UE: due velocità per sbattere contro un muro?Tribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
UE: due velocità per sbattere contro un muro?

UE: due velocità per sbattere contro un muro?

“Berlino si mette alla finestra, nasce l’Europa a due velocità”, titola così il suo articolo Luigi Offeddu sul Corriere del 29 novembre. Difficile credere (quanto sostenere) che la Germania di Angela Merkel si sia messa silenziosamente di lato rispetto alle scelte più importanti della vita comunitaria e che abbia rinunciato al suo ruolo egemone, le nomine Ue delle settimane scorse, dopotutto, stanno lì a dimostrarlo (Junker, presidente popolare della Commissione e fedelissimo di frau Merkel, parimenti Donald Tusk, presidente polacco e conservatore del Consiglio europeo), la piena vigenza dei trattati europei rigoristici altrettanto.

Fonte: Oltremedianews

Ma cosa ha spinto l’autorevole quotidiano di via Solferino, a Milano, a parlare di svolta nella vita dell’Unione in questi giorni?

Si tratta della notizia di rinviare a marzo la decisione della Commissione rispetto a possibili sanzioni per Italia e Francia, colpevoli di aver sforato gli obiettivi di bilancio sanciti dagli stranoti trattati internazionali di austerity. Una notizia positiva sembrerebbe: in realtà, i compiti a casa sono stati in larga parte già compiti, specie per l’Italia, dopo una manovra finanziaria presentata a Bruxelles che ha rispettato tutti i vincoli sul deficit imposti dal vituperato (solo a parole, poco nei fatti) Patto di stabilità. La Francia ha imposto con più forza, invece, nei mesi scorsi la sua volontà di sforare il tetto del 3% imposto sul deficit, col fine ben evidenziato di una drastica riduzione dell’eccesso di spesa per il 2015-2016.

In tutto ciò è davvero possibile ravvisare la partenza di un’Europa politicamente e giuridicamente ancora unita ma a due velocità di crescita? In realtà,  questa ricostruzione pare una forzatura. Questa è, piuttosto, la fotografia di un’area economica che tende alla divaricazione, con un Paese (la Germania, appunto) che fa da padrona nei confronti di un’altra area, quella rappresentata da un’altra area, costituita dalla maggior parte dei Paesi dell’eurozona. Uno status che non sembra nemmeno necessariamente frutto del caso, in quanto la stessa “valorizzazione” e specializzazione delle peculiarità economiche delle varie aree si ritrova esposta nella teoria economica di Ricardo. Non può però parlarsi di una strategia delineata volta alla crescita ed alla cooperazione, quanto piuttosto di un trend inevitabilmente alimentato dai vincoli di bilancio imposti dalla Germania stessa nei confronti degli altri Stati.

Se così è, siamo in presenza di economie che, pur accentuando le loro differenze, si avvicinano a ritmo sostenuto verso un collasso: se non è necessario, infatti, dilungarsi sullo stato comatoso delle economie PIIGS (sarebbe il caso di aggiungere da qualche parte in questo acronimo anche una “F”), bisogna, però, prendere atto che la stessa locomotiva tedesca è in affanno e si avvicina ad una spirale recessiva a causa dell’indebolimento estremo della domanda di prodotti tedeschi nel mercato europeo e della difficoltà di sopperire a questo fattore con un’estensione delle relazioni con i paesi emergenti (le sanzioni alla Russia comminate dalla UE col placet tedesco non aiutano in tal senso). La stessa, debole per la verità, azione di persuasione della Commissione nei confronti del governo tedesco per adottare provvedimenti per l’incremento dei consumi interni (che sta portando ad un incremento del salario minimo) parla di uno squilibrio della bilancia commerciale divenuta persino kafkiana.

Non sappiamo a quante velocità si muoverà questa Ue: riusciamo solo a intravedere un muro di fronte a noi che potrebbe fare male e rompere definitivamente una macchina che, a quel, punto non avrebbe più alcuna velocità.

Francesco Della Croce

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top