Una BCE per ricchiTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Una BCE per ricchi

Secondo quando riportato dalla stampa economica di mezza Europa, il prossimo 22 gennaio la BCE dovrebbe annunciare il varo del quantitative easing, un programma di acquisto di titoli di stato (ma non solo) volto a rilanciare le malandate economie del vecchio continente.

Tale misura monetaria, non convenzionale rispetto alle politiche perseguite solitamente dalla BCE, dovrebbe avere il duplice effetto di mantenere bassi i tassi di interesse e di iniettare liquidità nel sistema economico. La combinazione di questi due fattori, almeno in teoria, avrebbe infatti il merito di ridare un po’ di linfa a tutti quegli stati che da ormai cinque o sei anni vedono la loro produzione industriale in diminuzione, l’occupazione in caduta libera e il benessere sociale in forte contrazione. I bassi tassi di interesse favoriscono gli investimenti ed evitano crescite esponenziali del debito di nuova emissione, mentre l’iniezione di liquidità nel sistema dà stimolo a tutte quelle attività che necessitano di risorse per poter essere messere in moto. Vista però la complessità della situazione è bene dare un’occhiata più da vicino al problema.

Da ormai un anno e mezzo Mario Draghi sta procedendo a tagliare i tassi di interesse con cui le banche commerciali si finanziano presso la Banca Centrale Europa (cd. “costo del denaro”), ma questo non ha sortito né effetti propulsivi sulla concessione del credito al settore privato né, di conseguenza, la ripresa della produzione, dei consumi e dell’occupazione. Il motivo principale del fallimento di questa manovra deriva dallo scarso livello di fiducia che le banche nutrono sulla solvibilità dei loro debitori (provate a chiedere un mutuo mostrando il vostro magnifico contratto co.co.co o una sua qualche variante postJobs Act) ed è allo stesso tempo il frutto e la causa della stagnazione economica dopo il 2008. Per dare un’immagine pittorica dell’inefficacia di una politica monetaria espansiva si è soliti parlare di un cavallo che non vuole bere: la conca è piena d’acqua (o di soldi), ma il cavallo non vuole bere (l’economia non riparte e la nostra sete e la nostra fame non sono soddisfatte).

Per giustificare invece l’immissione di soldi sul mercato si guarda, oltre che alla teoria economica, anche all’esperienza del QE americano del 2013-2014 che ha sortito buoni effetti sull’economia reale. Ma come funziona il quantitative easing? Perché negli Usa ha funzionato e perché è probabile che in Europa le cose vadano diversamente? Senza scomodare i massimi sistemi, ci limitiamo a sottolineare due semplici motivi per cui è possibile pronosticare il fallimento del QE europeo. In primo luogo negli Usa e nell’Ue la politica monetaria passa dalla Banca Centrale all’economia reale tramite due canali diversi: lì soprattutto tramite i mercati finanziari, vero bacino di risorse economiche per ogni stagione, qui principalmente attraverso le banche. La differenza sostanziale deriva dalla permeabilità dei due diversi sistemi agli stimoli monetari. Mentre le banche, pur avendo i caveau pieni d’oro – si fa per dire -, stanno bene attente a chi prestare i loro soldi, i mercati finanziari sono per definizione più veloci da usare e molto più esposti a crisi finanziarie. Un’iniezione di liquidità sui mercati gonfia il prezzo dei titoli rimpinguando direttamente i portafogli di chi li detiene  con un duplice effetto: da un lato eroga soldi freschi da investire nella costruzione di una casa, una bicicletta o ciò che più vi piace, ma dall’altro rischia di creare bolle speculative facendo distaccare il valore delle attività finanziarie dal sostrato materiale su cui sono costruite (ad esempio un titolo di un’impresa, attraverso le dinamiche di domanda e offerta, può distaccarsi notevolmente dal valore effettivo dell’impianto produttivo in sé). Ovviamente non esiste una distinzione così netta tra banche e mercati, se non altro per il fatto che le prime operano sui secondi, ma speriamo che ciò sia servito a dare un’idea del diverso funzionamento della politica monetaria al di là e al di qua dell’Atlantico.

Più corposa è la differenza tra come ha funzionato il QE americano e come funzionerà quello europeo. Nel primo caso la Fed ha infatti acquistato direttamente sul mercato d’emissione i titoli di Stato, in Europa invece, essendo vietata dai trattati la monetizzazione diretta del debito, l’acquisto avverrà sul mercato secondario, cioè quello dove operano i privati. La differenza cruciale deriva dal fatto che negli Usa sono stati finanziati direttamente i progetti di spesa del governo (più o meno meritevoli che siano), mentre in Europa come ha fatto notare Yves Mersch, membro del comitato esecutivo della Bce, si finanzieranno i portafogli già pieni. Speriamo di non suscitare le ire eversive di nessuno sottolineando che  coloro che detengono titoli di debito pubblico o altre attività finanziarie, e che dunque sono soliti frequentare la Borsa, risiedono solitamente tra gli strati più abbienti della popolazione. Si comprano i titoli di stato, è vero, ma la liquidità viene ampiamente drenata dalle tasche già gonfie e nulla dà adito a ritenere che ciò possa migliorare l’occupazione, faccia ripartire ai consumi e ci traghetti fuori dalla recessione. Anzi, come mostrato dall’esperienza giapponese dell’Abenomics, una politica monetaria espansiva condotta in questo modo rischia anche di aggravare le disuguaglianze. Il debito pubblico dei paesi europei è infatti detenuto in gran parte da banche o enti finanziari nazionali o stranieri, mentre solo una quota marginale alberga nei portafogli dei piccoli risparmiatori. In pratica, dunque, rischia di proporre una variante del TLTRO, il famoso piano di mille miliardi di euro concessi dalla BCE alle banche per far ripartire un’economia che, al pari del cavallo di qualche riga fa, non ha dimostrato di avere molta sete.

Un’ultima chiosa. Il QE americano constava di circa 4.500 miliardi di dollari, quello made in Draghi solo 600 miliardi. Più che un’ondata di liquidità pare che stiamo per assistere ad una placida spruzzata d’acqua che, lungi dal dissetare un cavallo ormai allo stremo, darà solo un po’ di sollievo dalla calura estiva a chi si gode l’inverno su qualche spiaggia tropicale.

Fonte: Oltremedianews

Fabrizio Leone

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top