Ucraina. Venti di guerra soffiano forte dopo che la Crimea chiede l'aiuto di MoscaTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Ucraina. Venti di guerra soffiano forte dopo che la Crimea chiede l’aiuto di Mosca

La tensione tra Mosca e Kiev ha raggiunto livelli preoccupanti. Nella giornata di ieri  l’Ucraina ha urlato all’invasione per l’ingresso di 2000 parà russi in Crimea, ma il nuovo premier della repubblica autonoma ucraina ha invocato l’intervento di Putin per restaurare calma e pace nella regione. Tutto questo accade dopo che Yanukovich ha parlato alla stampa da Rostov, ricordando di ritenersi ancora lui il legittimo presidente ucraino dal momento che Kiev è in mano a bande di neonazisti. 

Venti di guerra iniziano a spirare fortissimo in Ucraina dopo quanto successo nelle ultime settimane. Chiaramente i media occidentali addossano unicamente alla Russia ogni responsabilità della crisi, ma a ben guardare sono state Unione Europea e Stati Uniti a scegliere di ingerire pesantemente nella situazione politica interna dell’Ucraina. Basti pensare al repubblicano McCain, in prima fila a Kiev nell’organizzare le proteste e nel dare l’ok di Washington a una piazza che già all’epoca era abbondantemente nelle mani di bande neonaziste. In Crimea la popolazione russofona, che rappresenta l’estrema maggioranza della regione, ha cominciato a mobilitarsi istituendo anche delle milizie paramilitari di autodifesa, e il rischio di una secessione è diventato concreto dopo che alcuni uomini armati in uniforme hanno esposto nella giornata di ieri la bandiera russa dal municipio di Sinferopoli. Poi, in serata, sono giunti almeno 2000 soldati russi in Crimea, facendo urlare all’invasione Kiev che evidentemente ha paura delle parole del deposto Yanukovich che, da Rostov, ha ricordato come le modalità con le quali è stato destituito siano completamente illegali, e come di conseguenza sia ancora lui il legittimo presidente mentre Kiev è nelle mani di bande neofasciste.

Tenendo conto della mia responsabilità per la vita e la sicurezza dei cittadini, chiedo al presidente Putin di aiutare a garantire la pace e la calma sul territorio della Crimea“, ha detto questa mattina Serghiei Aksionov, nominato dopo la destituzione giovedì scorso del governo locale da parte dei deputati, in un discorso trasmesso per esteso dalla televisione di Stato russa. Aksionov aveva anche detto di ritenere per l’appunto Yanukovich come legittimo presidente dell’Ucraina, e il Cremlino ha subito risposto all’appello del nuovo premier della Crimea: “La Russia non ignorerà la richiesta di assistenza rivolta al presidente Putin, e non la lascerà priva della sua attenzione“. La situazione è poi ulteriormente scivolata nella tensione quando decine di uomini armati con Ak-47 e incappucciati si sono posizionati vicino al Parlamento della Crimea, proprio a Sinferopoli. Qui sono state erette barricate e due mitragliatrici sono state collocate in modo da proteggere l’edificio. Kiev al momento ha fatto sapere di non voler rispondere con la forza alla provocazione, e il ministro della Difesa ucraino ha accusato Mosca di aver inviato 6000 uomini e non 2000 nel territorio della Crimea. E in tutto questo è anche arrivata la vendetta della Russia, con la Gazprom che ha minacciato a chiare lettere Kiev, ricordando come abbia un debito enorme di gas mai pagato alla Russia, pari a 1,55 miliardi di dollari; ecco quindi che anche il prezzo di favore accordato da Mosca probabilmente verrà messo in discussione. 

Intanto fonti americane hanno segnalato alcuni movimenti militari russi in Crimea, e infatti uomini armati hanno presidiato nella giornata di ieri due aeroporti, anche se la Russia ha annunciato che non si tratta di suoi soldati bensì di ignoti probabilmente paramilitari filorussi. Ovviamente il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è subito riunito per mettere pressione alla Russia, tutto questo mentre  l’ambasciatrice Usa, Samantha Power, ha chiesto che si attivi subito una mediazione internazionale. Appare davvero grottesco l’approccio dell’Occidente alla crisi, da un lato infatti semplicemente fingono di non vedere i neonazisti e le loro violenze, dall’altro demonizzano ogni mossa di Mosca nel grottesco tentativo di addossare su Putin ogni responsabilità della crisi. Putin intanto avrebbe confermato l’accordo sulla necessità di rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma non ha convinto Obama che ha voluto prendere posizione in persona per avvertire Mosca che ogni intervento nella crisi di Kiev “sarebbe profondamente destabilizzante per l’Ucraina e potenzialmente pericoloso” e, “sarebbe una chiara violazione dell’impegno russo al rispetto dell’indipendenza, della sovranità e delle frontiere dell’Ucraina, delle leggi internazionali“. Pensate che poi Joe Biden, vicepresidente americano, ha avuto anche il coraggio di telefonare al neo-primo ministro ucraino ad interim, Arseniy Yatsenyuk elogiandone, nientemeno, che la “loro reiterata moderazione” il che tra svastiche e bracci tesi in quel di Kiev, fa davvero un pò ridere. 

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