Un piano inclinato verso il MedioevoTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Un piano inclinato verso il Medioevo

Entro pochi anni la sensazione è che l’umanità continuerà la sua discesa verso il Medioevo come se fosse su un piano inclinato. La tendenza è quella di svendere diritti, distruggere la sovranità degli Stati, svuotare di significato sinanco la vita umana e aumentare l’aggressività bellica per il controllo delle risorse. Ecco come, realmente e sotto i nostri occhi, entro poco tempo il capitalismo se non ci saranno cambiamenti rivoluzionari trascinerà il mondo nelle barbarie…

Da quando il capitalismo è diventato pensiero unico, e cioè a cominciare dall’ultima decade del XX secolo,si è assistito a un progressivo e inesorabile peggioramento di qualsiasi aspetto della società. La forbice tra ricchi e poveri è aumentata come mai prima, le guerre sono proliferate con il rifiorire di sentimenti etnico-nazionalistici che prima l’esistenza del socialismo reale teneva nella formalina, il terrorismo è diventato una realtà per milioni di persone e la finanza ha svuotato di significato la sovranità politica dei singoli Stati rendendo i cittadini dei consumatori seriali, amorfi e passivi, liberi solo più di scegliere al supermercato che cosa acquistare e nemmeno tanto dato che le pubblicità lavorano nell’inconscio. In tutto questo il mondo non è diventato più sicuro e la tanto propagandata libertà che il sistema Occidente aveva da offrire rispetto all’Urss è diventata una sorta di mito fondativo privo però di qualsivoglia ancoraggio con la realtà. Certo con la generazione Erasmsus i giovani hanno potuto raccogliere esperienza in giro per l’Europa, peccato che poi l’assenza di diritti e di lavoro renda questa libertà acre, inutile, e forse anche un pò beffarda dal momento che tutti sono liberi nella stessa misura in cui sono schiavi dal momento che senza un lavoro è impossibile avere una vita dignitosa e il lavoro ormai sembra non esistere più. Oltre al lavoro diventato schiavismo, l’ideologia del denaro ha anche distrutto concetti come la cultura che diventano quasi inutili orpelli nella misura in cui in questa società sembra avere dignità solo ciò che ingenera un profitto. E la cosa più grottesca di tutte è che non si vede come le cose possano cambiare dal momento che i demiurghi di questo nuovo mondo imperniato sul denaro non hanno ancora finito la loro opera, anzi. E la cosa ancora più beffarda è che sono ormai le stesse masse di cittadini, impoverite culturalmente e deprivate dalla possibilità di organizzarsi per i propri interessi visto il proliferare di sentimenti legati all’antipolitica, a votare per partiti e persone che servono, coscientemente o meno, esattamente questo progetto.

Cambiare questo mondo camminando scalzi, sorridendo e facendo marce per i diritti delle minoranza non è semplicemente possibile in quanto i posti che contano sono già occupati da personaggi che aderiscono con fanatismo all’ideologia del profitto, che poi è l’ideologia del privato, del ritorno allo stato di natura nel quale i più forti sono liberi di asfaltare i più deboli in nome del libero mercato. Ecco quindi perchè chi vi scrive non riesce più ad appassionarsi per la politica locale in quanto siamo arrivati a un punto che diventa quasi indifferente chi sia colui che deve prendere le decisioni locali per aggiustare le strade e garantire l’illuminazione pubblica. Si è consumata, se non ve ne siete accorti, la morte della politica, una morte lenta e tragica ma che ormai è avvenuta. La politica infatti dovrebbe essere il modo con cui gruppi umani si organizzano per far valere le proprie ragioni nell’ottica della gestione comune di un territorio e delle sue risorse per il bene comune. Ma questo concetto di politica come gestione per il bene comune è un concetto di politica che è stato guadagnato con immani sforzi dalle masse popolari che hanno dovuto lottare per abbattere il potere nobiliare dei Re. Ora però possiamo dire che la politica ha fallito, è morta, in quanto non mette più in discussione lo status quo e la redistribuzione delle ricchezze. Ecco quindi che siamo di fronte a una dittatura, la dittatura della finanza, dei mercati o del profitto, quel che volete, ma una dittatura in quanto non esistono più forze politiche che propongono una alternativa a questa organizzazione sociale che premia pochi potentati e condanna la maggioranza delle persone a una vita di stenti, ignoranza e povertà.  Siamo dunque già giunti nuovamente al Medioevo laddove al posto di Re e nobili ci sono banchieri, manager delle multinazionali, economisti le cui azioni possono condannare indirettamente a morte migliaia di persone che ormai sono diventati semplici numeri, unità di produzione che non contano più nulla di per sè.

Ed esattamente come nel Medioevo non tutti i cittadini del cosiddetto “popolino” odiano Re e nobili che li opprimono, anzi. Molti di loro vuoi per superstizione, vuoi per semplice ignoranza e paura, finiscono per accettare il fatto di essere “inferiori” mitizzando le figure che stringono le loro catene, interiorizzando in certa misura la condizione di inferiorità rispetto ai “super-uomini” alla Steve Jobs che cambiano i destini del mondo. Solamente quando gli sfruttati e i marginalizzati da questo sistema prenderanno coscienza di sè come classe e soprattutto solo quando capiranno che questo sistema economico non è voluto da Dio ma solamente da chi ne trae vantaggio, solo allora si potrà pensare di superare ancora una volta il Medioevo.

Dc

Tribuno del Popolo

 

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