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martedì , 12 dicembre 2017
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Un Oscar alle apparenze

A braccetto con le elezioni è anche la notte degli Oscar ad avvicinarsi. Ogni politico vorrebbe probabilmente aggiudicarsi il premio di miglior attore protagonista.
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Fonte: Oltremedianews

Un Oscar già lo abbiamo: Oscar Giannino. Lo stesso che faceva della meritocrazia e della trasparenza i punti di forza del movimento “Fare per fermare il declino” da lui fondato; quello che sottolineava la competenza economica come suo tratto distintivo. La competizione nel raggiungere l’archetipo del super uomo ha inglobato anche lui, portandolo a dichiararetitoli falsi. Due lauree e un master per la precisione. (Tralasciando la falsa partecipazione allo Zecchino d’Oro per non raggiungere il ridicolo).

Il suo curriculum era da tempo on line sul sito dell’istituto di ricerca Bruno Leoni con la dicitura “Oscar Giannino è laureato in giurisprudenza ed economia e ha conseguito un master in corporate finance and public finance presso la Chicago Booth School of Business”.

Né su internet, né quando si era giocato la carta dei super titoli nei vari programmi televisivi o incontri con i simpatizzanti era stato mai smentito.
Fino a quando, a cinque giorni dal voto, Giannino non ripropone il master tarocco ad un’intervista rilasciata a Repubblica.tv. A quel punto, viene accusato per l’abuso dei titoli dal cofondatore del movimento e suo amico, Luigi Zingales.

Effettivamente Zingales ha una cattedra presso la prestigiosa università di Chicago e l’invenzione gli è sembrata troppo grossa, visto che Giannino ha solo studiato inglese in quella cosmopolita città.

Si è parlato di azione di intelligence da parte degli altri partiti per screditare il movimento che stava prendendo una buona fetta di consensi. Ma l’unico interesse di Zingales è stato quello di salvare la dignità.

In questa vicenda diventata virale la dignità è l’unica a conservare la sua statuetta degli Oscar, in extremis. Giannino utilizza il suo mezzo preferito, twitter, per rispondere e farsi carico delle sue responsabilità, scrivendo: “I danni su di me per inoffensive ma gravi balle private non devono nuocere a Fare” e “Chi sbaglia, paga. Mi dimetto”.

Così si dimette dalla presidenza per dare un esempio di pulizia nel privato prima che nel pubblico (come ha dichiarato anche alle Invasioni Barbariche su La7) ma rimane il candidato premier, altrimenti la lista sarebbe stata invalidata.
Nominata nuovo presidente dalla Direzione di Fare è la 36enne Silvia Enrico laureata in giurisprudenza, per davvero.

Nelle democrazie che per così dire sono degne della loro nomination, la bugia assume un peso rilevante.
Qualche esempio? Il presidente statunitense Bill Clinton rischiò una procedura per impeachment non per la sua celebre storia extraconiugale con Monica Lewinsky ma per averla negata; per falsità.

Due ministri tedeschi si sono dimessi con pudore in una situazione simile.

Qui in Italia tutto è paradossale. A richiedere a gran voce le dimissioni di Giannino è il più grande mentitore della storia, che ha imposto al parlamento di sottoscrivere che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

Allora comincia la corsa alla sezione “la bugia più grossa”. Il “grande pubblico”che siamo noi, gli italiani, è talmente assuefatto che la bugia si riveste di un tono più leggero. Risuona l’eco del “così fan tutti!”.

A far scandalo non è il fatto del master in sé stesso, visto che le competenze si acquisiscono anche per personale cultura e interesse, ma la gravità del mentire di sé stessi. La credibilità si sgretola e gli elettori percepiscono che si può mentire davvero su qualsiasi cosa.

Perché osare su dei titoli così facilmente riscontrabili e che molte persone si sono davvero sudate? Perché non si prende esempio da giornalisti come Gian Antonio Stella che tiene a puntualizzare di non possedere nessuna laurea quando lo chiamano dottore, senza per questo perderne in bravura? Perché a rimetterci sono sempre quella trasparenza e meritocrazia tanto auspicate ma mai raggiunte?

Perché la tentazione di fare la ruota del pavone è troppo forte. E si sa, bisogna essere i migliori quando si sfila sulla passerella della notte degli Oscar alias elezioni.

La conclusione è che stiamo vivendo degli ultimi giorni pre voto completamente privi di idee e un’intera campagna elettorale nella quale i temi fondamentali dei diritti civili, dell’istruzione, della legalità sono stati per lo più messi a tacere. Forse non erano neanche candidati a questo Oscar.

Mentre vincitrice acclamata e indiscussa della statuetta d’oro è lei, l’Apparenza.

   Veronica Di Benedetto Montaccini

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