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domenica , 28 maggio 2017
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Ultime due settimane di campagna elettorale. Stop ai sondaggi, la politica si sposta sui territori

Dalle televisioni alle piazze. La campagna elettorale entra nel vivo e il campo di contesa si sposta sul territorio. Se Grillo continua a girare l’Italia con il camper, ieri Ingroia era dinanzi ai cancelli dello stabilimento Fiat di Torino a parlare coi lavoratori. 

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Fonte: Oltremedianews


Dopo le ultime schermaglie televisive imposte dall’incalzare dei sondaggi, cominciano le ultime due settimane di campagna elettorale. Quelle vere, quelle in cui la presenza televisiva conterà sino ad un certo punto, per essere sostituita dal contatto con la gente, dai comizi che affollano le piazze, dal passaparola porta a porta. E allora lì conteranno la diffusione capillare dei circoli territoriali, la bravura dei volontari, l’effettiva qualità delle proposte politiche.

Abbiamo già sottolineato l’importanza dello strumento dei social network, protagonisti assoluti di questo percorso di avvicinamento alle elezioni 2013, almeno sino a questo punto. Ma c’è chi ha scelto sin dall’inizio le piazze e la politica sul territorio; tra questi due formazioni in particolare: M5S e Rivoluzione Civile.

I primi hanno organizzato un tour con il loro leader, Beppe Grillo, che ha girato l’Italia a bordo del solito camper. Piazze piene e comizi fra il serio e le molte risate. La formula agli italiani piace, c’è da vedere se poi la protesta, spesso giusta, dell’ex comico, sarà capace di trasformarsi in programma. Ma soprattutto sarà da vedere come si comporteranno gli attivisti del M5S alla prova del Parlamento, quali formule organizzative adotteranno, e soprattutto, quale sarà il legame col territorio visto che sino ad oggi la faccia l’ha messa sempre il c.d. “megafono” del Movimento.

Anche Rivoluzione Civile ha lavorato molto sul territorio. La forza di stare nelle piazze, di presentare i propri candidati persino ai mercati rionali, viene in questo caso dalla cultura di lungo corso dei partiti che hanno aderito alla formazione politica, convinti di mettere assieme, con il contributo della società civile e del mondo associazionistico, “la parte migliore di questa Italia” che si è sempre opposta alle politiche di austerità degli ultimi anni.

Tra le temariche più care al polo di Antonio Ingroia, sicuramente quella del Lavoro. Così, nel pomeriggio di ieri, Antonio Ingroia si è fermato, con al suo fianco i candidati nelle liste di Rivoluzione civile, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, e Antonio Di Luca, uno dei 19 operai Fiom di Pomigliano d’Arco discriminati dalla Fiat dinanzi ai cancelli dello stabilimento del gruppo torinese. “La nostra priorità è il lavoro - ha esordito l’ex pm – vogliamo affrontare le difficoltà dei lavoratori e dei disoccupati: abbiamo ricette precise per contrastare il modello imposto dal duo Marchionne-Monti, basato sul disprezzo dei diritti dei lavoratori, che ha solo alzato il livello di disoccupazione. Noi vogliamo rovesciare questa concezione iniqua del lavoro”. Queste le parole di Antonio Ingroia a cui i dipendenti Fiat hanno posto le loro domande o semplicemente hanno raccontato le loro difficoltà.

Lavoratori che hanno a cuore il destino dell’azienda, ma che allo stesso tempo fanno fatica a lavorare nelle condizioni attuali: con poche tutele e alternando momenti di attività ai periodi di cassa integrazione. Eppure le competenze sono elevate e il senso d’appartenenza alla fabbrica non manca, nonostante venga quotidianamente calpestato. “La Fiat può continuare ad essere centrale nel mercato dell’auto, l’esperienza e gli strumenti ci sono, ma è ora di dire basta alle riforme che hanno favorito la proprietà e colpito i lavoratori”: questa è la denuncia degli operai di Mirafiori, che Ingroia ha raccolto e fatto propria: “Rivoluzione civile è dalla parte dei lavoratori. E l’azienda torinese è il simbolo di tutte le principali sfide che attendono un governo di centrosinistra, nei fatti e non solo nel nome”, ha detto.

Il discorso del magistrato di Palermo è rivolto ai lavoratori, ma guarda soprattutto al centrosinistra. Più ci si avvicina al voto, più si moltiplicano gli appelli da parte del mondo prograssista, e fra questi ci mettiamo anche i lavoratori, affinché il Partito Democratico eviti quello che è stato definito “l’abbraccio mortale di Monti”. In quest’ottica Rivoluzione Civile prova a proporsi come una risorsa e non come un’antitesi rispetto ad un progetto riformista; ed è proprio per aver portato avanti in maniera convinta l’idea di discontinuità – hanno spiegato più volte i candidati del polo “arancione” – con l’esperienza montiana che Rc si presenterà alle elezioni autonomamente, una garanzia di coerenza insomma per provare a spostare l’asse della futura composizione parlamentare. Il dado a questo punto è tratto e la sfida sui contenuti si giocherà nelle piazze prima, in parlamento, poi. Chissà cosa ne penseranno in casa Pd…

   M.T.

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