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martedì , 28 marzo 2017
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Un esempio non categorizzabile

Rachid, uno dei venditori ambulanti di Palazzo Nuovo, si è laureato e ha rifiutato l’invito a partecipare al Grande Fratello. Dietro tanta integrità c’è uno spirito che non è riducibile al discorso politico, e che, tuttavia, potrebbe rinvigorire

Fonte: Oltremedianews

Photo Credit: lastampa.it

Rachid Khadiri è un nome che a molti non dirà granché, ma per chi, come me, ha bazzicato, per motivi di studio, nonché di ricreazione,  il polo Universitario di Torino, nello specifico Palazzo Nuovo, lo conosce piuttosto bene. Per farvi brevemente la sua storia: Rachid è un ragazzo marocchino che ha venduto accendini per gran parte della sua vita, ha imparato l’italiano, ha frequentato le scuole superiori, e senza troppi fuochi di artificio si è laureato in ingegneria civile al Politecnico di Torino.Ora, questo è avvenuto sino a circa un mese fa. Oggi, sul sito della Stampa, viene riportata una lettera di Rachid in cui, in sostanza, spiega le motivazioni che lo hanno portato a rifiutare l’invito a partecipare alla quattordicesima edizione del Grande Fratello (in sostanza gli dicevano che essendo un ragazzo spigliato e simpatico, e lo è, avrebbe avuto senza dubbio un grosso seguito). Questo è il link della sua lettera (vedi qui), merita leggerla perché è chiara e sintetica. E incredibilmente sincera.Tanto alla notizia della sua laurea, quanto alla notizia del suo rifiuto al Grande Fratello sono seguiti cori di approvazione e standing ovation per l’integrità del suo carattere. Cori a cui io stesso mi sono unito. Tuttavia va fatto notare come tutto questo cozzi e, in un certo senso, contraddica lo spirito di Rachid (naturalmente effetto di cui lui non è responsabile).

Rachid si è laureato praticamente senza che nessuno lo sapesse, ha studiato mentre faceva il venditore ambulante senza mai utilizzare la sua condizione di studente-<strong “mso-bidi-font-weight:=”" normal”=”">lavoratore-immigrato per conquistarsi un qualche tipo di rispetto e/o riconoscimento posticcio da parte della popolazione studentesca e/o professorale che era/è, per gran parte, la sua fetta di mercato di venditore ambulante. <strong “mso-bidi-font-weight:=”" normal”=”">Rachid è sempre stato Rachid, il suo atteggiamento, i suoi discorsi, hanno sempre cercato di evitare, con accuratezza, ogni possibile identificazione con categorie predeterminate. Rachid ha avuto l’intelligenza di sfuggire, col suo discorso, un discorso che si è articolato non solo in quello che dice, ma in quello che ha fatto e continua a fare, all’identificazione del discorso degli altri, del discorso politico, sociale o del ben-pensare borghese, che vuole e vede Rachid come una sorta di immigrato modello a cui tutti gli altri si dovrebbero identificare.

Un marocchino innocuo, un immigrato buono, perché fa esattamente ciò che le brave persone si aspettano che faccia. Se Rachid è un esempio, allora lo è non tanto per la sua laurea, o per la sua instancabile vena lavorativa (cose assolutamente lodevoli, ma che non costituiscono un valore in sé), quanto piuttosto per il fatto che Rachid abbia fatto tutto ciò non per costituire un esempio, un modello a cui adeguarsi, creando così, all’opposto, tutta una congerie di altri esempi “cattivi”; ma lo ha fatto bensì per se stesso, si è creato una sua immagine di sé, a cui è stato fedele, che sfugge a qualsiasi discorso politico-sociale che lo voglia etichettare. Tuttavia, la storia di Rachid, se presa nella sua interezza, e non solo come esempio edificante, pedagogico, potrebbe costituire una florida base per tutta una serie di discorsi politici di ampio interesse: dal diritto allo studio (Rachid la retta se l’è pagata vendendo accendini, perché non ha potuto ricevere borse di studio), alle condizioni dei migranti (studenti, lavoratori e studenti e lavoratori).

Rachid ha scelto la sua strada per l’emancipazione, che le blandizie televisive e, immagino, possibili future blandizie politiche, non potranno mai comperare.

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