Un commento a freddo sulla morte di Regeni: Cui Prodest?Tribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Un commento a freddo sulla morte di Regeni: Cui Prodest?

Quando un giovane ricercatore viene seviziato, torturato e ucciso, spesso sarebbe necessario tacere prima di parlare ed esprimere posizioni a caldo. Il rischio è quello di strumentalizzare la morte di una persona e il suo lavoro, il che significa utilizzare un evento tragico quello di Regeni per tirare acqua al proprio mulino. E intanto mentre il governo egiziano nega che Regeni sia mai stato arrestato, forse bisognerebbe chiedersi semplicemente: Cui Prodest? 

Giulio Regeni è morto. Una notizia triste, drammatica che ha subito coinvolto l’opinione pubblica nel suo complesso. E per una volta non possiamo nemmeno dire ingiustamente dato che la morte di un giovane ricercatore in circostanze così drammatiche non può che suscitare una forte empatia e un forte sentimento di rabbia e impotenza. Chi lo ha ucciso e perchè? Sono queste le domande che si rincorrono tra le pagine dei giornali ma sono pochi coloro che mantengono la calma rinunciando a strumentalizzare un evento così tragico e triste. Magari lo fanno senza accorgersene, oppure con intenti positivi, quello che è certo è che ciò non rende giustizia all’informazione.

Noi Giulio Regeni non lo conoscevamo dunque non vogliamo allinearci alla solita retorica di chi è solito celebrare i morti, quello che sappiamo è che la sua morte ci ha toccato come italiani, cittadini ed esseri umani perchè sentire di qualcuno che è stato seviziato e torturato è un qualcosa di abominevole. Detto questo in troppi hanno deciso di lanciarsi in ardite ipotesi cercando di gettare in pasto ai media delle teorie  senza prima attendere di ottenere tutte le informazioni utili per ricostruire un quadro preciso. In tanti hanno commentato come se sapessero esattamente quello che è successo a Giulio, come se ogni aspetto legato alla sua scomparsa fosse già stato sufficientemente lumeggiato. E ha sicuramente ragione chi dice che qualcosa, evidentemente, non torna.

Alcuni, come l’esperto Andrea Purgatori, giornalista esperto di intelligence e del mondo arabo, sostengono che Regeni sia stato ucciso all’insaputa dei vertici politici egiziani (Leggi l’intervista a Purgatori sul Piccolo) e che sia o rimasto vittima di una situazione finita fuori controllo, oppure che sia stato eliminato proprio per andare contro ad Al Sisi e alla sua politica, magari in un gioco tutto interno alla politica interna egiziana. Oppure no, oppure Purgatori ha torto e semplicemente Giulio Regeni è finito nelle maglie repressive della polizia politica egiziana. Una cosa è certa, Giulio Regeni è morto e probabilmente nessuno saprà mai chi è stato a torturarlo e perchè.

Quello che però bisognerebbe chiedersi è per quale motivo gli apparati repressivi egiziani avrebbero dovuto torturare, uccidere e soprattutto poi far trovare il cadavere di un ragazzo occidentale. Non avrebbe avuto dal punto di vista di Al-Sisi molto senso farlo ritrovare rischiando di pregiudicare i rapporti con Roma, eppure in tanti hanno subito incolpato il governo egiziano senza, forse, riflettere adeguatamente a tutte le possibili implicazioni. Per quale motivo se davvero Regeni è stato arrestato e torturato in quanto presunta spia, allora non è semplicemente stato fatto sparire come purtroppo accade con decine di altri dissidenti egiziani? Che magari la vicenda tragica della morte di Regeni centri con qualcosa più grande di lui come ad esempio il tentativo di destabilizzare il piano di pace per la Libia e il Nord Africa? E soprattutto siamo sicuri che non possa anche essere vagliata la pista degli oppositori del governo egiziano che cercano di mettere all’angolo Al-Sisi?

Tutto può essere, e fin quando non ne sapremo di più crediamo che sia abbastanza inutile abbandonarsi in ipotesi che lasciano il tempo che trovano. La speranza è che il nostro governo almeno riesca a ottenere qualcosa: la verità!

Tribuno del Popolo

 

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