme necessarie per ritrovare la stabilità economica, perseguire la riconciliazione, rispettare gli obblighi internazionali e cercare relazioni aperte e costruttive con i suoi vicini“. Non una parola contro le bande neonaziste, come al solito. 

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