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giovedì , 20 luglio 2017
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Ue. Petizione per la trasparenza dei media: basta nuovi Berlusconi

La petizione  dell’Ue costringe il parlamento europeo di Strasburgo a legiferare per la trasparenza dei media per evitare che si ripresentino personaggi come Berlusconi, Murdoch e Orban.

Quasi certamente Silvio Berlusconi reagirà accusando il parlamento europeo di essere un covo di comunisti dal momento che l’ultima petizione popolare arrivata sul tavolo della Commissione Ue costringe il parlamento europeo a legiferare sulla trasparenza dei media. Questo accade proprio mentre in Italia, al contrario, il parlamento parla del bavaglio da mettere all’informazione. Il 5 ottobre è stata infatti ufficialmente approvata la raccolta firme che chiede “la parziale armonizzazione delle legislazioni nazionali relative alla proprietà e alla trasparenza, al conflitto di interesse con incarichi politici e all’indipendenza degli organismi di regolamentazione”. In sostanza quindi si chiedono una serie di standard europei per evitare la concentrazione mediatica nelle mani di pochi dell’informazione, figurarsi se questi pochi hanno anche incarichi politici come Silvio Berlusconi. Si chiede quindi di adottare una nuova direttiva per tutelare il pluralismo informativo in tutti i paesi Ue. I tre esempi in negativo che ispireranno questa legge sono Viktor OrbánRupert Murdoch e Silvio Berlusconi. Orban, premier ungherese accusato di posizioni filofasciste, cerca da tempo di impossessarsi dell’informazione del Paese, Murdoch invece ha scalato i vertici dei media britannici fino ad arrivare a fare pressioni su Londra.

Giovanni Melogli, responsabile affari europei dell’Alliance Internationale de Journalistes, una delle due organizzazioni all’origine della petizione (insieme ad European Altervatives), è categorico: “Il caso Berlusconi deve diventare un antidoto per le future generazioni affinché in nessun Stato dell’Unione ci possa più essere una simile concentrazione di potere mediatico e potere politico”. Già nell’ottobre del 2009, quindi ben tre anni fa, il Parlamento europeo si spaccava in due in occasione di un voto proposto da liberali, sinistre e verdi, che chiedeva un intervento Ue per tutelare il pluralismo in Europa. Alla fine la risoluzione non era stata approvata per soli tre voti a causa del blocco del Gruppo Popolare (maggioritario al Parlamento e nel quale rientrano i 35 deputati italiani Pdl) e anche per l’inaspettato voto contrario dei deputati liberali irlandesi, che in seguito confesseranno ad alcuni colleghi italiani di “aver subito pressioni da Dublino” (governo di destra). La richiesta però ora è stata presentata in base al “Diritto di iniziativa dei cittadini europei”, la novità normativa introdotta dal trattato di Lisbona ed entrata in vigore lo scorso aprile, che permette alla società civile di chiedere alla Commissione europea di legiferare su una certa materia di interesse comunitario e non contraria ai principi fondanti dell’Unione stessa, raccogliendo (anche online) almeno un milione di firme in almeno 7 Stati Ue.

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