Un partito comunista dentro un fronte della sinistra, o una corrente comunista in un partito socialdemocratico di sinistra?Tribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Un partito comunista dentro un fronte della sinistra, o una corrente comunista in un partito socialdemocratico di sinistra?

Sono in molti, nella sinistra italiana, che si rifanno all’esperienza della Linke tedesca.Si tratta di un’esperienza molto interessante, ma essa ha peculiarità irripetibili in altri contesti: basti pensare che essa nasce dalla fusione di due componenti che in passato erano collocate in due campi e blocchi politico-militari contrapposti, che dividevano in due la Germania.

Fonte: Marx21.it

Il problema per noi è se in Italia esistano o meno le condizioni di un partito unico della sinistra, e se è questa la prospettiva che i comunisti nel nostro paese debbano perseguire.

Sento parlare di un “nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana” con Barbara Spinelli, Flores D’Arcais e Revelli (un nuovo soggetto politico, non una lista elettorale: sono due cose diverse): NO grazie.
A parte ogni altra considerazione politica e programmatica, in questo progetto l’autonomia dei comunisti in partito che fine fa?

Ben altra cosa sarebbe prospettare un Fronte ampio della sinistra, all’interno del quale il processo di ricostruzione unitaria di un partito comunista avesse un suo spazio autonomo.

Credo che su questo nodo strategico e di prospettiva il dibattito tra i comunisti, comunque collocati, debba essere finalmente molto chiaro e trasparente. Col pieno rispetto di tutte le posizioni in campo, ma senza doppiezze.

Il problema non mi sembra in sè “l’unità dei comunisti”: un concetto abbastanza vago (l’ho sempre ritenuto tale, al di là della sua efficacia propagandistica); un concetto che viene declinato da più parti con intendimenti assai diversi e persino opposti (fusione in un partito, corrente, unità d’azione..).

I comunisti dipende come li unisci e per che cosa.

Puoi unirli come componente marxista in un partito di sinistra non comunista (una sorta di Linke in salsa italiana), come prospettava anche Bertinotti quando considerava esaurita la funzione storico-politica dei partiti comunisti, in Italia e nel mondo, e prospettava ai comunisti la funzione di “componente culturale” all’interno di un partito unico della sinistra. E cioè, componente comunista in un partito complessivamente socialdemocratico e neo-laburista, come in sostanza è la Linke. E come furono storicamente i partiti della Seconda Internazionale prima dell’Ottobre e della nascita di un movimento comunista internazionale, autonomo dalla socialdemocrazia, che in forme diverse esiste anche oggi.

Oppure, come io penso, e come pensa il partito di cui faccio parte, i comunisti puoi unirli in un nuovo partito comunista: almeno quelli – oggi divisi e dispersi – che hanno una cultura politica ed una collocazione internazionale affine o almeno non antagonista, se non vuoi fare una macedonia dove c’è tutto e il contrario di tutto.

Un nuovo partito comunista che è tutto da ricostruire rispetto alle formazioni comuniste oggi esistenti (e residuali) in Italia.
Un partito che, in piena autonomia politica, teorica e organizzativa, si rapporti e si ricostruisca in modo unitario e strutturato dentro un fronte più largo di tutta la sinistra anti-capitalistica e anti-liberista: come avviene in altri paesi europei o latino-americani.

Non è la stessa cosa, sono due progetti diversi.
Cominciamo a parlarne.

Fausto Sorini, Segreteria nazionale PdCI

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