Un nuovo "pensiero forte" per la SinistraTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Un nuovo “pensiero forte” per la Sinistra

Il contesto politico italiano è cambiato molto negli ultimi mesi. La domanda però è sempre la stessa, che fare per rilanciare una sinistra degna di questo nome in grado di rappresentare chi, in questo Paese, non ha più rappresentanza? La risposta secondo noi è una sola: ricostruire un pensiero forte capace di andare oltre i politicismi scollegati dalla realtà.

Photo Credit

Uno dei “segreti” del successo in politica è un pensiero condiviso capace di mobilitare persone che non si conoscono tra loro ma che hanno in comune un “pensiero forte” in grado di coinvolgerli in un percorso politico condiviso. Questo pensiero forte la sinistra italiana lo ha ucciso ormai più di vent’anni fa, pensando di poterlo sostituire facilmente, ma da allora, a ben guardare, le cose non hanno fatto che peggiorare, fino a oggi. Non starò qui a ricordare come si sia disgregato il patrimonio culturale e umano della sinistra negli ultimi vent’anni, anche perchè è sotto gli occhi di tutti, quello che vorrei invece sottolineare è come il vuoto pneumatico lasciato dall’ “ideologia” che ha ispirato la sinistra nel XX secolo, non sia stato colmato da nulla. Si è perso quindi di vista un “fine” di lungo periodo, al punto che il fine della sinistra italiana degli ultimi vent’anni non sembra tanto essere quello di modificare la società per costruirne una più giusta, equa, a misura d’uomo, quanto competere per il controllo dell’esistente, magari proponendo riforme tutte interna al sistema sociale ed economico vigente, nulla di più lontano da quello che dovrebbe essere un modello alternativo e di sinistra.

Quando nel 2001 il “Movimento” alternativo aveva affollato le strade di Genova, le cariche della polizia lanciarono un segnale prettamente politico. Tutti i grandi del mondo si trovavano nella città ligure per il G8, e colpire a morte il Movimento con tutti gli occhi del mondo su Genova sarebbe stata una vittoria politica di proporzioni incredibili. Colpendo quel Movimento si ottene in primis di dividerlo, di mettere pezzi del movimento contro altri, di innestare una spirale secondo veniva offerta in pasto all’opinione pubblica una visione dell’ alternativa a questo sistema come un confuso coacervo di violenze immature e pericolose per la tenuta sociale. Insomma si fece percepire a tutti il sistema vigente come l’unica alternativa al caos. A quei giorni sarebbero poi seguiti fatti epocali, vedi l’11 settembre, le Twin Towers, la globalizzazione, la guerra all’Afghanistan, all’Iraq, e poi ancora alla Libia, alla Siria, la crisi economica. Secondo chi vi scrive, ripercorrendo a volo d’uccello gli ultimi vent’anni, può essere quello uno degli spartiacque che sancirono sostanzialmente la sconfitta politica della proposta di sistema della sinistra cosiddetta “radicale” o di alternativa, che da allora sarebbe stata in difesa, perdendo sempre più spazi tanto nella società, quanto nelle istituzioni.

Da allora sostanzialmente la sinistra radicale non ha più espresso elaborazioni teoriche e politiche di un certo livello, anzi non ha più avuto un “pensiero unico” vivificante e capace di attirare giovani e cittadini. Anche l’emergere della crisi economica, l’esplodere del disagio sociale e la disperazione di intere generazioni non hanno invertito questa tendenza anche e soprattutto a causa di una sinistra, e di un centrosinistra, sempre più scollegati dalla realtà, sempre più ostaggi di una gestione del Paese che non offre alcun tipo di entusiasmo e di speranza a chi soffre e vorrebbe credere in un mondo migliore. La destra invece, che di pensieri forti non ha bisogno, si coalizza senza difficoltà per difendere interessi corporativi e di parte, ricorrendo al populismo per parlare alla pancia degli italiani delusi, promettendo loro facili soluzioni, ma promettendo loro pur sempre qualcosa. Che sia la restituzione dell’Imu, la Social Card, o proprio una somma in denaro, poco importa, almeno il centrodestra promette qualcosa agli italiani, ben poco ma qualcosa di tangibile, non vuote promesse di una non meglio qualificata onestà, o di un intento di contrastare il “cattivo” di turno, che sia Berlusconi o qualcun’altro.

Per quale motivo uno studente, un precario, un disoccupato o un pensionato che non riesce ad arrivare a fine mese dovrebbe credere in un progetto cui si chiede di aderire alla cieca, senza un fine condiviso, senza una ideologia in grado di mobilitare cittadini con interessi diversi per un progetto di vita comune. Ci va un “pensiero forte” in grado di analizzare la società italiana facendo comprendere agli italiani come le classi sociali esistano ancora, anche se in molti avrebbero interesse a far credere il contrario. Anzi la crisi economica ha dimostrato che l’analisi marxista della società aveva ragione, che la redistribuzione della ricchezza senza un ruolo attivo dello Stato non ha luogo, e che le ricchezze si concentrano sempre di più tra le mani dei più ricchi, aumentando il numero dei poveri senza che venga fatto alcunchè per impedirlo. Solo un “pensiero unico” condiviso potrebbe ridare la speranza tanto al pensionato dimenticato dallo Stato, quando al giovane che non ha nemmeno più voglia di inviare curricula, non accettando la profonda ingiustizia e l’alienazione che derivano da questa organizzazione della società. Una sinistra che rinuncia a modificare la realtà semplicemente perde la sua natura, perde la sua stessa funzione politica, risultando nient’altro che un apparato di politici che si prepone come uno fine l’ottenimento e la gestione del potere. Posso quindi comprendere chi dice che, in assenza di questo pensiero forte, sia meglio comunque lottare per la gestione dell’esistente, ma credo che sarebbe maggiormente utile a lungo termine innestare dibattiti e riflessioni culturali su come ricostruire questo “pensiero forte”, magari parendo proprio dall’analisi marxista della società cercando di applicarla al mondo vorticoso in cui viviamo oggi. Nella società in cui viviamo gli “sfruttati”, intendendo per tali tutti coloro che non hanno accesso ai mezzi di produzione, non hanno la percezione di far parte di una stessa classe sociale, si sentono atomizzati, divisi, inutili e soprattutto dispersi all’interno di una società globalizzata che riesce a far sentire tutti nient’altro che piccole formiche impotenti nel poter determinare un cambiamento reale. Questo è avvenuto perchè, memori di quanto successo in passato, coloro che hanno interesse a mantenere tale questo sistema economico, hanno fatto in modo da rompere i legami di classe all’interno della società, rendendo difficile il recupero di un pensiero comune e di una identità comune. Ma dato che Marx aveva ragione nel parlare del “plusvalore”, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ruolo di una sinistra che voglia farsi partecipe di un cambiamento reale nella società dovrebbe essere quello di spiegare in modo diretto, semplice ed efficace a tutti come e in che modo avvenga questo sfruttamento, e come sarebbe al contrario possibile organizzare questa società in modo diverso, se solo ce ne fosse la volontà.

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top