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sabato , 25 marzo 2017
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Un paese malato

C’è qualcosa che non va nel nostro paese. Qualcosa di infido e, per molti versi, tragico. La chiamano modernità (ed è una cosciente e voluta confusione) ma non è nient’altro che il sistematico smantellamento della democrazia costituzionale.

Fonte: Marx21.it

Qualcuno lo ha notato? Si vogliono, si “devono” fare le cose nella maniera più veloce possibile. I contenuti e la sostanza non importano. Lo scenario viene diviso in buoni che vogliono fare le riforme e nei cattivi che le boicottano.  “Riforma” è diventata una parola magica e vuota che fa credere in un futuro radioso. Nessuno (o pochi) si chiedono se queste “riforme” siano buone o cattive. Bisogna farle, comunque e subito.

Il presidente della Repubblica, proprio lui che dovrebbe salvaguardare la Costituzione e attuarla, afferma che bisogna fare in fretta. Matteo Renzi dichiara a destra e a manca che lui andrà avanti comunque e che se non si fa quello che vuole lui e nei tempi che lui ha deciso manda tutti a casa. Vari ministri annuiscono e sostengono che si può discutere, basta che chi non è d’accordo si adegui. E, intanto, stanno riducendo la democrazia all’apparenza, a un simulacro. E così smantellano la Costituzione contingentando i tempi della discussione e fissando una data di scadenza entro la quale si voterà senza ragionare.  Non si entra nel merito delle cose, solo nei tempi entro i quali verrà votato quanto imposto dal nuovo “uomo della provvidenza”. E così ci troveremo con un senato formato da nominati che risponderanno solo a chi li nomina. Una forma bizzarra e, per molti versi, spaventosa di modifica istituzionale. E se qualcuno è contrario se ne dovrà fare una ragione perché Renzi e i suoi  soci in affari (perché di “affari” si tratta) andranno avanti anche se le “riforme” sono poco democratiche e sembrano (apparentemente) improvvisate, raffazzonate, profondamente sbagliate.

Se, poi, si analizza il combinato tra riforma costituzionale del Senato e legge elettorale (l’Italicum che nasce già con la quasi certezza di essere dichiarato anticostituzionale per via di un premio di maggioranza e del fatto che sono vietate le preferenze, che peggiorano quelle norme del “porcellum” dichiarate incostituzionali) si capisce qual è il vero disegno di trasformazione della nostra democrazia costituzionale (ancora incompiuta non perché la Costituzione sia “vecchia” ma perché non è stata mai attuata): togliere qualsiasi possibilità di decisione agli elettori che non potranno scegliere chi eleggere, escludere dal Parlamento qualsiasi reale opposizione grazie a soglie di sbarramento insostenibili e a nomine decise da chi governa regioni e grandi città. Si pensi a come viene minimizzato il gravissimo problema del crescente astensionismo (arrivato quasi al 50%) nelle elezioni. Un disinteresse che fa capire come, a questi nostri governanti mediocri e arroganti, sia indifferente il fatto che sempre meno elettori si rechino alle urne visto che sono interessati a mantenere le loro poltrone e non alla democrazia del nostro Paese.

Ci dicono che, con le disastrose riforme che sono in procinto di varare, sarà più rapido e semplice fare le leggi. Sicuramente sarà più facile e veloce fare le loro leggi, quelle che serviranno a mantenere il loro potere bloccando qualsiasi possibilità di reale cambiamento. In effetti quello che vuole il trio Napolitano-Renzi-Berlusconi non è un  cambiamento ma la restaurazione. Un ritornare al tempo di quando un uomo solo (con pochi fedeli “amici”) poteva decidere tutto ciò che era conveniente per lui e per la sua parte. Ci vogliono imporre una forma stravagante di democrazia, qualcosa di molto simile a una “dittatura dolce” per il momento sorridente e ammiccante ma, di fatto, spietata e molto pericolosa. Certo fa un certo disgusto vedere come personaggi che non perdono occasione di richiamarsi, solo a parole e per mera convenienza, alla figura di Enrico Berlinguer, siano gli stessi che non fanno nulla per risolvere la “questione morale” del nostro paese. Anzi, sono quelli che occupano le istituzioni piegandole ai loro interessi di bottega.

E, intanto, la disoccupazione aumenta, l’industria è in declino irreversibile, tutto viene privatizzato, lo Stato elargisce denari ai privati in cambio di nulla, la sanità pubblica viene smantellata, l’istruzione statale viene paralizzata, i diritti dei lavoratori vengono “asciugati”, la precarietà è l’unica forma di lavoro (quando c’è) e di vita, la povertà è in drammatico aumento … Una situazione drammatica che imporrebbe scelte di cambiamenti radicali in senso contrario al liberismo trionfante. Ma “lorsignori” sono impegnati a varare “riforme” che servono a ridurre gli spazi di democrazia e a trasformare la nostra Repubblica in una oligarchia.

Apriamo gli occhi e ribelliamoci a questo stato di cose. Oggi, subito. Tra qualche mese sarà molto più difficile cambiare o, forse, non potremo più farlo.

Giorgio Langella, segretario regionale PdCI Veneto 

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