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domenica , 22 gennaio 2017
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Una pioggia di mercenari sulla Siria

Una pioggia di mercenari sulla Siria

Sono migliaia i mercenari che agiscono in Siria dall’inizio del conflitto interno nel gennaio 2011. Sin dalle proteste che scatenarono un’aperta ingerenza straniera nella nazione araba, il governo del presidente Bashar Al-Assad ha reiteratamente denunciato la presenza di elementi terroristici nel paese. Queste denunce non sono state presentate unicamente ai mezzi di comunicazione, ma molte di quelle prove “dormono” sulle scrivanie dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU).

Il rapporto “La presenza di mercenari in Siria. Realtà e conseguenze”, diffuso ieri dall’ambasciata siriana in Venezuela, offre un quadro completo della metodologia che Stati uniti, potenze europee, Turchia e monarchie del Golfo persico utilizzano in Siria con l’obiettivo di abbattere il governo. Attentati terroristici, assassini a sangue freddo della popolazione e combattimenti permanenti con le forze armate, sono gli strumenti di destabilizzazione utilizzati in questa regione del Medio oriente.

Benché dall’inizio del conflitto, Stati uniti e alleati – con il consenso della direzione delle Nazioni unite -, abbiano applicato un’infinità di sanzioni contro la Siria, fino ad ora non hanno manifestato alcuna contrarietà all’ingresso di mercenari nel paese. Al contrario, Washington celebra anche adesso l’invio del suo “aiuto non letale” all’opposizione armata.

Cifre mercenarie

Nel rapporto pubblicato dall’ambasciata siriana a Caracas, sono citate le cifre diffuse dall’organizzazione statunitense International action center (IAC). In questo lavoro viene indicato come dal 1º aprile 2011 fino al 31 dicembre 2013, la IAC abbia registrato l’attività di 248mila membri di organizzazioni armate irregolari che hanno combattuto contro l’esercito siriano. Di questi, 58mila sono morti e 82mila hanno abbandonato il paese, 12mila sono irreperibili e 96mila si sono uniti a gruppi terroristici come quelli del Fronte Al Nusra – legato ad Al Qaeda – e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. La IAC segnala inoltre che nel 2013 si trovavano in Siria un totale di 143mila mercenari, la cifra maggiore da quando è cominciato il conflitto.

Secondo IAC, i mercenari appartengono a 87 nazionalità e ben 12.760 sono statunitensi ed europei. L’Arabia saudita è il paese che invia più stranieri a combattere in Siria, con un totale di 19.700, di cui quattromila sono caduti in battaglia contro l’esercito siriano.

Il rapporto IAC ha anche segnalato l’allarmante utilizzo di donne per il cosiddetto “jihad sessuale”. Nello studio si spiega che la Tunisia è il primo paese ad inviare le donne a questo scopo, definito di “divertimento dei mercenari maschi”. In totale, sono 96 le donne trasferitesi da Tunisi, e di queste 18 sono state uccise. Sul totale degli stranieri in Siria, l’istituto nordamericano ha rivelato che circa duemila sono tornati nei loro rispettivi paesi.

Riferendosi al finanziamento dei gruppi mercenari, IAC ha spiegato che il denaro fornito dai paesi del Golfo persico, ad eccezione dell’Oman, supera “la cifra di 34 miliardi di dollari, di cui il Qatar ha contribuito con circa 13 miliardi (e) l’Arabia saudita con circa 11 miliardi”.

Rispetto alla partecipazione della Turchia alla guerra di aggressione contro la Siria, viene osservato che l’esercito di quel paese “ha perduto” più di 247 fra “soldati e ufficiali nei combattimenti a fianco degli (stranieri) armati, malgrado il governo turco non abbia fatto chiarezza su questo punto” e abbia accusato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) per i caduti in combattimento.

Una delle conseguenze meno conosciute dell’ingerenza contro la Siria è denunciata dal responsabile del centro forense dell’Università di Damasco, il dottor Hussein Noufal, che, come riportato dall’IAC, ha documentato “18mila casi di furto di organi (la maggior parte di bambini), da parte delle bande (armate) turche”.

In un’altra indagine – pubblicata su www.disqus.com/Fryzia e contenuta in “Le presenza di mercenari in Siria…”-, viene indicato che, tra gli altri, sono presenti 450 mercenari francesi, 668 tedeschi, 750 russi, 1.200 afgani, 1.900 pachistani e 5.000 palestinesi.

Il pericolo per l’Europa

Nel rapporto inoltre si segnala il pericolo rappresentato dall’ingresso dei mercenari in Europa. Secondo l’ambasciata siriana in Venezuela, esiste un crescente “timore che questi terroristi agiscano nei loro rispettivi paesi in modo violento e pericoloso”. Questi fatti, uniti alla cosiddetta Primavera araba, hanno permesso l’aumento delle “correnti islamiste come i salafiti e gli jihadisti”.

Lo stesso Servizio informazioni federale (BND), il servizio informazioni esterne della Germania, viene ricordato nella relazione, ha notato “che il flusso di combattenti dal paese verso l’Afghanistan e il Pakistan è diminuito molto per la pressione militare sugli estremisti, mentre si è registrata una mobilitazione maggiore di combattenti verso la Siria senza ostacoli lungo il tragitto di viaggio e con facilità di aggregazione ai gruppi armati”. Il responsabile dell’intelligenza tedesca, Gerhard Schindler, lo ha confermato rivelando che “l’influenza dei combattenti di Al Qaeda tra le file dei gruppi estremisti in Siria si sta estendendo”.

L’aggancio

L’ingresso della maggior parte dei mercenari in Siria avviene attraverso la frontiera settentrionale con la Turchia. In quella zona possono entrare armi, attrezzature per la comunicazione, uniformi e giubbotti.

Nella relazione si spiega nel dettaglio come effettuare “l’aggancio” di mercenari in Europa, che vengono poi trasportati in territorio siriano. Esistono “reti di reclutamento” legate ad Al Qaeda e altre organizzazioni estremiste che chiamano i combattenti stranieri. Anche il reclutamento si effettua attraverso “associazioni ed organizzazioni islamiche attive che lavorano all’interno dei vari paesi europei” dietro una facciata religiosa. Un’altra forma è la convocazione mediante le reti sociali.

“La realtà dice che i paesi europei hanno fallito nelle loro politiche di inclusione sociale per gli emigranti provenienti dai paesi islamici – spiega la relazione -, e che l’islamofobia è cresciuta molto ultimamente, incoraggiando queste comunità straniere a aderire alle organizzazioni estremiste come reazione alla condizione di isolamento ed esclusione nella quale vivono”.

Nonostante le cifre in molte occasioni si mostrino fredde e distanti, è il caso di ricordare che più di 100mila persone sono morte in Siria, molte delle quali per le mani dei gruppi mercenari e terroristici. Ogni giorno che passa, le prove dell’ingerenza contro la nazione araba si accumulano. Nel frattempo, Washington ed i suoi alleati osservano da lontano la distruzione altrui, promettendo un’infinità di risorse per un corretto “aiuto non letale” all’opposizione armata.

Leandro Albani | resumenlatinoamericano.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 

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