Un "socialismo del XXI secolo" per uscire dall'angoloTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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Un “socialismo del XXI secolo” per uscire dall’angolo

Dopo il 1989 la sinistra “Occidentale” ha abdicato dalla critica del sistema vigente, aspirando a niente altro che una larvata gestione moderata all’interno del sistema capitalistico. Questo ingenera un vuoto enorme, che potrebbe essere colmato da un nuovo pensiero critico adeguato alle richieste dei tempi.

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Il mondo a partire dal 1989 è cambiato. Non sto scoprendo l’acqua calda, sto cercando di ripercorrere gli ultimi anni del nostro mondo per andare a individuare i “vulnus” ovvero quegli elementi negativi che hanno impedito il sorgere di un pensiero critico adeguato ai tempi e capace di rappresentare le classi subalterne e sfruttate (la maggioranza dei cittadini). Sull’onda della carica emotiva sprigionata dal collasso del socialismo reale fior fiore di intellettuali, politici, opinion leaders, hanno gettato via il bambino con l’acqua sporca, rigettando tout court il pensiero di stampo marxismo in modo da venire accettati nel carretto dei vincitori. Il rifiuto totale delle idee della sinistra mondiale che hanno portato i comunisti quasi alla vittoria anche in Occidente, ha portato giocoforza a un arretramento terribile dell’intero movimento anticapitalista mondiale, rigettato al pari del “comunismo” come un’inutile vestigia del passato. Erano i tempi della “Fine della Storia” di Francis Fukuyama, i tempi in cui si pensava che il capitalismo avrebbe prodotto quote sempre più crescenti di benessere, annullando così il sentimento di rabbia e di rivalsa degli oppressi della terra. Sono passati più di vent’anni da allora e non solo il capitalismo ha smesso di produrre benessere, ma gli oppressi della terra sono aumentati, al punto che ora ne abbiamo, e tanti, anche nella “ricca” Europa, che poi tanto ricca non è più a causa della crisi economica che ha colpito il mondo Occidentale negli ultimi sei anni. Una crisi, quella che sta erodendo i risparmi della povera gente e sta facendo fallire intere filiere economiche, che è ascritta nella stessa essenza del capitalismo, che nelle sue fasi mature tende a scollegarsi dall’economia reale, finendo per fare gli interessi di elites economiche non più controllabili da un potere statale decapitato dal neoliberismo e dalla furia antistatale scatenatesi dopo l’89.

Ma cosa è successo nella realtà dopo il 1989 all’interno della cosiddetta sinistra? Cosa non ha funzionato? E’ successo che la sinistra, rinnegando i propri valori, le proprie radici, la propria cultura, ha finito per certi versi per snaturare se stessa, dimenticando la propria funzione sociale e abdicando dal ruolo di critica e di proposta alternativa rispetto all’esistente. E’ diventata una sorta di amministratrice dell’esistente, una sorta di “poliziotto buono”, laddove il centrodestra è invece il “poliziotto cattivo”, insomma un sistema politico tutto interno al sistema capitalistico, al servizio del sistema capitalistico e che quindi ha perso anche la natura di “classe” che invece è stata mantenuta dai suoi avversari. Il centrodestra infatti non solo non ha rinnegato un bel nulla, anzi, ha convinto milioni di persone in modo pervicacemente geniale che la sinistra non faceva, in realtà, i loro interessi. Un inganno confezionato in modo fantastico che ha consentito di illudere milioni di persone che in realtà il capitalismo era la cosa giusta per loro, che potevano anche loro diventare come le star della tv, potevano anche loro avere successo e fare soldi. Ora che l’inganno però emerge in tutta la sua gravità, non c’è più nulla dall’altra parte a contrapporsi a tale modello, e questo perchè quello che c’era, scientificamente, è stato screditato e picconato da ogni direzione. Per questo, per uscire dall’angolo, l’unica soluzione sarebbe quella di rinforzare un insieme di idee comuni capace di aggregare gli oppressi della terra e coloro che ritengono ingiusto il modo con cui viene regolata la società. Per farlo però occorre riuscire a immaginare un modo alternativo, senza vergognarsi della propria natura e del proprio passato, partendo dal presupposto che in un sistema come questo per forza gli ultimi resteranno tali e non avranno mai nessuno a rappresentarli. Per farlo occorre di nuovo riuscire a spiegare cosa vuol dire la “lotta di classe”, un concetto che non può andare in pensione in quanto intrinseco all’organizzazione antropica delle relazioni sociali.

Gracchus Babeuf

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2 commenti

  1. Non condivido.
    Secondo me il “socialismo del 21 sec.” è un qualcosa che, seguendo proprio gli insegnamenti del buon Marx(appunto non rinnegando nulla della nostra storia), deve avere si un collante internazionale, ma non può essere declinato in maniera identica in tutti i paesi; la composizione di classe, i mezzi di produzione e la stessa società sudamericana sono completamente diversi dalle condizioni europee: in europa i soggetti che forniscono una sponda ai lavoratori, ai disoccupati e in generale alle classi sfruttate e schiacciate dalla crisi, ci sono(e accrescono progressivamente i loro consensi), basta pensare al Front de Gauche in Francia, a SYRIZA in Grecia, a Isquierda Unida in Spagna e alla Die Linke in Germania; in Italia questo manca ma personalmente non credo che un ottuso ritorno a parole d’ ordine che oggi non trascinano minimamente le classi a cui vogliamo rivolgerci, a delle forme di far politica che ormai hanno completamente perso ogni consenso nella nostra società sia la giusta risposta da dare a un sistema sbagliato fino al midollo e che dobbiamo cambiare.

    • cienfuegos1983

      Hai detto bene, in Italia manca. Ed è proprio questo il punto, noi viviamo in Italia, e in Italia sono venute meno le coordinate di classe con i partiti del centrosinistra e della sinistra che hanno preferito rinunciare al tentativo di cambiare la società accettando comunque l’ottica della gestione dell’esistente. Questo lascia solo a Grillo l’esclusiva dell’antisistema, condannando alla marginalità politica e culturale la sinistra di stampo “marxista”. Per questo occorre fare un lavoro culturale per analizzare nuovamente la società italiana e proporre una ricomposizione di classe.

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