Un giorno della Memoria speriamo "non selettiva"Tribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Un giorno della Memoria speriamo “non selettiva”

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, un giorno che dovrebbe essere dedicato a ricordare gli indicibili crimini del nazifascismo perpetrati ai danni degli ebrei e a celebrare le vittime dell’Olocausto, non a caso tale ricorrenza è stata decisa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e fissata il 27 gennaio, ovvero il giorno in cui l’Armata Rossa aprì i cancelli di Auschwitz. Ma dovrebbe essere anche il giorno per ricordarsi delle altre decine di milioni di vittime causate dal nazismo, vittime silenziose in quanto sembrano quasi dimenticate dalle dormienti coscienze europee. 

Probabilmente non sarà mai possibile ricordare a parole quello che fu l’Olocausto e quello che fu l’abominio del nazismo per l’Europa. Ci sono i libri di storia, certo, eppure basta farsi un giro nelle scuole secondarie o primarie per vedere come i giovani di oggi guardino con sempre maggiore distacco a quei fatti terribili che ora appartengono alla storia. Ma non si parla di una storia lontana, si parla di qualcosa avvenuto solo settanta anni fa, un qualcosa di talmente terribile che ha modificato per sempre la storia dell’umanità, cristallizzando la sofferenza di milioni di esistenze e portandone traccia fino a noi, come se decine e decine di migliaia di bottiglie di vetro con dentro un messaggio arrivassero in qualche modo tra le nostre mani, ogni anno, a ricordarci di ricordare. Istituire il Giorno della Memoria il 27 gennaio per celebrare le vittime dell’Olocausto è stata una bella trovata in quanto obbliga la società, ogni anno, a fare i conti con il proprio passato e a ricordare quanto bestiale può diventare l’essere umano nei confronti dei propri simili.

Tuttavia meriterebbero di essere ricordati oltre agli ebrei anche tutti i dissidenti politici incarcerati e uccisi, i semplici soldati che hanno combattuto il nazismo e sono stati deportati, gli omosessuali, i comunisti, gli slavi (che venivano considerati una razza inferiore), gli zingari, e tutti coloro che semplicemente si rifiutarono di accettare l’atrocità nazista. Si parla di milioni di persone uccise e dimenticate dalla coscienza selettiva europea che con il passare degli anni ha voluto semplicemente dimenticare le “nere collusioni” con il nazifascismo. Meno se ne parla meglio è di quel periodo perchè molti stati che oggi si atteggiano a baluardi di democrazia in quegli anni hanno collaborato con il nazismo a vari livelli. Il fatto che l’Unione Sovietica abbia subito oltre venti milioni di morti dovrebbe di per sè bastare a far comprendere l’enormità di quanto successo,e l’Olocausto con la sua fortissima carica simbolica di fotografie e testimonianze è lì a ricordarci che cosa fosse il nazismo. Ma il rischio è quello di ricordare il nazismo come una sorta di “evento altro”, una sorta di calamità piombata dall’alto.

I nazisti però non erano degli alieni che sono arrivati sulla Terra all’improvviso per soggiogarla, erano europei entusiasti che hanno aderito a un progetto politico e di vita e lo hanno fatto per anni, senza che nessuno negli anni Venti e Trenta in Europa avesse nulla da ridire, anzi, in quel periodo lo spauracchio dei salotti bene dell’Europa era l’Unione Sovietica. Del resto anche molti storici hanno identificato nel nazismo una sorta di “risposta” alla rivoluzione bolscevica, una sorta di reazione dell’Europa, diremmo noi delle classe dominanti europee, al rischio della globalizzazione delle idee socialiste. In questo senso gli storici a nostro dire dovrebbero ancora lavorare pancia a terra per rendere pubblico quanto il nazismo non fosse mal visto nemmeno in quei paesi che oggi tendiamo a definire “libere democrazie”  in quanto poteva essere utilizzato per sconfiggere il grande nemico rosso nato a Est.

Ma è chiaro che non è possibile scindere il ricordo di quel periodo terribile dall’Olocausto, per motivi ovvi in quanto lo sterminio organizzato di un popolo non poteva che sollevare un enorme senso di rabbia, frustrazione e impotenza in quella parte del mondo che ha assistito all’abominio senza poter far nulla, spesso senza sapere nulla. Ma mai come ora ci sembra assai importante ricordare il Giorno della Memoria in quanto in pieno 2016 stiamo di nuovo assistendo al ritorno della violenza su scala globale, all’intolleranza e all’imbarbarimento dei rapporti sociali tra uomini e tra Stati. Di fronte alla crisi economica ci sembra che si assista di nuovo al ricorso a uomini forti, al populismo, incanalando magari la rabbia popolare verso gruppi sociali ben definiti come gli immigrati, gli zingari etc. Nel 2016 inoltre in Germania è tornato in vendita nelle librerie il Mein Kampf, anche questo uno specchio dei tempi? Anche questo l’ennesimo segnale che il nazismo, piaccia o meno, fa anch’esso parte in qualche modo della cultura europea che lo ha generato? Fin quando l’Europa non deciderà di fare davvero i conti con il proprio passato, forse, saremo costretti a rivivere il passato diverse volte, magari sotto forma di farsa, esattamente come vaticinò Karl Marx quando disse: ” La storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”.

Photo Credit

Gb

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