Una guerra globale del privato contro il "pubblico"Tribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Una guerra globale del privato contro il “pubblico”

Una guerra globale del privato contro il “pubblico”

Con il 1989 e la fine del “socialismo reale” gli opinion leaders hanno potuto perorare come mai prima la causa del “privato”, che negli anni successivi è diventato progressivamente sinonimo di “efficienza” al contrario del pubblico che, nel dibattito politico, è diventato sinonimo di corruzione, elefantismo e inefficienza. Questo è anche il motivo per cui, senza rivalutare il settore pubblico e l’intervento pubblico, non si uscirà mai dalla “crisi”. 

Ormai lo hanno deciso: il privato è meglio del pubblico. Anni e anni di propaganda hanno ottenuto risultati mirabili in questo senso facendo passare il concetto che “pubblico” sia anche sinonimo di inefficienza e corruzione al contrario del “privato”, che viene invece percepito come efficace e utile. Non solo, il “privato” nel mondo nato dalle ceneri della dissoluzione dell’Urss è diventato secondo opinion leaders di vario genere una sorta di metafora della libertà da contrapporre al “moloch” del pubblico visto come oppressione e repressione della libertà di un popolo.  Tale visione, oltre a essere del tutto mendace, è anche figlia di una vera e propria propaganda volta a demonizzare il concetto stesso di Stato, che deve essere ora percepito come sinonimo di oppressione. Si tratta di una visione mutuata dal concetto di Stato fatto proprio dalla destra americana e non solo, che vorrebbero lo Stato rimpicciolirsi fino a scomparire in quanto emblema della tirannia contro i cittadini. In Europa però è stato proprio grazie allo Stato e al suo ruolo che si è assistito a un vero e proprio boom nel secondo Dopoguerra, e soprattutto è stato lo Stato in Europa a costruire il welfare State, ovvero quel sistema di assistenzialismo statale che ha fatto diventare il Vecchio Continente un autentico modello. Chiaramente chi ha tutto l’interesse a distruggere il ruolo dello Stato nell’economia sono i potentati economici e commerciali privati, le multinazionali, quelle che hanno tratto più vantaggio dalla globalizzazione al punto che oggi, in pieno 2015, il tema dei mercati e degli speculatori che dominano gli Stati e la politica è all’ordine del giorno. Oggi i governi si trovano in crisi, incapaci di governare una crisi che li ha travolti e che non riescono a risolvere in quanto le leggi dell’economia ormai non dipendono più dai singoli governi ma da leggi economiche globali e, appunto, incontrollabili. Ma tutto questo non è accaduto per caso, è appunto il risultato della liquefazione del ruolo dello Stato e del pubblico a favore del mito della libertà del privato, una vera e propria ideologia, quella del neoliberismo. E gli ideologi hanno fatto bene il loro lavoro dal momento che il concetto di “Stato” viene percepito dal 90% dei cittadini come negativo, un vero e proprio corto circuito dal momento che lo Stato rappresenta l’unico strumento nelle mani delle masse popolari per controllare quegli stessi potentati che impongono le loro leggi di profitto indirettamente. Ma si potrebbe anche andare oltre collegando questo discorso a quello geopolitico. In questo modo potreste notare che tutti quei paesi che, ostinatamente, non vogliono ammainare la bandiera della preminenza dello Stato e del pubblico sul privato vengono giocoforza identificati dal mainstream (che dallo Stato non è più controllato) come degli “stati canaglia”. Tutti i paesi dove lo Stato mantiene una preminenza vengono etichettati come “dittature”, viceversa i paesi che accettano le regole economiche globali e lo strapotere del privato e della finanza diventano paesi “democratici”. Eppure, esattamente come il New Deal di Roosvelt dopo la crisi del ’29, senza un recupero del ruolo di iniziativa economica e imprenditoriale dello Stato ci sembra assolutamente impossibile uscire dalla crisi in quanto i privati continueranno a occuparsi solo ed esclusivamente del loro profitto. La dignità, i diritti, il progresso e il benessere comune non producono utili ai privati, indi i privati continueranno a fare unicamente i propri interessi, e fin quando lo Stato verrà privato della capacità di limitarli, ecco che la situazione per i lavoratori peggiorerà piuttosto che migliorare. Non a caso la vera lotta sembra proprio essere quella destinata a restringere sempre di più i campi di pertinenza del pubblico a favore del privato, e basta guardare agli ultimi vent’anni per verificare come, con il restringimento del pubblico, si siano ristretti anche i diritti dei cittadini, mentre d’altro canto i conti in banca dei privati siano andati alle stelle.

Gb

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