Ucraina. Al via le elezioni, ma non nell'Est e in CrimeaTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Ucraina. Al via le elezioni, ma non nell’Est e in Crimea

Circa 36 milioni di persone si recheranno alle urne per rinnovare la Rada ucraina per la prima volta dopo la cacciata di Viktor Yanukovich e la rivolta del “Majdan”. Non si vota però nell’Ucraina dell’Est e in Crimea, dettagli questo per l’Occidente che però intende riconoscere comunque le elezioni ucraine come un successo “della democrazia”. 

Chiaramente tutti i media occidentali parlano e parleranno delle elezioni parlamentari ucraine come di uno straordinario successo della democrazia. Lo faranno indipendentemente da tutto dal momento che hanno scelto da oramai quasi un anno di appoggiare il governo di Kiev a qualsiasi costo. E infatti parlano di elezioni regolari e democratiche nonostante non si voterà in Ucraina dell’Est e in Crimea, un pò come a dire che si voterà in Italia ma non nel Sud Italia e in Sardegna, solo per fare un esempio. E ai commentatori e agli analisti dei nostri media sembra tutto normale dal momento che, dicono, l’Ucraina dell’Est è nelle mani dei cosiddetti “ribelli filorussi”. Quello che non dicono, ma che sanno perfettamente, è che in Ucraina dell’Est non si vota per il semplice fatto che la stragrande maggioranza della popolazione diserterebbe le urne in quanto non solo non si riconosce nel governo di Kiev, ma da esso è stato massacrato in diversi mesi di guerra vera e propria, con tanto di squadroni della morte neonazisti che hanno bombardato città e villaggi, sequestrato oppositori politici e realizzato crimini di guerra. Come si possono definire democratiche elezioni che avvengono in un Paese dove nemmeno un anno fa c’è stato un golpe violento e migliaia di persone sono rimaste uccise? Come si può ritenere regolare il clima in cui si vota, un clima di violenza e tensione per tutti quelli che non sono d’accordo con il Golpe del Maidan. Non vi diranno nemmeno dei separatisti che nell’Ucraina dell’Est hanno organizzato a loro volta elezioni presidenziali e parlamentari per il 2 novembre, ovviamente non riconosciute dall’Unione Europea che però riconosce quelle di Kiev, fissate, lo ricordiamo ancora una volta, dopo violenze, uccisioni e quant’altro.  Nell’Est dell’Ucraina sono già morte 3000 persone a causa della guerra civile con Kiev che vuole imporre il suo controllo a intere regioni che invece non riescono e non possono riconoscersi in un governo sempre più nazionalista e aggressivo, quello instauratosi con la violenza al posto di Yanukovich. Chiaramente il presidente Poroschenko mira alla vittoria finale con il suo partito in modo da ottenere una grande maggioranza e poter così evitare lotte e secche in Parlamento. Tra i suoi alleati il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, già in prima fila ai tempi del Maidan, il Partito Piattaforma Civica e Self Help. Subito dietro incalza il Partito radicale dell’ultranazionalista Oleh Lyashko con il 10-12% delle preferenze, tallonato dal Fronte popolare del primo ministro Arseni Yatseniuk e da Patria, il partito dell’ex premier Yulia Tymoshenko, uscita dal carcere con la caduta di Yanukovych a febbraio. Chiaramente nessuna traccia del “Partito delle Regioni”, spazzato via dopo i fatti di piazza Majdan, con l’ex premier Yanukovich che ha scelto di non partecipare a una competizione elettorale chiaramente squilibrata a suo danno. Stessa cosa per il Partito Comunista Ucraina che invece ci sarà alle elezioni ma che difficilmente supererà la soglia di sbarramento del 5% rischiando di rimanere fuori dalla Rada per la prima volta dopo il 1993. Quello che i media non dicono invece è che i comunisti da quasi un anno a questa parte hanno subito aggressioni di ogni tipo, assassinii, pestaggi e rapimenti, di conseguenza si può correttamente parlare di una vergognosa discriminazione che i media mondiali fingono di non vedere continuando a parlare di elezioni democratiche e regolari. Ora il timore è che Lyashko con il suo partito nazionalista radicale e di stampo neofascista si affermerà come la seconda forza del Paese condizionando ulteriormente la politica di Kiev e spostandola ancora più a destra, per la gioia dell’Ue che invece continua a salutare con simpatia quanto accade a Kiev. Il tutto avviene in un contesto drammatico per l’Ucraina con l’economia ormai al collasso e il Parlamento che deve prendere decisioni importanti per il futuro del Paese con un Pil che è crollato del 10%. In tutto questo si preferisce accusare Mosca e la Russia, ignorando che chi ha voluto portare la guerra a Est è stata Kiev, adeguatamente appoggiata da Ue e Nato.

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