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giovedì , 19 gennaio 2017
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Un mondo multipolare

Un mondo multipolare

La maggiore svolta della storia contemporanea è stata quella favorita dalla fine della Guerra Fredda, il momento in cui uno dei campi dell’era bipolare è scomparso, aprendo la strada a un mondo unipolare, sotto l’egemonia imperiale nordamericana.

Immediatamente, gli Stati Uniti hanno cercato di avvalersi della loro indiscutibile superiorità, puntando a trasformare i focolai di conflitti in confronti militari. L’apice di questa politica di militarizzazione dei conflitti è stato raggiunto in Afganistan, Iraq e Libia. Sebbene sotto forme relativamente diverse, la fine dei conflitti si è ottenuta per via militare – invasione, occupazione, bombardamenti, rovesciamento di governi.

Pur logorata, questa strada si è imposta fino a poco tempo fa, senza che si presentassero ostacoli all’affermazione con la forza della dominazione nordamericana. Fino a quando il conflitto in Siria, che lasciava presagire il bombardamento del territorio di questo paese, non ha avuto una svolta inaspettata, con la proposta di accordo formulata dal ministro degli Esteri della Russia, accettata dagli USA.

La fine delle operazioni precedenti aveva già cominciato a incrinare la capacità egemonica degli USA. Ha avuto un grande significato che il primo rifiuto a partecipare a un bombardamento sia arrivato dal principale alleato strategico degli USA – la Gran Bretagna -, con la contrarietà del Parlamento ad accompagnare gli USA in una nuova avventura, conseguenza diretta dell’invasione dell’Iraq, da cui l’ex primo ministro Tony Blair era uscito molto logorato per il fatto di avere giocato il proprio prestigio fornendo una versione dei fatti che risultò essere falsa.

Obama ha dovuto accettare l’offerta russa perché non aveva neppure l’appoggio dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, che non desiderava essere coinvolta in una nuova guerra dalle conseguenze imprevedibili. E non ha ricevuto neanche l’appoggio dei militari, che non erano convinti dell’idea di un bombardamento chirurgico.

Il clima di accordo sulla Siria si è esteso all’Iran – tra l’altro, per i legami diretti che hanno i due conflitti -. In entrambi casi, sebbene tra le difficoltà, si sono registrati progressi, affermando la Russia come nuovo grande protagonista della negoziazione nei conflitti contemporanei. Per la prima volta, dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno dovuto limitare la loro iniziativa basata sulla forza, per accettare i termini politici di accordi negoziati tra governi.

La situazione in Ucraina, pur con tratti distinti, conferma questa nuova linea di tendenza. Con la fine della Guerra Fredda e la scomparsa del campo socialista, le potenze occidentali sono calate con grande cupidigia sui paesi che fino ad allora avevano fatto parte di questo campo, incorporandoli nell’Unione Europea e anche nella NATO.

L’Ucraina è un caso speciale, perché è collocata alla frontiera con la Russia e perché la Crimea rappresenta uno scalo portuale importante, in termini commerciali e militari. Il modo violento con cui le forze filo-Unione Europea hanno operato – decretando anche la proibizione della lingua russa – ha ottenuto solo l’effetto di indebolire la loro capacità di consolidare l’unificazione di un paese con enormi differenze regionali.

La cosa certa è che si è scatenata una dinamica centrifuga, attraverso cui le potenze occidentali denunciano l’iniziativa della Russia come forza che starebbe spingendo e operando a favore dello smembramento dell’Ucraina. Di conseguenza aumenta l’ira dei media occidentali che si vedono a dover fare i conti con l’impossibilità di un intervento USA, essendosi generata una situazione che limita sempre più l’azione nordamericana.

Mentre le potenze occidentali si sono viste costrette a misure innocue di punizione della Russia, Putin si è incontrato con Xi Jinping per concludere un grande accordo energetico, e anche una strategia di dedollarizzazione del commercio tra i due paesi. In tutti i loro aspetti, gli accordi contribuiscono a configurare campi specifici di azione, in opposizione al blocco diretto dagli USA. Già nel conflitto ucraino, mentre gli Stati Uniti contano sui lor alleati europei – con gradi diversi di coincidenza – la Russia conta sui paesi del Brics (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica).

Gli accordi tra Cina e Russia, il rafforzamento dei Brics e i processi di integrazione regionale in America Latina sono elementi che possono portare a un mondo multipolare. I prossimi anni confermeranno o meno questa prospettiva.

Emir Sader* | da www.pagina12.com.ar

*Sociologo brasiliano, è stato tra i promotori del Forum Sociale Mondiale

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