Un nuovo partito comunista per una nuova stagione di lotteTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Un nuovo partito comunista per una nuova stagione di lotte

Gli scenari politici del nostro Paese si delineano con chiarezza e la vittoria nel centrosinistra di Matteo Renzi sembra segnare la fine di una intera stagione. Senza un nuovo partito comunista, moderno, serio che guardi al XXI secolo con proposte reali, per la nostra Penisola si prospetta uno scenario alla “Anglosassone” con una sinistra sempre più laburista e meno marxista.

A noi non piace Marx per fanatismo. Ci piace per convinzione, ci piace perchè il filosofo di Treviri ha saputo sviscerare il funzionamento di un sistema generatore di ingiustizie e di differenze sociali che già all’epoca, nel XIX secolo, era uno dei principali protagonisti delle sofferenze umane su scala planetaria. A distanza di più di un secolo possiamo dire che il nocciolo duro del sistema che Marx voleva abbattere è rimasto integro, anzi, è riuscito persino a espandersi sconfiggendo tutte le proposte alternative createsi nel corso degli anni. Con la caduta del socialismo reale poi, si è innestato un processo in tutto l’Occidente di smantellamento delle idee marxiste e della loro demonizzazione, con il risultato che al pensiero forte del neoliberismo la sinistra mondiale non ha saputo opporre più un pensiero completo e compatto come il marxismo, bensì nient’altro che una ridda di idee affastellate le une sulle altre, dall’ambientalismo al femminismo condito con un larvato socialismo e libertarismo. Conseguenza di ciò è stata la completa polverizzazione di un “pensiero forte” all’interno della sinistra europea, una polverizzazione che ha finito per lasciare il campo progressista nelle mani di forze che vent’anni prima si sarebbero trovate senza se e senza ma nel campo dell’anticomunismo più viscerale. Basti vedere la parabola dell’Italia, dove dall’esistenza del più grande partito comunista d’Occidente si è passati ad un Pd che ha ormai reciso ogni contatto con il suo passato, addirittura favorendo la probabile vittoria di Matteo Renzi che ultimerebbe “lo strappo” rendendolo alla stregua di un larvato partito laburista alla britannica. Ricordiamo che proprio in Gran Bretagna negli anni Ottanta venne scritta una pagina importante per la fine del comunismo dal momento che fu proprio sotto l’egida della Thatcher che le teorie neoliberiste trovarono un laboratorio a cielo aperto, e fu proprio sotto il tacco della Lady di Ferro che la sinistra subì la mutazione genetica, accettando cioè di abbandonare per sempre l’elaborazione di un’alternativa e di giocare all’interno delle regole e del campo imposto dagli avversari. In questo contesto, con un Pd che somiglia sempre di più a un partito laburista moderato anglosassone che ha espunto il conflitto sociale, le classi e il progresso dal proprio modo di essere, appare chiarissima la sfida che bisognerà affrontare in questo XXI secolo, ovvero la sfida per la sopravvivenza delle idee, la sfida per la sopravvivenza dell’idea di progresso e riscatto dell’umanità. Per riuscirci occorre avere coraggio, occorre avere una visione di ampio respiro che non può e non deve venire distratta da litigi da cortile che fino a questo punto hanno solo fiaccato e reso ridicoli i piccoli partitini della sinistra che ancora restano, ostinatamente, nel campo della “sinistra” reale. Occorre, con umiltà e coraggio, non vergognarsi di essere comunisti, rivendicare un passato glorioso, ma anche rilanciare un’idea politica con serietà e non più sventolare dei feticci con la falce e martello per provare a prendere qualche centinaio di voto a nostalgici ormai intristiti. Occorre tornare in sintonia con la società di oggi, tornando ad alfabetizzare politicamente delle masse imbruttite dalle mercificazione e dall’omologazione imposti dal mainstream. Occorre, soprattutto, rimuovere ogni ostacolo a una unificazione di intenti tra i partiti che ancora si professano comunisti, anticapitalisti e di sinistra in Italia ed Europa. Se si farà ciò con coraggio, con abnegazione e con volontà, sarà inevitabile riuscire a ricostruire quegli spazi politici utili a rappresentare milioni di oppressi, sempre più atomizzati e senza guida che rischiano sempre di più di rimanere ai margini della società e dello sviluppo.Per questo al posto che, ognuno col suo orticello, continuare a invocare un rilancio delle strutture esistenti, converrebbe chiudere tutto e lavorare all’apertura di un nuovo progetto onnicomprensivo, un contenitore che riesca coerentemente a tenere dentro tutte le forze vive che hanno qualcosa da dare per l’elaborazione di un nuovo comunismo, un nuovo pensiero forte capace di unire tutti all’interno di un lavoro comune e di un obiettivo comune: il superamento delle ingiustizie e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, di una classe sull’altra.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/khosu/4172675362/”>Edgar Rubio</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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