Un nuovo concetto di lavoro per superare il capitalismoTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Un nuovo concetto di lavoro per superare il capitalismo

Un nuovo concetto di lavoro per superare il capitalismo

Si fa un gran parlare di “ripresa” ma nella sostanza il lavoro nell’Occidente del neoliberismo non esiste più. Se si intende per lavoro infatti ciò che permette di realizzare se stessi non è più così, siamo tornati alla cessione della propria forza lavoro per sopravvivere, e in questo contesto i diritti diventano quasi superflui. Per questo chi voglia superare tale sistema economico deve pensare innanzitutto a rivoluzionare il concetto stesso di “lavoro”, magari riprendendo e realizzando il vecchio slogan: “Lavorare di meno, ma lavorare tutti”, che a Stoccolma devono conoscere molto bene.

Lavorare sarebbe bello se ciascuno fosse chiamato a realizzare la sua aspirazione e il suo sogno. Questo però non accade nel 90% dei casi dato che anche nei paesi più ricchi del mondo la stragrande maggioranza dei cittadini finisce, quando è fortunata, a fare il primo lavoro che gli capita a tiro. Di questi tempi infatti è già difficile trovare un impiego di qualsivoglia natura, e una volta che uno ha la fortuna di trovarlo tende a cercare di tenerselo stretto a qualsiasi costo, accettando anche violazioni di quelli che sarebbero i propri diritti di lavoratore e di cittadino. Già in passato abbiamo avuto modo di dire che secondo noi quando il lavoro diventa mera sussistenza si scollega dalla realizzazione personale divenendo qualcosa di molto simile al servaggio. Il neoliberismo con la globalizzazione che mette in competizione operai e lavoratori di paesi differenti sta imponendo questo nuovo moderno servaggio a livello globale, al punto da rendere il concetto stesso di “diritti” un qualcosa di aleatorio che interessa forse più gli intellettuali che hanno il tempo per pensarci.

Se scorrete le pagine di annunci di lavoro in Italia vi renderete conto che, a dispetto dei proclami del governo, il lavoro semplicemente non esiste più. Non esiste più la sicurezza del lavoro, esiste solo più una precarietà senza fine con contratti che permettono ai datori di lavoro di ottenere il massimo della forza lavoro con il minimo sforzo finanziario. Uno sfruttamento che esponenzialmente aumenta anno dopo anno in nome della “competitività” e che lascia i lavoratori scollegati e atomizzati di fronte a un mondo che non riescono più a capire e che devono inseguire giorno dopo giorno. Ma chiedere il “Lavoro” non significa chiedere più sfruttamento per tutti, significa chiedere innanzitutto benessere e dignità per tutti, e questo sembrano averlo capito in paesi più civili come la Svezia dove in quel di Göteborg il comune ha deciso di accorciare le ore di lavoro ai suoi dipendenti da otto a sei in modo da renderli più efficienti e produttivi. Avete capito bene, con questa storica decisione si mette nero su bianco che lavorando di meno le persone riescono a rendere di più e soprattutto a essere meno stressate e ad aver maggior tempo per sè, magari per informarsi o per seguire le proprie passioni. I turni lunghi generano più inefficienza mentre al contrario abbassando le ore di lavoro sarebbe anche possibile realizzare nuove assunzioni, migliorando così la vita di altre persone precedentemente disoccupate. Insomma il vecchio slogan “Lavorare meno, Lavorare tutti” dimostra di essere fondato e meriterebbe un maggiore approfondimento teorico anche da parte della cosiddetta “sinistra” che lamenta da tempo di essersi ormai scollegata dai lavoratori.

Insomma più che chiedere assunzioni e lavoro la “sinistra” del XXI secolo dovrebbe ripensare al concetto stesso di lavoro, proponendone uno nuovo e rivoluzionario da contrapporre al concetto di lavoro come sfruttamento di forza servile per aumentare i profitti pagando i lavoratori con le briciole dei suddetti.  Altrimenti prima o dopo il sistema genererà davvero lavoro per le eccedenze ma che tipo di lavoro sarà? Sarà lavoro o servaggio obbligato per riuscire a sfamare se stessi e le proprie famiglie?

Gb

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