Ucraina. Tentativo di golpe da destra spaventa KievTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Ucraina. Tentativo di golpe da destra spaventa Kiev

Siamo giunti nella “fase II” della “rivoluzione” ucraina? I paramilitari di estrema destra dell’ormai famigerato Pravij Sektor il 12 luglio hanno cominciato un durissimo confronto a fuoco con polizia ed esercito regolare nel distretto di Mukačevo, nell’estremo ovest. Si tratta del primo scontro tra forze paramilitari sostenitrici del Maidan e tra le forze regolari di Kiev che finora sono state impiegate nel Donbass contro i separatisti filorussi. Insomma su Kiev aleggia lo spettro di un nuovo golpe da “destra”, con Poroschenko che non sembra essere in grado di gestire la situazione. 

Quando nel febbraio del 2014 qualcuno mostrava con preoccupazione le svastiche e le croci celtiche dei “ragazzi” del Maidan, in molti non vollero ascoltare, sedotti dall’ennesima estetica rivoluzionaria del popolo in armi che libera se stesso dal dittatore cattivo di turno. Inutile dire che qualcosa non andò proprio come doveva andare in quei giorni, al punto che si potrebbe cominciare tranquillamente a parlare di Golpe dal momento che l’ex presidente Yanukovich aveva firmato un documento con le opposizioni proprio poche ore prima il famoso giorno culminato con i cecchini che sparavano sulla folla. Cecchini per la verità che avrebbero sparato anche sui poliziotti e che una successiva intercettazione telefonica tra il ministro degli Esteri Ue Catherine Ashton e il ministro estone Urmas Paet aveva indicato come uomini assoldati dall’opposizione per seminare il caos.

Chi ha seguito le vicende ucraine con un minimo di attenzione comunque sa perfettamente che i gruppi di estrema destra hanno svolto un ruolo primario nei giorni del Maidan, e soprattutto hanno assunto un peso crescente arrivando persino a farsi inquadrare in bande paramilitari da utilizzarsi contro il Donbass. Qui hanno commesso varie atrocità che sono state segnalate anche da organi internazionali e hanno ottenuto il riconoscimento del nuovo governo, fatto questo ancora più grave dato che, sulla carta, l’Europa non dovrebbe affatto ritenere amico un paese che non ritiene un problema affidarsi a neonazisti.  Ma ora proprio i nazionalisti radicali di destra del Pravij Sektor hanno deciso di ribellarsi anche al nuovo governo, facendo piombare Kiev nel caos. Domenica 12 luglio infatti i miliziani di destra hanno scatenato un conflitto armato con la polizia e l’esercito regolare nel distretto di Mukacevo, poco distante da Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. Si è trattato del primo scontro tra le forze paramilitari che hanno sostenuto il Maidan e le truppe regolari. Secondo le prime ricostruzioni sembra che una ventina di neonazisti del Pravij Sektor abbiano aperto il fuoco contro le autorità locali anche con armi pesanti, scatenando la reazione dell’esercito.

Alla fine il bilancio parla di tre morti tra i paramilitari e almeno sette feriti da entrambe le parti. Al termine dello scontro armato diversi membri del Pravij Sektor avrebbero lanciato Mukacevo per rifugiarsi tra le montagne dei Carpazi, probabilmente per evitare l’arresto da parte delle forze dell’ordine. Dopo poche ore le forze armati regolari li hanno però individuati ed accerchiati, ma i miliziani nazionalisti hanno subito annunciato di non volersi arrendere. Il leader di Pravij Sektor, Dmitro Yarosh, a parole afferma di voler mediare tra le parti ma nella realtà sembra più che altro complice dei miliziani e infatti ha preso posizione a loro favore contro le autorità locali accusate di corruzione. Incredibilmente però tutti i movimenti nazionalisti di estrema destra ucraini sembrano pronte allo scontro con le autorità di Kiev, e infatti il portavoce Artem Skoropadsky in una conferenza stampa ha annunciato senza mezzi termini di essere pronti a scendere in campo con tutti i loro battaglioni: “abbiamo tra i 18 e i 19 battaglioni di riserva in tutto il paese. Li stiamo preparando ad andare al fronte, ma se necessario li possiamo mandare dove riteniamo più opportuno. Possiamo anche mandarli dal Presidente o al ministero dell’Interno”. Insomma vere e proprie parole golpiste che insegnano a Kiev la dura lezione di essersi affidata a criminali comuni per realizzare la sua “rivoluzione”. Tentazioni golpiste che sono più concrete di quanto non sembri dal momento che Pravij Sektor conterebbe migliaia di aderenti e avrebbe già cominciato a realizzare dei check point intorno a Kiev per monitorare l’eventuale mobilitazione delle truppe regolari. Il timore di Pravij Sektor infatti è il governo non si faccia ricattare e ordini all’esercito di eliminare i nazionalisti, fatto questo che porterebbe a una guerra civile nella guerra civile.

L’esercito in ogni caso sarebbe stato allertato e avrebbe già cominciato a monitorare le caserme utilizzate dai paramilitari di estrema destra per evitare una chiamata alle armi. Poroshenko quindi trema, ancor più che le altre bande paramilitari di destra attive nel Donbass, i battaglioni Azov e Donbass, hanno già detto di essere allineati sulle posizioni di Pravij Sektor, rappresentando quindi un vero problema per l’esercito e il governo di Kiev che, come un apprendista stregone, sembra aver evocato forze ora incontrollabili. Come intuibile peraltro, l’oggetto del contendere tra Kiev e i paramilitari nazionalisti è ovviamente di natura economica. Secondo il deputato ucraino e giornalista Mustafa Nayyem infatti, oltre a rivalità nella gerarchia del potere ci sarebbe anche la rivalità sulla gestione del traffico di sigarette diretto verso Germania e Italia.

 

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